mattarella giuseppe conte

MATTARELLA HA PRESO IL FUCILE - LO SCONTRO SUL MES AVREBBE PRESO BEN ALTRA PIEGA SENZA LA MINACCIA DI SCIOGLIERE LE CAMERE. LA FRONDA GRILLINA, ALL'INIZIO NUMEROSA, SI È SGONFIATA COME UN SOUFFLÉ - A GENNAIO DOPO LA FINANZIARIA, CONTE DOVRÀ PROCEDERE A QUELLO CHE FINORA HA EVITATO, UN “CHIARIMENTO POLITICO” CON I SUOI PARTNER - LA PROSPETTIVA DI TORNARE IN FRETTA ALLE URNE VIENE CONSIDERATA PREFERIBILE A UNA LITIGIOSA PARALISI, A UNA PROLUNGATA E DANNOSA AGONIA

1 – IL GIOCO DEL CERINO CHE ORA PREOCCUPA IL QUIRINALE

Marzio Breda per il “Corriere della Sera” - estratto

 

sergio mattarella parla con dario franceschini e nicola zingaretti

Posto che i giallorossi riescano oggi a scavallare la crisi, si ballerà comunque fino a gennaio. Una prospettiva che per Mattarella è di sicuro desolante, date le condizioni del Paese in piena pandemia.

 

Matteo Renzi ha già attivato le sue truppe per lo scontro sul Recovery fund (e soprattutto sui 209 miliardi che aspettiamo dall' Europa), mentre non è archiviato il rimpasto. Siamo insomma al gioco del cerino: nessuno vuole intestarsi la caduta del governo davanti a un' Europa sbigottita per lo schizofrenico spettacolo della politica italiana, e per di più alla vigilia del varo di una Finanziaria difficile. A meno di una clamorosa conversione alla responsabilità di tutte le parti in causa, il Conte 2 è destinato a stare in piedi soltanto fino a quando quel cerino si spegnerà.

 

2. IL RICORSO ALLE URNE RESTA L'ARMA DI MATTARELLA

Ugo Magri per “la Stampa”

sergio mattarella luigi di maio

 

La crisi sul Mes si allontana, ma la pistola delle elezioni anticipate resta sul tavolo, a futura memoria. Stavolta è servita per scongiurare pericolosi sbandamenti sull' Europa, in un prossimo futuro potrebbe rivelarsi altrettanto utile e forse di più. Al Quirinale registrano con sollievo che l' arma della deterrenza si sta dimostrando efficace.

 

La storia non si fa con i «se», però non c' è dubbio che lo scontro sul Mes avrebbe preso ben altra piega senza la minaccia di sciogliere le Camere. Come in una partita a poker, Sergio Mattarella ha voluto vedere le carte di tutti i protagonisti, sapendo di avere in mano quelle migliori. La fronda grillina, all' inizio numerosa, si è sgonfiata come un soufflé accontentandosi di qualche modesta concessione verbale nel testo che sarà votato dal Parlamento. Si è ritrovata spalle al muro.

 

conte renzi

L' indicazione è chiara: chi nelle prossime settimane vorrà evitare la stessa sorte, dovrà muoversi con accortezza perché sappiamo come si regolerà il presidente. Se qualcuno tirerà la corda fino a spezzarla, decreterà la fine dei giochi.

 

Perfino nel caso in cui la maggioranza si salvasse per il rotto della cuffia, magari con il sostegno determinante berlusconiano, il Quirinale pretenderebbe qualche forma impegnativa di chiarimento politico.

 

Tra i leader, qualcuno dubita che il presidente arriverebbe a premere il grilletto, sciogliendo le Camere in un momento così drammatico, con il rischio di una terza ondata Covid, i miliardi del Recovery Fund da incassare e il G20 da presiedere nel 2021.

 

RENZI MATTARELLA 9

In particolare non ci credono i renziani, sicuri che in caso di crisi Mattarella si rimboccherebbe le maniche, cercherebbe una soluzione e «obtorto Colle» metterebbe in piedi un governo purchessia. Così pensano, ma non è l' aria che si respira lassù. Dove la prospettiva di tornare in fretta alle urne viene considerata preferibile a una litigiosa paralisi, a una prolungata e dannosa agonia politica.

 

3 - MATTARELLA SCONSOLATO PER LE LITI E LA TASK FORCE. ORA LA PAZIENZA E’ FINITA

Massimiliano Scafi per “il Giornale”

RENZI ZINGARETTI

 

E niente, con «quelli lì» non si può mai stare tranquilli. La fronda grillina sul Mes rientra nei ranghi e subito si spalanca un' altra voragine sul Recovery Fund. Nemmeno il tempo di riprendere fiato per la stiracchiata intensa della maggioranza sul testo da votare oggi, che già al Quirinale risuona l' allarme rosso.

 

Matteo Renzi, con dietro mezzo Pd, blocca la cabina di regia da cento tecnici che senza grandi controlli dovrebbero gestire i 209 miliardi europei: «Abbiamo mandato via Salvini per non affidargli i pieni poteri, non è che ora li diamo a Conte», spiega. Il commissariamento dei ministri non piace un granché nemmeno al capo dello Stato. Ma il premier resiste.

 

conte e merkel by osho

Sergio Mattarella più che preoccupato, è sconsolato. «In questo momento serve collaborazione aperta e inclusiva», dice parlando di vaccini e anche di governo. Basta liti, questo il senso del pensiero del presidente, o davvero dovrò sciogliere le Camere. Conte poi è avvisato, non può pensare di fare tutto da solo, deve coinvolgere di più i ministri e il Parlamento. Si «chiarisca» con gli alleati.

 

«Collaborazione», appunto, «aperta e inclusiva», cioè proprio quello che è mancato durante la pandemia da parte dell' esecutivo. Tanti comitati, esperti, commissari, perfino gli Stati Generali a Villa Pamphilji, e poco confronto nelle assemblee democratiche, nei luoghi deputati.

 

giuseppe conte e angela merkel a meseberg by osho

E sarà pure vero che, come sospettano da Bruxelles, la nostra pubblica amministrazione è lenta e inefficiente, che in media ci vogliono 15 anni per costruire un' opera quando il limite massimo fissato dal Recovery è sei. Ma l' idea di costruire una struttura alternativa, firmata da manager scelti non si sa come, con poteri in deroga e criteri di assunzione che sfuggono al controllo della Corte dei Conti, non può certo andare a genio a Mattarella.

 

Il presidente «non dà voti in pagella» al premier, però non è certo felice dalla piega che hanno preso gli avvenimenti. Conte, spinto proprio dal Colle, aveva promesso un ampio dibattito in Parlamento sul più imponente piano di ricostruzione dal dopoguerra. Invece ecco la task force.

GIUSEPPE CONTE ANGELA MERKEL

 

Più in generale, secondo il Quirinale, per il governo è finito il tempo del rinvio, Conte deve fare il punto con i partiti che lo sostengono. Oggi sul Mes la sfangherà, anche se bisogna vedere se con le sue forze o con il soccorso di pezzi dell' opposizione: in quel caso ci troveremo di fronte a una maggioranza diversa su un tema cruciale come l' Europa.

 

Mattarella e Renzi

Domani magari riuscirà a trovare un' intesa con Renzi pure sulla cabina di regia. Ma insomma, non si guida un Paese a strappi, con mediazioni, progetti a metà, dossier aperti. Non c' è un solo tema dell' agenda che non mostri un' estrema difficoltà di governo. Il rischio che salti tutto, di un incidente, è sempre più concreto: questi continui scontri per il Colle infatti non sono altro che «il gioco del cerino acceso».

 

Tutti vogliono un cambio e nessuno vuole assumersi la responsabilità di portare il Paese alle elezioni anticipate.

 

Quindi, a gennaio dopo la Finanziaria, se sarà ancora a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio dovrà procedere a quello che finora ha evitato, un «chiarimento politico» con i suoi partner. Conte deve cioè trovare il modo di risolvere i problemi e i dissidi nella maggioranza e ripartire. Forse addirittura con un nuovo voto di fiducia.

 

ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE BY LUGHINO

Ma deve sbrigarsi, come gli dice da tempo Mattarella, perché la situazione sociale del Paese si sta sbriciolando. Il Covid, la crisi economica, la rabbia crescente della gente, l' Italia chiusa a Natale, i ritardi sui piani di sviluppo, l' incertezza sui fondi europei. Serve un esecutivo saldo: quello di Giuseppe Conte lo è ancora?

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