finanziamento pubblico ai partiti due per mille sergio mattarella

MATTARELLA STOPPA IL BLITZ DELLA "CASTA" – LA MAGGIORANZA E IL PD SI ERANO ACCORDATI PER AUMENTARE LA QUOTA DEI FINANAZIMENTI PUBBLICI AI PARTITI ATTRAVERSO IL DUE PER MILLE, PORTANDOLI DA 25 A 42 MILIONI DI EURO – IN SERATA IL COLLE HA FATTO FILTRARE TUTTA LA SUA INCAZZATURA: “FONTI DEL QUIRINALE CONFERMANO LA CONTRARIETÀ DEL CAPO DELLO STATO” – MOTIVO? LA MATERIA DEL DECRETO NON È “OMOGENEA” CON IL DECRETO FISCALE IN DISCUSSIONE IN COMMISSIONE BILANCIO, È NECESSARIA UNA LEGGE AD HOC DEL PARLAMENTO...

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “La Stampa”

 

DUE PER MILLE AI PARTITI

Lo stop senza precedenti è maturato alle 21 di ieri sera con un'indiscrezione diffusa alle agenzie di stampa. «Fonti del Quirinale confermano la contrarietà del Capo dello Stato alla modifica inserita nel decreto fiscale alla legge sul finanziamento pubblico ai partiti».

 

Il blitz con cui la maggioranza e il Pd si erano accordati per raddoppiare la quota delle somme a disposizione della politica era maturato in mattinata nella commissione Bilancio del Senato. Due emendamenti gemelli del partito di Elly Schlein e di Alleanza Verdi e Sinistra chiedevano di aumentare l'attuale tetto del due per mille da 25 a 28 milioni di euro. Il governo aveva colto la palla al balzo con una riformulazione che avrebbe portato quei fondi ad almeno 42 milioni.

 

sergio mattarella osservatorio permanente giovani editori 2

Per ricostruire la frizione clamorosa fra Parlamento e Quirinale occorre partire dalle obiezioni di metodo del Capo dello Stato, quelle che hanno complicato i piani della politica. Non appena lette le agenzie di stampa Sergio Mattarella ha sottolineato un'anomalia ormai diventata prassi: la «mancanza di omogeneità delle materie in discussione nel decreto» che avrebbe permesso attraverso un semplice emendamento ad un «impatto notevole» sulle finanze pubbliche ma soprattutto per fondi che derivano «dalle scelte dei cittadini».

 

Detta in sintesi: Mattarella ha contestato la decisione di procedere con un blitz su una materia delicata come il finanziamento pubblico alla politica. Se il Parlamento vuole farlo, occorre una legge ad hoc. […]

 

DUE PER MILLE AI PARTITI

[…] L'emendamento al decreto fiscale proposto dal governo e stoppato dal Quirinale puntava a destinare al finanziamento della politica un ulteriore 0,2 per mille dell'intero gettito Irpef. Detta più semplicemente: a partire dal 2025, e dunque nei bilanci del 2026 i partiti avrebbero dovuto contare sulla distribuzione in via proporzionale di altri 18 milioni di euro di risorse pubbliche per un totale di 42 milioni.

 

Non una cifra enorme, abbastanza per spingere il Capo dello Stato a sottolinearne il significato simbolico. Lo 0,2 per cento avrebbe dovuto essere distribuito in proporzione alle opzioni dei contribuenti sul due per mille e avrebbe premiato i partiti più grandi.

 

ELLY SCHLEIN GIORGIA MELONI

Facciamo qualche esempio: il Pd, che nelle ultime dichiarazioni aveva avuto il 30 per cento delle scelte, avrebbe visto salire il contributo pubblico da 8 a 12 milioni di euro. Il due per mille a Fratelli d'Italia scelto da circa il 20 per cento sarebbe aumentato da 4,8 a 8,4 milioni. Il Movimento Cinque Stelle, che aveva avuto il 10 per cento delle opzioni, avrebbe incassato 4,2 milioni invece di soli 1,8, la Lega oltre due milioni invece di 1,1.

 

Al netto dei rilievi formali del Quirinale i fatti dicono che il sistema in vigore nell'ultimo decennio ha contribuito a peggiorare la trasparenza del finanziamento alla politica e aumentato la corruzione. Negli anni si sono moltiplicate le erogazioni dei privati attraverso opache fondazioni riconducibili ai singoli partiti o politici.

 

FINANZIAMENTO PUBBLICO images

L'ultimo caso è l'inchiesta di Genova che ha spinto alle dimissioni del presidente della Liguria Giovanni Toti, destinatario di finanziamenti dei quali non c'era traccia nei bilanci delle sue fondazioni. [...]Lo stop del Quirinale ora impone ai partiti di ripartire da zero con un accordo alla luce del sole.

sergio mattarella si tocca i capelli

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”