emmanuel macron in mali 1

MACRON HA FATTO MALI, ANZI MALISSIMO - IL FIASCO DEL SAHEL E LA FUGA DEI SOLDATI FRANCESI DAL PAESE AFRICANO È STATO UN FLOP QUANTO L'AFGHANISTAN PER BIDEN, SOLO CHE ORA RISCHIA DI COINVOLGERE ANCHE L'ITALIA: IL PERICOLO PER IL NOSTRO PAESE SONO PIÙ SBARCHI E TERRORISMO - PARIGI, NONOSTANTE UN CONTINGENTE DI OLTRE 2.600 UOMINI, NON HA SAPUTO BLOCCARE DUE COLPI DI STATO SUCCESSIVI E LA CADUTA DI BAMAKO NELLE MANI DEI MILITARI...

Gian Micalessin per "il Giornale"

 

mali truppe francesi

Il fiasco del Sahel e la fuga della Francia dal Mali passeranno alla storia come l'Afghanistan di Emmanuel Macron. Ma Joe Biden poteva rinfacciare a Donald Trump l'errore di aver trattato con i talebani. Il presidente francese, invece, ha fatto tutto da solo.

 

emmanuel macron in mali 2

Gli insuccessi militari e le tensioni con il governo di Bamako sono all'origine del ritiro dal Mali di 2600 soldati francesi annunciato mercoledì sera. Un ritiro che coinvolge anche la Task Force Takuba, la missione militare europea avviata solo un anno fa per sopperire alle difficoltà francesi e costretta ora a seguire il ridispiegamento in Niger dei 2600 soldati di Parigi sfrattati dalle basi maliane di Gossi, Menaka e Gao.

 

LE TRUPPE FRANCESI PARTONO PER IL MALI

Un ritiro annunciato nella cornice unitaria, e apparentemente consenziente, garantita a Macron da Mario Draghi e altri leader europei convocati a Parigi mercoledì sera per presenziare all'annuncio.

 

Ma è evidente che le responsabilità della fuga dal Mali spettano soltanto ad una Francia incapace d'impedire il riaffermarsi dell'egemonia jihadista nelle regioni settentrionali del paese.

 

AEREI FRANCESI BOMBARDANO I JIHADISTI IN MALI

Una Francia che nonostante un contingente di oltre 2600 uomini non ha saputo bloccare due colpi di stato successivi e la caduta di Bamako nelle mani dei militari. E, tantomeno, ad impedire l'arrivo di 800 mercenari russi del gruppo Wagner pronti a rimpiazzare i soldati francesi.

 

soldati francesi in mali 1

Ma l'aspetto più surreale è il forzato ritiro di un contingente europeo arrivato nel Mali per affiancare una Francia ormai incapace di sostenere la pressione delle milizie di Al Qaida e dell'Isis pronte ad avanzare dal Sahel alle coste del Mediterraneo.

 

soldati francesi in mali 2

L'Italia, tra l'altro, aveva risposto all'appello francese mettendo a disposizione duecento incursori delle Forze Speciali e otto elicotteri per un costo stimato di quasi 50 milioni di euro l'anno.

 

Una generosità non proprio obbligata visto che nel 2017 Macron aveva fatto il possibile per ostacolare una nostra missione in Niger. Per non parlare della diffidenza con cui la Francia ha accolto le trattative con cui l'Ong italiana Ara Pacis ha formalizzato, ai primi di febbraio, un accordo di riconciliazione tra alcuni gruppi islamisti del nord del Mali e il governo di Bamako.

 

mali 3

Il rifiuto di qualsiasi negoziato con i gruppi coinvolti nell'insurrezione islamista, richiesto da molti governi dal Sahel è, tra l'altro, una delle ragioni che complicato la presenza francese. Una posizione spiegabile con l'orgoglio di un Eliseo convinto di poter resuscitare l'antica grandeur, ma che mal si sposa con la voglia di ritiro di un Macron preoccupato, in vista delle presidenziali, da nuove possibili perdite su un fronte dove già conta 53 caduti.

 

mali 2

Intransigenze e contraddizioni che sono anche all'origine dello scontro con le autorità del Mali. Uno scontro venuto alla luce lo scorso giugno quando Parigi scaricò sul governo di Bamako le responsabilità per gli insuccessi inanellati nel nord del Paese. «Garantire la sicurezza in zone già a pezzi diventa impossibile se gli stati - disse Macron - non si assumono le proprie responsabilità».

 

mali 1

Parole seguite a settembre dal durissimo intervento alle Nazioni Unite del premier maliano Choguel Kokalla Maiga pronto rinfacciare a Macron di aver abbandonato il «suo paese a metà del volo».

 

emmanuel macron in mali 1

Uno scontro verbale diventato rottura definitiva a fine gennaio quando il ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian definisce «illegittima» la giunta del Mali e l'accusa di aver aperto le porte ai mercenari russi pronti a «depredare» il Paese.

 

Parole che innescano a fine gennaio l'espulsione dell'ambasciatore francese costringendo Parigi al ritiro. Ma il fiasco di Macron, oltre a segnare la fine dell'influenza francese nell'Africa Occidentale, rischia anche di rendere ancor più incontrollabili i flussi migratori e avvicinare la minaccia terroristica all'Italia e all'Europa.

Ultimi Dagoreport

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…