luigi di maio

DI MAIO IN PEGGIO – IL VOTO IN EMILIA ROMAGNA POTREBBE ESSERE LA PIETRA TOMBALE SULLA CARRIERA POLITICA DI LUIGINO. L' UNICA POSSIBILITÀ CHE HA DI SOPRAVVIVERE È CHE IL PD SUBISCA UNA BATOSTA TALE DA RENDERE ININFLUENTI I POCHI VOTI SOTTRATTI DAL MOVIMENTO. ALTRIMENTI IN MOLTI SONO PRONTI AD ANDARE A ELEZIONI UNITI CON I DEM – IL “NEW YORK TIMES”: "DICE DI ESSERE STANCO DELLE PUGNALATE, MA È L’ITALIA CHE SEMBRA ESSERSI STANCATA DEL MOVIMENTO 5 STELLE”

1 – M5S, RESA DEI CONTI DOPO IL VOTO IN EMILIA "SE CADE IL GOVERNO ALLE ELEZIONI COL PD"

Federico Capurso per “la Stampa”

 

zingaretti di maio

In Emilia Romagna i giallorossi si giocano il governo, Nicola Zingaretti la sua leadership, Matteo Salvini la possibilità di andare a palazzo Chigi. Sembra che il Movimento 5 stelle, invece, abbia messo la testa sotto la sabbia. Rassegnato - per ammissione del suo stesso candidato governatore, Simone Benini - a non andare oltre l' elezione di un paio di «sentinelle» in consiglio regionale. Tanto da far uscire allo scoperto persino alcuni suoi eletti, come l' ex consigliera regionale Raffaella Sensoli, che invitano al voto disgiunto: croce sulla lista del Movimento, ma anche sul candidato del Pd Stefano Bonaccini.  In barba alle direttive di partito. Eppure, dietro il frastuono dello scontro tra Lega e Pd, Luigi Di Maio sa che i risultati del voto del 26 gennaio, per lui, saranno decisivi. In palio, infatti, c' è un suo futuro ruolo di vertice nel partito.

LUIGI DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO - PIETRO DETTORI

 

(…) Ogni voto degli emiliano romagnoli peserà come un macigno sulla strategia della "terza via" che tiene i Cinque stelle lontani da un' alleanza con le forze di centrosinistra e di cui Di Maio è il più forte sostenitore.

 

stefano bonaccini

I ragionamenti che in queste ore si fanno ai piani alti del partito grillino, nell' eventualità di una sconfitta di Bonaccini, non offrono vie d' uscita indolori. Se il Pd perderà, ma i voti del Movimento avrebbero potuto farlo vincere, sarà complicato tenere in piedi il governo. Di Maio rischierebbe un linciaggio da parte dei suoi parlamentari e, in vista, di una campagna elettorale, sarebbe impossibile sostenere ancora la possibilità di rimanere in campo neutrale, né con gli uni né con gli altri.

 

bonaccini casadei

Se a causa dell' Emilia Romagna si andrà a elezioni in primavera, allora «sarà il momento di darci una spinta decisa verso il Pd e, soprattutto, di recidere i legami con Casaleggio». A dirlo è un membro di governo dei Cinque stelle, che imputa a Di Maio e a Casaleggio la decisione di passare da un voto su Rousseau per decidere se presentarsi o meno in Emilia Romagna, nonostante lo stato maggiore grillino fosse tutto contrario. E dunque a loro, per primi, verrebbero imputate le responsabilità della sconfitta.

FOTOMONTAGGIO – LUIGI DI MAIO NICOLA ZINGARETTI

 

(…) L' unica possibilità che ha Di Maio di sopravvivere, in caso di sconfitta, è che il Pd subisca una batosta tale da rendere ininfluenti i pochi voti sottratti dal Movimento. Ma alla Camera, tra i Cinque stelle, c' è anche chi fa notare che se il Pd vincesse in Emilia Romagna, ci sarebbe solo da rammaricarsi: il Movimento avrebbe potuto far eleggere qualcosa di più di uno o due consiglieri regionali.

 

 

2 – ALCUNI ESTRATTI DELL’ARTICOLO DI JASON HOROWITZ  (“NEW YORK TIMES”) SULLA CRISI DEL MOVIMENTO 5 STELLE (https://www.nytimes.com/2020/01/18/world/europe/italy-five-star.html)

 

lucia borgonzoni matteo salvini

Nei sondaggi stanno precipitando. I suoi parlamentari stanno disertando e i suoi leader si lamentano delle pugnalate alla schiena, mentre gli elettori fuggono a sinistra e a destra. Eppure è è il partito che gestisce il governo italiano. Il Movimento cinque stelle, il partito anti-istituzione nato su Internet che avrebbe dovuto rivoluzionare la politica italiana, sembra sempre più sul punto di crollare, appena due anni dopo aver vinto le elezioni. Con l'economia italiana sostanzialmente bloccata e il suo potere in declino, la disfunzione e la crisi d'identità del partito potrebbero non solo far cadere il governo ma trascinarlo con sé.

Nicola Zingaretti Luigi Di Maio Giuseppe Conte

 

(…) Le ribellioni stanno scoppiando dappertutto. A dicembre, i membri del Parlamento si sono rifiutati di versare le quote in un fondo del partito, spingendo il Movimento a minacciare più espulsioni. Un paio di giorni dopo, Davide Casaleggio, figlio del co-fondatore, si è difeso dalle accuse di aver usato la piattaforma digitale del partito, su cui sono espressi i voti interni, per profitto personale. I critici hanno da tempo formulato questo tipo di accuse, ma ora anche alcuni membri del gruppo stanno sollevando preoccupazioni. I cinque stelle hanno convocato un’assemblea generale a marzo per trovare una soluzione ai suoi problemi, alcuni dei quali sono stati sollevati in un "manifesto" diffuso questo mese tra i membri del partito. ("Primo problema, direzione politica".) Ma nella lettera si esprime anche preoccupazione per il carico di lavoro di Luigi Di Maio, capo politico del Movimento e ministro degli Esteri italiano.

 

LUIGI DI MAIO PING PONGPER DI MAIO IL PRESIDENTE CINESE SI CHIAMA PING

(…)Di Maio, precedentemente noto per aver prestato sostegno ai gilet gialli e per gaffe come aver chiamato Xi Jinping "presidente Ping" e il segretario di stato Mike Pompeo "segretario Ross", si trova in una posizione difficile. Lui e il suo governo devono avere una politica chiara sulla guerra civile libica, poiché gli interessi dell'Italia nella zona sono in costante mutamento. I commenti non sono stati gentili. "Flop diplomatico", è stata la lettura dei giornali. L'attenzione di Di Maio è stata spesso più concentrata sulla politica interna, in particolare su quelle che ha chiamato pugnalate alle spalle. "Sono un po ' stanco delle pugnalate, ma non sono stanco del movimento" Di Maio ha detto nel programma del martedì sera. "Quindi chiunque spera che mi stancherò del movimento ha fatto un errore."

 

Ma è l’Italia che sembra essersi stancata del Movimento 5 stelle.

 

 

 

2 – I TORMENTI DI DI MAIO (CHE RESTA TESORIERE M5S)

Domenico Di Sanzo per “il Giornale”

 

NICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO BY CARLI

«Un comitato». Collegiale, aperto alle diverse sensibilità presenti nel M5s. Come anticipato dal Giornale giovedì scorso, il capo politico Luigi Di Maio starebbe pensando a un futuro plurale per la leadership grillina. Un direttorio che lo aiuti nella gestione del Movimento. Perché l' abdicazione resta sempre l' extrema ratio e la mediazione è ancora la prima scelta. Nonostante continuino a girare le voci, in alcuni settori dei Cinque stelle, di un Di Maio tentato dalle dimissioni, la soluzione di un organismo collegiale, come una «camera di compensazione» di tutti i contrasti e tutte le faide, ieri è stata suggerita anche da un retroscena di Repubblica. Secondo cui il ministro degli Esteri avrebbe nella testa «una nuova cosa». Da lanciare in concomitanza con gli Stati generali, in programma dal 13 al 15 marzo a Torino.

LUIGI DI MAIO INCONTRA BEPPE GRILLO A ROMA 2

 

La proposta, nelle intenzioni di Di Maio, dovrebbe servire a disinnescare gli animi bellicosi di un gruppo di parlamentari pronti a presentare un documento, una vera e propria mozione congressuale, con l' obiettivo ormai dichiarato di sostituire il capo politico e arginare l' influenza dell' Associazione Rousseau di Davide Casaleggio. In quei giorni a cavallo dell' inizio della primavera si deciderà la fisionomia del Movimento del futuro.

 

luigi di maio davide casaleggio

E la speranza del capo politico è che per rimanere in sella possa bastare l' istituzione di una «commissione ristretta» rappresentativa delle correnti di un partito che è nato come un monolite, ma dalla struttura liquida, per poi diventare un disordinato corpaccione con un' impalcatura che via via si sta facendo più robusta. Già ci sono i «facilitatori» nazionali, si sta definendo la squadra dei vari «facilitatori» regionali, però «quel tipo di organizzazione non è bastato a placare le rivolte», riflettono gli uomini vicini al leader.

 

di maio e toninelli davanti all air force renzi

Rimane da comporre la rosa dei nomi. Tra le donne sono gettonate le ipotesi Chiara Appendino e Paola Taverna, meno quotate Virginia Raggi e Roberta Lombardi. Nel direttorio Di Maio vorrebbe fortemente Alessandro Di Battista, ma dovrà fare i conti con le bizze e i tormenti dell' ex deputato, in rappresentanza dell' area vicina a Roberto Fico si parla del deputato Luigi Gallo. E avrebbero la velleità di ricoprire un ruolo importante l' ex ministro Danilo Toninelli e il viceministro dell' Interno Vito Crimi.

paola taverna

 

Proprio come nei congressi di una volta, la «piattaforma ideologica» resta un' incognita. Di Maio immagina un M5s che sia la «terza via» tra il centrodestra e il centrosinistra, pur non escludendo di poter collaborare con il Pd in futuro, ma senza essere imbrigliati in un' alleanza strutturale. E una nuova legge elettorale proporzionale è l' assist perfetto per il suo «autonomismo».

valerio tacchini paola taverna

Altri, non proprio una minoranza, credono in una sinistra con una gamba grillina. Oltre al premier Giuseppe Conte, la pensa così il Garante Beppe Grillo. Sul comitato, è arrivata la smentita di rito dello Staff: «il riferimento è solo alla nuova organizzazione già avviata con i facilitatori».

Smentita anche l' indiscrezione su un passo indietro di Di Maio dal suo ruolo di tesoriere del M5s: «notizia illogica». A breve sono attese novità sulle espulsioni per i morosi: «saranno meno di dieci» trapela dal Movimento.

Ultimi Dagoreport

corsini piervincenzi di pasquale malara monteleone ranucci

FLASH! - MAI DIRE RAI! FERMENTO NELLA REDAZIONE DI “REPORT”: CORSA A BLINDARE TUTTI I CONTRATTI DELLA SQUADRA, A PARTIRE DAI CONDUTTORI (DANIELE PIERVINCENZI E CLAUDIA DI PASQUALE): NEL CASO IN CUI VINCESSE IL RICORSO PER IL REINTEGRO, SIGFRIDO RANUCCI SI RITROVEREBBE A DOVER ACCETTARE IL FATTO COMPIUTO (ANCHE SE NON E’ DETTO CHE LA RAI, IN CASO DI CONDANNA, OTTEMPERI AL RICOLLOCAMENTO DI SIGFRIDO A “REPORT”) - INTANTO VOLANO GLI STRACCI INTORNO A “FILOROSSO”: IL RESPONSABILE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE DOPO L’ENNESIMO FLOP D’ASCOLTI - SULLA GRATICOLA FINISCE ANCHE ANTONINO MONTELEONE PER LA SCELTA DI AFFIDARE IL MONOLOGO ALL’EX “RAGAZZO DELLA TERZA C”, FABIO FERRARI…

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

tommaso calderone vannacci schifani tajani

DAGOREPORT - COME MAI IL FORZISTA TOMMASO CALDERONE TRASLOCA DA VANNACCI E DIVENTA IL NONO DEPUTATO DI FUTURO NAZIONALE? - AVVOCATO SICILIANO CAMPIONE DI PREFERENZE (NE HA RACCOLTE 11.200  NELL'ISOLA ALLE POLITICHE DEL 2022) E' ENTRATO IN CONFLITTO SIA CON IL GOVERNATORE RENATO SCHIFANI, SIA CON ANTONIO TAJANI, CHE NON GLI AVREBBERO GARANTITO IL POSTO DA CAPOLISTA ALLE PROSSIME ELEZIONI - SI TRATTA DEL TERZO SCIPPO DELL’EX GENERALE AI DANNI DI FORZA ITALIA DOPO GLI “ACQUISTI” DI ATTILIO PIERRO E DAVIDE BERGAMINI (ENTRAMBI PASSATI PURE DALLA LEGA) - PROTAGONISTA DI MOLTE BATTAGLIE CONTRO I MAGISTRATI, CALDERONE E’ VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA (UN SALTO DI QUALITA' PER VANNACCI E LA SUA “SPORCA DOZZINA”)

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...

giuseppe conte giorgia meloni elly schlein

DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA – PEPPINIELLO SCRIVE UNA LETTERA A “REPUBBLICA” NELLA QUALE, PRENDENDO FISCHI PER FIASCHI, RINNEGA LA ''CULTURA WOKE'': UN CALCIONE A ELLY, CHE HA COSTRUITO LA SUA ASCESA POLITICA SUL WOKISMO – PER FAR CAPIRE A CONTE CHE LA PRIMA VOCE DEL CENTROSINISTRA E' IL LEADER DEL MAGGIORE PARTITO, ANCHE ELLY SCRIVE A "REPUBBLICA" PER INVITARE MELONI A CERCARE INSIEME SOLUZIONI PER LA CRISI ENERGETICA - UNA MOSSA CHE SI È RIVELATA UN DOPPIO BOOMERANG: LA DUCETTA FURBETTA L’HA SBERTUCCIATA E CONTE, COME REAZIONE, HA INGRANATO LA QUINTA SULLO STOP AGLI AIUTI ALL’UCRAINA - E NESSUNO DEL PD GLI HA REPLICATO CHE IL NOSTRO SOSTEGNO A KIEV, DAL 2022 A OGGI, E' STATO DI TRE MILIARDI, CIOE' 50 EURO PRO-CAPITE PER OGNI ITALIANO. UNA CIFRA NOTEVOLMENTE PIÙ BASSA DEI 230 EURO PRO CAPITE DELLA GERMANIA O DEI 206 EURO DELLA GRAN BRETAGNA, MA ANCHE DEI 90 EURO DELLA FRANCIA...