may

MAY ‘NA GIOIA – L’ADDIO TRA LE LACRIME DELLA PREMIER BRITANNICA SILURATA DAL PARTITO CONSERVATORE DOPO TRE BOCCIATURE DELL' ACCORDO CON BRUXELLES E DUE RINVII DELLA BREXIT - LA CORSA ALLA SUCCESSIONE: IL FAVORITO E’ L'EX MINSITRO DEGLI ESTERI BORIS JOHNSON (CON LUI SI ESCE ENTRO IL 31 OTTOBRE, CON O SENZA ACCORDO) - A SFIDARLO IL DURO RAAB E GOVE, LA MENTE DEL PARTITO... - VIDEO

 

Cristina Marconi per il Messaggero

 

may

La fine politica di Theresa May è stata nell' aria per anni ed è un segno dei tempi il fatto che si sia materializzata solo ieri mattina intorno alle 10. La premier è apparsa davanti a Downing Street con un tailleur rosso fiamma, simile a quello un po' più scuro indossato da Maggie Thatcher in circostanze simili nel 1990, e la voce con cui ha annunciato le sue dimissioni da composta e decisa si è fatta via via più commossa fino a lasciare spazio a copiose lacrime.

 

«È stato l' onore della mia vita» servire il paese, ha spiegato, esprimendo il «profondo rammarico» di non essere riuscita a portare a termine la Brexit, missione impossibile che ora ricadrà sulle spalle di qualcuno con energie fresche e, se vorrà, con il grosso del lavoro già fatto. La May non sarà più leader dei conservatori dal 7 giugno prossimo e resterà a Downing Street per sbrigare gli affari correnti fino a quando il partito non avrà trovato un successore per la fine di luglio.

 

LA VISITA DI TRUMP Sarà lei a fare gli onori di casa quando tra il 3 e il 5 giugno il presidente statunitense Donald Trump sarà in visita nel paese.

may

 

L' ultima volta, l' anno scorso, l' inquilino della Casa Bianca era stato molto esplicito nel fare un endorsement assai irrituale all' ipotesi di Boris Johnson a Downing Street.

 

Dopo tre bocciature dell' accordo con Bruxelles, due rinvii della Brexit rispetto alla tabella di marcia originale e il fallimento del negoziato con i laburisti, è stato il tentativo di tendere la mano ai sostenitori del secondo referendum a dare il colpo di grazia all' ex ministro degli Interni, sopravvissuta a un voto di sfiducia da parte del suo partito nel dicembre scorso ma ormai così debole che ieri neppure i consiglieri più stretti, si narra, hanno cercato di trattenerla.

 

may

Sebbene avessero scelto quasi tre anni fa di uscire dalla Ue, i britannici hanno comunque dovuto votare alle elezioni europee che si sono svolte giovedì nel paese e i cui risultati verranno resi noti domenica sera, con quella che si preannuncia una disfatta epocale per i Tories.

 

Tanto che tutti, anche tra i moderati del partito, si sono trovati d' accordo sul fatto che ci vogliono energie nuove e una nuova linea per portare il paese fuori dalle secche e recuperare la fiducia dell' elettorato prima di un' eventuale voto generale che, in un clima così febbrile, non si può escludere e che potrebbe aprire le porte di Downing Street al laburista Jeremy Corbyn e quelle di Westminster al neonato Brexit Party di Nigel Farage, alle stelle nei sondaggi. Anche gli europeisti LibDem, che dovrebbero uscire bene dal voto europeo, sono alla ricerca di un nuovo leader, visto che Vince Cable ha annunciato che se ne andrà il 23 giugno prossimo. Da Bruxelles il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha fatto sapere di aver seguito le dimissioni «senza gioia personale» perché «amava molto e apprezzava la premier», «donna coraggiosa per la quale ha un grande rispetto».

 

GLI ALTRI LEADER Il premier olandese Mark Rutte ha dichiarato che l' accordo con la Ue «rimane sul tavolo», mentre la Francia di Emmanuel Macron ha usato toni duri nel chiedere «un chiarimento» su quello che il Regno Unito vuole. Tra i candidati alla successione della May nessuno vuole un secondo referendum e nessuno vuole ribaltare la Brexit. Secondo un report di Goldman Sachs rimane un 40% di possibilità che la Brexit non si faccia e un 15% che si finisca con il no deal, mentre Standard&Poor' s vede invece in aumento il rischio di una Brexit più netta. Ma ormai il processo non è più nelle mani della May, che rassegnata e sicuramente sincera, ha garantito: «Ho fatto del mio meglio».

may

 

 

 

CORSA ALLA SUCCESSIONE

C.M. per il Messaggero

 

C' è gente che aspetta questo momento da tre anni. Come Boris Johnson, ex ministro degli Esteri dal repertorio infinito di tiri mancini, favorito dai sondaggi nella corsa alla successione della premier dimissionaria Theresa May. YouGov lo dà al 59% e le ragioni sono solide: ha un seguito ampio tra gli attivisti del partito e, sebbene tra i Tories ci sia gente che lo odia a morte, è indubbio che, con la sua retorica suadente, sia l' unico a poter mettere al suo posto l' astro rinascente di Nigel Farage. Ieri dalla Svizzera ha fatto prontamente sapere di essere pronto a combattere, visto che «un nuovo leader avrà modo di fare le cose in modo diverso grazie allo slancio di una nuova squadra».

 

BORIS JOHNSON COME MILEY CYRUS

PATTI CHIARI Con lui però i patti sono chiari: si esce entro il 31 ottobre, con o senza accordo, perché «per ottenere qualcosa devi essere pronto a girare i tacchi». Una posizione dura, quella dell' uomo che rischia di entrare papa e uscire cardinale, ma mai quanto quella del suo principale rivale, Dominic Raab, avvocato quarantacinquenne la cui tetragona fede euroscettica ha vacillato solo quando ha scoperto che il Regno Unito, essendo una entità geografica particolare, ossia un' isola, dipende effettivamente molto dalla rotta Dover-Calais per gli scambi commerciali.

BORIS JOHNSON

 

Col risultato che il cinquantaquattrenne Boris, rispetto a Raab, è il moderato di turno, anche se i suoi precedenti assai deludenti al Foreign Office fanno tremare le vene ai polsi a molti esponenti del partito, che chiedono di non puntare sul più Farage di Farage ma di cercare altrove il nuovo leader. L' altro esponente carismatico dell' anti-mayismo militante di questi anni, Jacob Rees-Mogg, non si è fatto avanti, ma ha salutato la premier con un tweet velenoso: «Nulla del suo mandato le si addice quanto l' averlo lasciato». Restano quindi gli altri quindici circa che si sarebbero fatti più o meno ufficialmente avanti. Una scelta solida potrebbe ricadere su Michael Gove, la mente del partito, l' accoltellatore per eccellenza che in questi anni ha sostenuto la May nella speranza che risolvesse il problema della Brexit per lasciare campo libero a lui e alla sua visione di paese: è un leaver' moderato, percepito come responsabile, sicuramente ha ambizioni.

boris johnson Marina Wheeler

 

Come Jeremy Hunt, ex ministro della Sanità ora agli Esteri, il primo a farsi avanti. O Graham Brady, guida di quel comitato 1922 che rappresenta i deputati conservatori che negli ultimi tempi si sono dati molto da fare per mandare a casa Theresa: si è dimesso, vuole provarci.

 

Poi c' è Sajid Javid, il ministro per le imprese, origini pakistane e credenziali di ferro, ma remainer, quindi destinato alla stessa diffidenza dell' attuale inquilina uscente. Che tra le inevitabili lacrime di stanchezza ieri ha detto che non sarà l' ultima donna a Downing Street.

theresa may a berlino 2DOMINIC RAABDOMINIC RAAB THERESA MAYgove mayTHERESA MAY IN LACRIME IN AUTOgove maytheresa may a berlino 1may

Ultimi Dagoreport

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

FLASH! – OLTRE AL SILURAMENTO DI FEDERICO FRENI ALLA GUIDA DELLA CONSOB (CERCASI UN TECNICO), NEL TURBOLENTO VERTICE DI MAGGIORANZA DI IERI NON POTEVA MANCARE IL CASO VANNACCI - IN TEMPI DI CRUCIALI E DEMENTI TRUMPATE GEOPOLITICHE, MELONI HA MESSO ALLE STRETTE SALVINI: O IL TUO VICE SEGRETARIO CON LE STELLETTE AL CONTRARIO SI DA’ UNA REGOLATA E LA FINISCE DI SPARARE CAZZATE (L’ULTIMA: L’INVITO ALL’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA) OPPURE, CARO MATTEO, LO DEVI ESPELLERE DALLA LEGA – IL BARCOLLANTE LEADER DEL CARROCCIO L’HA RASSICURATA: “NON SARÀ UN PROBLEMA” (MA NESSUNO CI CREDE…)

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…

antonio di pietro raul gardini

FLASH – PERCHÉ TONINO DI PIETRO HA ASPETTATO 33 ANNI PER RIVELARE LA VERITÀ SULLA PISTOLA RITROVATA LONTANO DAL CADAVERE DI RAUL GARDINI IL 23 LUGLIO 1993? SOLO ORA, IN UN’INTERVISTA AD ALDO CAZZULLO CHE ANDRÀ IN ONDA DOMANI SU LA7, DURANTE “UNA GIORNATA PARTICOLARE”, DI PIETRO AMMETTE: “L’HO PRESA IO STESSO CON IL FAZZOLETTO QUANDO SONO ARRIVATO E ABBIAMO PRESO ATTO CHE SI ERA UCCISO”. POI PRECISA: “NON FUI IO IL PRIMO A INTERVENIRE, MA L’EX MAGGIORDOMO”. NON CAMBIA IL SUCCO DEL DISCORSO: PERCHÉ NE PARLA PUBBLICAMENTE SOLO ADESSO, DOPO TRE DECENNI IN CUI SI È SUSSEGUITO OGNI TIPO DI IPOTESI SU QUELLA PISTOLA…

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI BATTERÀ I TACCHI E ANDRÀ ALLA KERMESSE LEGHISTA “IDEE IN MOVIMENTO”, DAL 23 AL 25 GENNAIO A ROCCARASO? PER L'ADNKRONOS, IL GENERALE NON CI SARA' MA I RUMORS SOSTENGONO CHE IL GENERALE E SALVINI AVRANNO UN FACCIA A FACCIA, PROPRIO IN ABRUZZO - IL MILITARE ABBASSERÀ I TONI, RIALLINEANDOSI ALLA VECCHIA BASE LEGHISTA, O SALUTERÀ INAUGURANDO UN PARTITO SUO? - UNA FORMAZIONE “VANNACCIANA” POTREBBE VALERE TRA IL 2-3%. POCHINO MA IN GRADO DI ROMPERE LE UOVA ALLA LEGA E AL CENTRODESTRA...