giovanni toti matteo renzi maria elena boschi

MA LA BOSCHI E RENZI NON SI PARLANO PIÙ? - MEB INTERVISTATA DALLA “STAMPA” AVVERTE: “CHI VUOLE DRAGHI AL COLLE PUNTA AL VOTO ANTICIPATO”. PECCATO CHE SUL “MESSAGGERO” APPAIA UN RETROSCENA SUL CENTRINO CHE STA ACCHITTANDO MATTEUCCIO CON TOTI, CON TANTO DI ACCORDO SULL’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. E L’IDENTIKIT È QUELLO DI MARIO DRAGHI…

maria elena boschi a natale 1

1 - "DA D'ALEMA FRASI INFELICI CHI VUOLE DRAGHI AL COLLE PUNTA AL VOTO ANTICIPATO"

Alessandro Di Matteo per "la Stampa"

 

Chi vuole eleggere Mario Draghi al Quirinale punta ad andare a elezioni a giugno, Maria Elena Boschi ne è convinta. «Meloni, Conte e Letta vogliono il voto». L'attuale premier sarebbe un «ottimo presidente», chiarisce, ma «andare a votare nel 2022 sarebbe un errore» e il governo senza Draghi «sarebbe meno forte».

 

Parte la convocazione dei grandi elettori per il Quirinale. I partiti però sembrano completamente impantanati, e non pare la solita pretattica. La situazione può sfuggire di mano?

«Chi ha esperienza di elezione per il Quirinale sa che i giochi si fanno nell'ultima settimana. Nei giorni precedenti l'elezione di Mattarella, il governo approvò l'abolizione dell'Imu, la storica riforma delle popolari, il "Jobs act". Non sprechiamo questo tempo».

maria elena boschi matteo renzi

 

Draghi ha detto che se la maggioranza si spacca sul Colle è difficile immaginare che poi il governo vada avanti. Siete ancora convinti che il presidente possa essere eletto da una maggioranza diversa?

«È la Costituzione che prescrive due quorum diversi. Fisiologico dunque che possano esservi maggioranze diverse. Ma l'auspicio di Draghi della più ampia condivisione è senz' altro da raccogliere».

mario draghi sergio mattarella

 

Tutti dicono che Draghi è una risorsa alla quale l'Italia non può rinunciare. Ma non si rischia di bruciarlo tenendolo a palazzo Chigi? Al massimo tra un anno si vota, che garanzie ci sono che dopo le elezioni resti a palazzo Chigi o venga eletto al Colle?

«Non appartengo al gruppo di chi vuole spiegare a Draghi che cosa deve fare da grande. Lo giudico un ottimo premier e sarebbe un ottimo presidente della Repubblica. Per eleggerlo, però, serve che il Parlamento abbia le idee chiare sul dopo.

 

boschi renzi

Andare a votare nel 2022 sarebbe un errore e un governo tecnico senza la credibilità di Draghi sarebbe meno forte. Dunque vediamo cosa costruirà la politica».

 

La sensazione è che buona parte della politica voglia liberarsi della "tutela" dell'ex presidente della Bce

«No. La sensazione è che molti vorrebbero correre alle urne: la Meloni, Conte, Letta vogliono il voto. Loro manderebbero Draghi al Colle solo per andare a votare a giugno di quest' anno».

 

Conferma che non voterete Berlusconi per il Colle?

«Noi di Italia Viva non abbiamo fatto nomi, non iniziamo a farlo adesso».

berlusconi renzi

 

Ma pensate che Berlusconi faccia sul serio o vi aspettate che all'ultimo momento provi a fare il king-maker?

«Sinceramente non sono nella testa di Berlusconi, ma comunque a fine gennaio avremo il nuovo presidente. Anche su Mattarella sembrava impossibile la chiusura, oggi sono tutti d'accordo nel dire che sia stato un ottimo presidente».

 

Talmente ottimo che i senatori M5s hanno rotto il tabù e chiedono il bis di Mattarella. Che ne pensa?

MARIA ELENA BOSCHI E MATTEO RENZI

«Direi che è un bel cambiamento, visto che nel 2018 erano quelli che chiedevano l'impeachment di Mattarella. Oggi ne chiedono la rielezione. Ma non è la prima giravolta che fanno.

 

È anche la conferma che Conte non controlla in nessun modo i suoi gruppi parlamentari, visto che sono giorni che propone una donna al Colle. Noi Mattarella lo abbiamo indicato e votato nel 2015, ma mi pare che il presidente abbia escluso in modo netto un suo secondo mandato».

 

Di certo su Berlusconi non è possibile nessuna larga intesa, il Pd non ci sta. Il centrodestra dovrebbe fare chiarezza su questo?

«Il centrodestra ha nel 2022 più grandi elettori di quanti ne avesse Renzi nel 2015. Noi riuscimmo ad essere decisivi, cosa che non riuscì a Bersani nel 2013 pur avendo gli stessi numeri. Salvini e Meloni hanno i numeri. Vedremo se avranno le capacità o finiranno come Bersani».

 

giovanni toti matteo renzi

D'Alema vi ha definiti una «malattia». Questo chiude definitivamente la possibilità di un'alleanza tra voi e il centrosinistra alle prossime elezioni?

«Per D'Alema aver fatto le unioni civili, un milione di posti di lavoro, industria 4.0, portato il Pd a governare 17 Regioni e prendere il 40% è una malattia. Questa sua frase - infelice verso chi soffre perché malato sul serio - può essere un'opportunità per il Pd per capire se vogliono essere la casa dei riformisti o un club di massimalisti.

 

Si può stare con la piazza di Landini e pensare di rappresentare i riformisti? D'Alema va ringraziato. La sua consueta arroganza ha posto un tema vero: quale spazio per i riformisti nel Pd? E dalla risposta a questa domanda dipenderà anche il nostro sistema di alleanze. Intanto sono felice: tutte le volte che D'Alema ci insulta mi ricordo perché abbiamo fatto bene a creare Iv».

 

LA VIDEOCHIAMATA ZOOM DI FINE ANNO DI ARTICOLO 1

 

2 - IL CENTRO DI RENZI & TOTI PIANO PER DRAGHI AL COLLE

Mario Ajello per "il Messaggero"

 

C'è un documento che gira di mano in mano tra i maggiorenti, pochi e di alto livello, dei centristi di Coraggio Italia e di Italia Viva, i due gruppi che hanno deciso - frequenti le vicendevoli telefonate tra i leader, Toti e Renzi - di unirsi per giocare da protagonisti la partita del Quirinale.

ENRICO LETTA MASSIMO DALEMA

 

In questo testo, che se verrà condiviso rappresenterà il punto d'inizio per questo agglomerato né di destra né di sinistra, si traccia un percorso possibile per l'elezione del presidente della Repubblica e l'identikit per la figura da mandare sul Colle è quello di Mario Draghi. Ma con due condizioni incorporate, ed essenziali per gli 80 grandi elettori della nascente area di centro.

 

La prima è che il nuovo presidente non sciolga le Camere - e Draghi già ha fatto capire che è l'unico in grado di non scioglierle - e la seconda è che sia garantita la creazione di una nuova legge elettorale di tipo proporzionale, la sola adatta a far esistere una forza mediana che può contare e che, nelle previsioni o nelle speranze di Renzi, può raggiungere almeno il 10 per cento.

 

renzi toti

Insomma l'accordo Renzi-Toti è fatto e la fisionomia di Draghi al Quirinale, o comunque di un nome condiviso per quell'alta carica, è parte fondamentale dell'operazione. Che anticiperebbe, sul nome di Draghi, le mosse del Pd che lettianamente è sempre più orientato a sostenere il trasloco del premier al Colle.

 

C'è chi assicura tra i centristi che già ci sarebbero stati, a proposito di questa operazione, contatti con Draghi: ma questa è solo una voce e di voci anche incontrollate in una fase così confusa e magmatica ne girano tante.

mattarella draghi

 

Di sicuro, il pacchetto di proposte dei centristi - loro dicono di poter arrivare a 100 parlamentari - contiene oltre al no al voto anticipato e il sì proporzionale anche la garanzia che possa esserci un governo fotocopia di quello draghiano, e basato naturalmente sull'Agenda Draghi, che porti il Paese fino alle elezioni del 2023.

 

La road map, di cui il documento che circola tra i centristi è un tassello, prevede un percorso a tappe. Creare a partire dall'elezione per il Colle un vero Centro che potrebbe chiamarsi Nuova Italia o Italia Nuova o qualcosa di simile e che comunque avrà un nome nuovo per un soggetto nuovo.

 

romano prodi dario franceschini massimo dalema pierluigi bersani

Che potrebbe includere svariati ex renziani rimasti nel Pd, sia quelli timorosi che il ritorno di D'Alema, Bersani, Speranza e compagni nel partito dem lo sposterà ancora più a sinistra, sia quelli che uniscono a questa paura quella ben più consistente di non venire ricandidati da Letta al prossimo giro dove oltretutto i seggi saranno di meno, il segretario un po' di collegi sicuri li dovrà concedere ai rientranti da Articolo 1 e in più ha il bisogno e il piacere di salvare alcuni della corrente ex renzista di Base Riformista (con cui ormai ha siglato abbondantemente la pace) ma molti altri li mollerà. Infatti si sono intensificati in questi giorni di vacanza i messaggini tra dem ancora molto affezionati a Matteo (tra questi non c'è affatto solo Marcucci) e il loro ex leader rimasto nel cuore di alcuni.

 

IL MAI DIRE MAI

Il Centro Renzi-Toti è dunque anche un'opa ostile sul Pd, oltre che sui berlusconiani. E uno dei big di Coraggio Italia, Osvaldo Napoli, osserva: «Renzi ormai ha rotto gli indugi. Si è staccato dalla sinistra. Chi può mai immaginarlo su un palco insieme a Letta e a Conte, ai quali si aggiungerà presto D'Alema magari col pugno chiuso?».

 

draghi renzi

Il progetto prevede la convergenza su Draghi per il Colle (senza escludere altre possibilità), poi una sorta di federazione centrista e, infine, alla vigilia del voto del 2023, la presentazione del soggetto elettorale. Intanto chi ha sentito Salvini nelle ultime ore assicura che l'operazione dei centristi su Draghi in qualche modo lo riguarda. Tutto sarebbe nato dal suo lungo colloquio con Renzi (di notte al Senato durante il voto di fiducia sul bilancio) quando i due Mattei sembravano convincersi a vicenda. L'opzione Draghi da Salvini non è stata mai scartata. E c'è chi giura che ne abbia parlato con Berlusconi come inevitabile piano B.

dalema bersani

Ultimi Dagoreport

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)