serraj haftar giuseppe conte matteo salvini

DALLA LIBIA CON TERRORE – SALVINI FIRMA UNA DIRETTIVA PER IMPEDIRE ANCHE ALLE NAVI ITALIANE COME LA “MARE JONIO” DI SBARCARE, PERCHÉ C'E' IL RISCHIO CHE ARRIVINO "CENTINAIA DI TERRORISTI" – SUL CAMPO HAFTAR STA PERDENDO TERRENO, E LA FRANCIA È COSTRETTA A RIDIMENSIONARE IL SUO INTERVENTISMO A FAVORE DELL’UOMO FORTE DELLA CIRENAICA

''800MILA MIGRANTI PRONTI A INVADERE L'ITALIA''. AL SERRAJ MANDA IL SUO PIZZINO, ANZI PIZZONE AL GOVERNO CONTE, IN CASO DI VITTORIA DI HAFTAR

 

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/nbsp-39-39-800mila-migranti-pronti-invadere-201112.htm

 

luca casarini a bordo della mare jonio di mediterranea

1 – MIGRANTI, SALVINI: "ARRIVANO I TERRORISTI DALLA LIBIA, FERMATE LA MARE JONIO"

Alessandra Ziniti per www.repubblica.it

 

Adesso per il Viminale la preoccupazione che, approfittando del caos libico, possano arrivare in Italia "centinaia di terroristi islamici" è reale. E potrebbero arrivare fin dal prossimo soccorso eventualmente operato dalla Mare Jonio, la nave umanitaria della Ong italiana Mediterranea.

SALVINI MIGRANTI

 

È questa la motivazione con la quale, come anticipato oggi su Repubblica in edicola, il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha firmato una terza direttiva, ritagliata proprio sulla Mare Jonio, che getta i presupposti affinché le acque territoriali italiane possano essere chiuse persino ad una nave italiana.

 

nave mare jonio della ong mediterranea

Citando l'esempio della Francia che proprio per l'emergenza terrorismo ha chiesto di prorogare per altre sei mesi la chiusura delle frontiere con l'Italia, il Viminale firma quella che viene definita una intimazione alla Mare Jonio e dà espresso ordine ai comandanti delle forze di polizia, della Guardia costiera e della Marina "di vigilare affinché il comandante e la proprietà della Mare Jonio si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali in materia di coordinamento delle attività di soccorso in mare e di idoneità tecnica dei mezzi impiegati; rispettino le prerogative di coordinamento delle autorità straniere legittimamente titolate ai sensi della vigente normativa internazionale al coordinamento delle operazioni di soccorso in mare nelle proprie acque di responsabilità dicharate e non contestate dai paesi costieri limitrofi e non reiterino condotte in contrasto con la vigente normativa".

nave mare jonio della ong mediterranea al largo di lampedusa

 

Tradotto in altre parole la nuova direttiva stabilisce che se la nave dovesse operare un soccorso coordinato dall'autorità Sar competente in acque non italiane ( dunque presumibilmente i libici) non è in acque italiane che potrà entrare.

 

La replica di Mediterranea Saving Humans non si è fatta attendere: "La direttiva appare scritta come se il governo vivesse in un mondo parallelo. Nessun accenno alla guerra che infiamma la Libia e ai corrispondenti obblighi internazionali, o alle migliaia e migliaia di persone torturate negli ultimi anni in quel Paese, né a quelle annegate nel Mediterraneo centrale (in proporzione in numero sempre crescente, 2.100 nel solo 2018) in fondo al mare. Forse dovrebbero parlarsi tra ministeri: la ministra della Difesa italiana ha appena affermato infatti che 'con la guerra non avremmo migranti ma rifugiati e i rifugiati si accolgono'".

nave mare jonio della ong mediterranea 1

 

La direttiva del Viminale fa riferimento alla precedente operazione di soccorso condotta dalla mare Jonio un mese fa quando 47 migranti soccorsi in zona Sar libica furono condotti a Lampedusa. In quell'occasione una motovedetta della Guardia di finanza intimò l'alt alla Mare Jonio al limite delle acque territoriali ma il comandante si rifiutò di fermare le macchine e ottenne dalla Capitaneria un punto di fonda per ripararsi dal maltempo.

 

Quel comportameto, a detta del Viminale, avrebbe violato le normative internazionali che la direttiva ora richiama dando ordine alle autorità militari e di   polizia di "curarne l'esecuzione a partire da ogni possibile forma di notificazione ed intimazione agli interessasti".

 

2 – GLI SFORZI CONGIUNTI DI ONU E UNIONE EUROPEA NON SONO STATI SUFFICIENTI A FAR TACERE LE ARMI

Francesco Sforza per “la Stampa”

 

al serraj haftar giuseppe conte

«La deriva militare non è la soluzione: auspichiamo un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze della Lybian National Army». Il governo ufficiale libico chiedeva da tempo un linguaggio più assertivo da parte dell' Italia sulla necessità di un ritiro dell' uomo forte della Cirenaica Haftar, e il fatto che il premier Giuseppe Conte, ieri, al temine dell' incontro bilaterale con il vicepremier qatarino Mohammed Al Thani, sia stato molto esplicito, viene considerato a Tripoli un segnale molto positivo.

 

haftar serraj

Prova ne sia anche la soddisfazione di Misurata che, rivelano fonti locali, giudica «un passo avanti» la dichiarazione, perché «se Haftar non si ritira e torna a Bengasi nessun accordo è possibile».

 

Il ragionamento di Conte è diretto: «Si conferma in queste ore che chi pensava che un' opzione militare potesse favorire una soluzione alla stabilità della Libia viene smentito. Il dialogo politico si rivela ancora una volta l' unica opzione sostenibile».

 

La situazione sul terreno è in effetti ad altissimo rischio, l' ipotesi di una presa di Tripoli da parte del generale Haftar si fa di ora in ora più fragile, le sue milizie appaiono in preda a un forte scoordinamento, e - come spiegano fonti diplomatiche - il pericolo maggiore al momento è una guerra d' attrito rafforzata da interventi esterni. In particolare quelli dei Paesi arabi - dagli Emirati al Qatar, dall' Arabia Saudita alla Turchia - che sulla Libia stanno giocando una partita politica e ideologica.

 

MACRON SERRAJ HAFTAR

Ma a che punto siamo con il dialogo politico? L' interventismo francese appare ridimensionato rispetto a dieci giorni fa: attraverso la Germania si è riusciti infatti a riportare la Francia - al netto di diverse goffaggini interessata comunque a una Libia stabile e sicura - a una posizione più unitaria, che sarà ribadita oggi dall' Alto Rappresentante Federica Mogherini al Parlamento Europeo nel corso del dibattito sulla situazione libica. Il pressing tedesco si è manifestato anche nel corso di una telefonata tra la cancelliera Merkel e il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, grande sponsor di Haftar in chiave anti Fratellanza Musulmana, in cui Berlino ha auspicato che si torni «il più velocemente possibile» ai negoziati e al processo politico sotto l' egida dell' Onu.

MACRON HAFTAR

 

L' impressione, tuttavia - stando a quanto affermano osservatori autorevoli - è che gli sforzi dell' Unione Europea non possano, per quanto congiunti e incisivi, rivelarsi sufficienti a contenere lo scivolamento della Libia nel caos, soprattutto in presenza di un' oggettiva debolezza del premier riconosciuto dalla comunità internazionale al Sarraj, di una non salda posizione dell' inviato Onu Salamè (in bilico dopo la cancellazione del summit di Ghadames), e di una serie di ambiguità provenienti dal fronte russo. Il bandolo della matassa - spiegano - è adesso nelle mani degli Stati Uniti, e probabilmente solo un intervento diretto del presidente americano potrebbe cambiare il corso delle cose.

KHALIFA HAFTAR

 

Se la situazione continuerà ad essere così liquida e sfrangiata, i rischi maggiori sono sostanzialmente due: l' intensificarsi di episodi di terrorismo e la messa in crisi della produzione petrolifera, che nel corso di qualche settimana potrebbe passare da 1,2 milioni di barili al giorno a 6-700 mila, con conseguenze diffuse facilmente immaginabili.

 

mare jonio nave ong

Si capisce, in quest' ottica, l' urgenza rappresentata al presidente Conte dal vicepresidente Ahmed Maitig, il leader della Città-Stato Misurata che può sì vantare l' efficacia della controffensiva a guida dei suoi uomini ma che, al netto delle difficoltà militari di Haftar, è anche consapevole di come l' erede di Gheddafi abbia sia riuscito a coalizzare intorno a sé diversi gruppi che non erano uniti tra loro (tra cui i salafiti). Maitig, amico personale del qatarino al Thani, ringrazia Roma, ma è preoccupato per il futuro: fino a quando si riuscirà a contrastare Haftar se viene continuamente rifornito di armi dagli altri attori regionali?

mare jonio nave ongKHALIFA HAFTAR KHALIFA HAFTAR mare jonio nave ongLIBIA - MILIZIE DI HAFTARKHALIFA HAFTAR mare jonio nave ongmare jonio nave ong

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…