“LIBERO”: CON L’ANNUNCIO UFFICIALE DI UN PROGRAMMA CHE NON VERRÀ REALIZZATO (L’IVA E L’IMU), CHE CI FA BERLUSCONI ANCORA AL GOVERNO?

Franco Bechis per "Libero"

A quindici giorni dal previsto aumento dell'aliquota ordinaria Iva dal 21 al 22% il governo di Enrico Letta non ha la minima idea di cosa fare per evitarlo. E al momento non ha trovato i fondi nemmeno per eliminare l'Imu sulla prima casa. Dopo tante parole fumose e promesse in libertà, ieri il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha raggelato il Senato per lo meno con una certa chiarezza.

«È chiaro», ha sostenuto il ministro riferendosi all'Imu sulla prima casa, «che si tratta, anche in questo caso, di un'imposta che, se dovesse essere eliminata definitivamente, comporterebbe un onere di finanziamento dell'ordine di quattro miliardi di euro all'anno, cifra che, se si aggiunge ai quattro miliardi di cui si parlava poc'anzi per quanto riguarda l'Iva, fa ipotizzare la necessità di interventi di tipo compensativo di estrema severità, che al momento attuale non sono rinvenibili».

Non sono «rinvenibili» dunque gli 8 miliardi che servono dal 2014 in poi ogni anno per fare restare l'Iva al 21% e abrogare l'Imu sulla prima casa. Nel 2013 ne servono un po' meno: 6 miliardi, perché l'Iva è contabilizzata solo per il secondo semestre dell'anno. E al momento anche questi fondi non ci sono. Saccomanni ha ipotizzato un possibile rinvio dell'Iva di qualche mese (a settembre-ottobre), per dare tempo di trovare le coperture necessarie. Ma sul punto è stato assai confuso.

Più chiaro ieri sera a Porta a Porta il suo collega di governo Flavio Zanonato, ministro dello sviluppo economico: «Fra 16 giorni senza che il governo faccia nulla», ha detto, «noi avremo l'Iva aumentata di un punto. Lo ho già detto nella mia assemblea più difficile, quella della Confcommercio, e lo ridico ora. In questo momento soldi per evitare l'aumento dell'Iva nel bilancio dello Stato non ci sono».

Saccomanni ha anche trovato la ragione di questo incredibile passo indietro dell'esecutivo sui due punti economici fondamentali del programma: «Rispetto a qualche settimana fa», ha spiegato, «la situazione in cui ci troviamo a gestire la politica economica e fiscale mostra dei segni non precisamente incoraggianti. Come è stato già ricordato, i dati riguardanti il primo trimestre dell'anno mostrano un quadro peggiore».

Peggio ancora: «Un altro importante fattore», ha detto, «è rappresentato dal fatto che, purtroppo, in queste ultime settimane, per motivi del tutto estranei alla situazione economica italiana, tensioni si sono riprodotte sui mercati finanziari; sono essenzialmente tensioni di origine americana e giapponese che riguardano il senso, l'intensità della politica monetaria che questi Paesi hanno in animo di intraprendere. Ciò comporta forti ripercussioni sui mercati che si aspettano un rialzo dei tassi d'interesse».

Insomma, in poche settimane sarebbe crollata con il governo che assisteva impotente, la situazione dei conti pubblici nazionali e in più sarebbe in arrivo una nuova tempesta sui mercati internazionali creando condizioni inattese per cui il programma di Letta non può più essere rispettato.

Non solo: l'Italia in questo momento ha ancora al collo le briglia dell'Unione europea, perché quella uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo festeggiata anzitempo dal premier, non è ancora formalizzata: dovrà essere approvata prima da un Ecofin e poi da un consiglio Ue a fine luglio.

Fino a quel momento non si può fare praticamente nulla. A meno di evitare l'Iva mettendo a copertura altre tasse sui cittadini, come ha fatto capire il ministro dell'Economia: «Siamo assolutamente consapevoli degli effetti negativi che un suo aumento può provocare in questo momento, anche se il reperimento di coperture alternative potrebbe essere non meno gravoso».

Se non c'è un euro per togliere l'Iva che costa 2 miliardi nel 2013, figurarsi per l'Imu sulla prima casa che vale 4 miliardi. Saccomanni ha sostenuto che in effetti l'Imu 2012 era stata prevista per 20 miliardi e 329 milioni. Ne sono stati incassati 23 miliardi e 792 milioni, quindi 3miliardi e 462 milioni in più.

Non ci sarebbe però tesoretto, perché quella somma è andata a coprire un calo generale delle entrate, visto che nel 2012 il reddito degli italiani si è ridotto del 2,4%. Renato Brunetta ha protestato con mitezza, ricordando (e ha ragione), che il dipartimento delle finanze aveva contabilizzato nel 2012 solo 22,5 miliardi di euro, lasciando a disposizione un tesoretto quindi di 1,3 miliardi di euro. Ma dopo le parole di Saccomanni il Pdl dovrebbe essere assai più in imbarazzo: con l'annuncio ufficiale di un programma che non verrà realizzato, c'è davvero da chiedersi che ci faccia ancora al governo.

 

Fabrizio SaccomanniTASSA SULLA CASA jpegENRICO LETTA FLAVIO ZANONATOENRICO LETTA TASSE BY BENNY PER LIBERO MARIO DRAGHI ED ENRICO LETTA FOTO INFOPHOTO

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…