giorgia meloni

MELONI 1, MELONI 2 – L’ANALISI DI GIOVANNI ORSINA: “LA LEADER DI FRATELLI D’ITALIA STA CERCANDO DI SCINDERSI IN DUE ENTITÀ DISTINTE. DA UNA PARTE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SULLA SCIA DI MARIO DRAGHI. DALL’ALTRA PARTE LA LEADER DEI CONSERVATORI EUROPEI, CHE CONSERVA INTATTO L'ASSE COI PARTITI FRATELLI. CON ‘MELONI 1’ A BRUXELLES DOVRANNO LAVORARE. MA ‘MELONI 2’ NON PUÒ PROPRIO PIACERE ALLE ATTUALI LEADERSHIP DI FRANCIA E GERMANIA. ‘MELONI 2’, SE SI RADICALIZZA E ALLONTANA TROPPO DAL ‘POLITICAMENTE CORRETTO’ DI BRUXELLES, RISCHIA DI TRASCINARE A FONDO ‘MELONI 1’…”

 

Giovanni Orsina per “la Stampa”

 

giorgia meloni nel video messaggio per vox 2

Malgrado il governo non sia ancora nato, la strategia europea di Giorgia Meloni comincia a delinearsi con una certa chiarezza. La leader di Fratelli d'Italia, in buona sostanza, sta cercando di scindersi in due entità distinte.

 

Da una parte il Presidente del Consiglio italiano, che nel nome della tutela dell'interesse nazionale si mette sulla scia di Mario Draghi e si dice disponibile a partecipare fino in fondo al gioco europeo trattando con tutti i Paesi, a cominciare ovviamente dai più rilevanti, Francia e Germania («Meloni 1»).

 

GIORGIA MELONI - MARIO DRAGHI - VIGNETTA BY ALTAN

Dall'altra parte la leader dei conservatori europei, che conserva intatto l'asse coi partiti fratelli, dagli spagnoli di Vox ai polacchi di Diritto e Giustizia - si veda il suo intervento di ieri in collegamento con la Spagna -, con l'obiettivo di accrescere il peso della propria famiglia politica e spostare verso destra gli equilibri politici continentali («Meloni 2»).

 

Con «Meloni 1» a Bruxelles dovranno lavorare. Ma «Meloni 2» non può proprio piacere alle attuali leadership di Francia e Germania, espresse da famiglie politiche di centro e sinistra e interessate a conservare le rispettive destre - Rassemblement National e Alternative für Deutschland - al di fuori del perimetro della legittimità.

 

LA DRAGHETTA - BY EMAN RUS

Si spiega così, alla luce della «Meloni 2», il recente intervento del segretario di Stato francese per l'Europa Laurence Boone sull'intenzione della Francia di vigilare sul rispetto dei diritti in Italia. Intervento che per altro - a dimostrazione del fatto che non s' è trattato di un'uscita estemporanea - ha ripreso nella sostanza una dichiarazione analoga del primo ministro d'oltralpe, Élisabeth Borne, pronunciata all'indomani delle elezioni.

 

Per entrare nell'Unione Europea e restarci occorre rispettare regole e condizioni: è un dato di fatto ovvio e ragionevole. Quel che sul piano astratto appare pacifico, tuttavia, lo diventa molto meno non appena si scende nel mondo reale, là dove il problema dell'estensione di quelle regole e della loro interpretazione si pone in concreto.

 

GIORGIA MELONI GIOVANBATTISTA FAZZOLARI

L'Unione ha cercato, per quanto possibile, di affrontare e risolvere la questione sul terreno del diritto e delle procedure - ma il nodo è altamente politico, e può essere sterilizzato soltanto fino a un certo punto. Tanto più che in questi ultimi anni la politica si è profondamente divisa proprio sulla definizione ed estensione dei diritti individuali fondamentali - in relazione alle questioni riproduttive e di genere, ad esempio, ma anche a rifugiati e migranti.

 

Quali siano i princìpi non negoziabili del club del Vecchio Continente, insomma, e chi sia intitolato a certificarne e punirne la violazione, sono domande che inevitabilmente troveranno risposte differenti a seconda dei rapporti di forza fra i Paesi membri del club e le famiglie politiche che li abitano.

 

GIORGIA MELONI

Il fatto che in Europa i meccanismi di legittimazione democratica, malgrado gli sforzi compiuti per trasferirli sul piano continentale, siano rimasti incardinati sugli Stati nazionali complica ulteriormente la questione. Perché ha accresciuto la possibilità che le scelte politiche di un singolo Paese, democraticamente legittimate, entrino in conflitto con i princìpi non negoziabili dell'Unione definiti alla luce di equilibri politici diversi da quelli di quel Paese.

 

Ma siccome la democrazia è una delle condizioni dell'Unione, e non certo delle ultime, quel conflitto finisce per far emergere la presenza di una contraddizione strutturale - non irrisolvibile ma di fatto irrisolta - della costruzione europea. Il voto in favore dell'Ungheria dato dai sovranisti al Parlamento di Strasburgo esprime anche quella contraddizione.

 

GIORGIA MELONI COME ILARY BLASI MEME

Che non hanno né creato né inventato i sovranisti, tuttavia: non per caso, l'Unione sta tribolando da anni col caso Orbán e non ne è ancora venuta a capo.

 

È dall'interno di questo ginepraio - difficile chiamarlo altrimenti - che escono le affermazioni di Élisabeth Borne e Laurence Boone. L'intento è insomma quello di arrogarsi la facoltà politica di disegnare il perimetro della legittimità europea, il diritto di stabilire quali siano i princìpi non negoziabili e di decidere chi li stia violando, a partire da una posizione politicamente centrale nel continente come quella occupata da Emmanuel Macron col suo gruppo Renew Europe e facendo leva sul peso storico e geopolitico della Francia. E il bersaglio è «Meloni 2»: il tentativo di affermare la piena legittimità del conservatorismo su scala europea e di spostare a destra gli equilibri politici continentali.

 

laurence boone 1

«Meloni 1» rappresenta il limite principale di quest' operazione di delegittimazione di «Meloni 2». Da un duplice punto di vista. Teorico, innanzitutto, perché il prossimo Presidente del Consiglio italiano godrà di una robusta legittimazione elettorale, la più solida dal 2011 a oggi, e attaccarlo lascia emergere in piena luce la contraddizione interna alla costruzione europea della quale si diceva prima.

 

Non è un caso se, con un'antinomia evidente, entrambe le esponenti del governo francese, nel momento stesso in cui si dicevano pronte a vigilare sull'Italia, si sono anche dovute dichiarare rispettose delle scelte degli elettori italiani.

 

giorgia meloni mario draghi

Ma soprattutto da un punto di vista pratico, perché, così come «Meloni 1» non potrà che partecipare al gioco europeo, a cominciare dall'interlocuzione con Francia e Germania, allo stesso modo i partner dell'Unione dovranno trattare con la massima autorità politica italiana. Attenzione, però, il meccanismo vale pure in senso contrario.

 

Così come «Meloni 1», il Presidente del Consiglio di un Paese fondatore dell'Unione Europea, dotato di una robusta legittimazione democratica, protegge «Meloni 2», avversa all'establishment politico continentale e desiderosa di modificarlo, allo stesso modo «Meloni 2», se si radicalizza e allontana troppo dal «politicamente corretto» di Bruxelles, rischia di trascinare a fondo «Meloni 1». La vera sfida per la leader di Fratelli d'Italia sarà trovare l'equilibrio fra i suoi due avatar.

LA VIGNETTA DI LIBERATION SULLA VITTORIA DI GIORGIA MELONI ALLE ELEZIONIGIORGIA MELONIBIGLIETTO DELLA FIGLIA GINEVRA A GIORGIA MELONI

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...