filippo facci pietro mancini

LA MEMORIA FA BRUTTI SCHERZI - FILIPPO FACCI RANDELLA PIETRO MANCINI, EX SINDACO DI COSENZA E FIGLIO DELL’EX MINISTRO SOCIALISTA GIACOMO, PER IL SUO ARTICOLO SU CRAXI: “TRA GLI OLTRAGGIATORI DI BETTINO C'ERA ANCHE PIETRO MANCINI. DOPO AVER SCRITTO LETTERE PER FARE CARRIERA IN RAI, DESCRISSE CRAXI COME ‘GRANDE AFFOSSATORE DEL PSI’. E SUO PADRE RILASCIÒ UN'INTERVISTA IN CUI SPIEGÒ CHE I FINANZIAMENTI AL PSI “LI CONOSCEVA SOLO CRAXI”. IN SEGUITO, IL 18 NOVEMBRE, ANDÒ DAI PM DI MILANO E MISE A VERBALE CHE…”

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

 

FILIPPO FACCI

Nel ventennale della morte di Bettino Craxi dobbiamo abituarci anche ad alluvioni di cattiva memoria: io cerco di starne alla larga, ma ieri mi sono ritrovato uno scritto impaginato proprio sotto a un mio articolo, e fingere di non vederlo non potevo. Lo scritto era di Pietro Mancini, figlio del più noto Giacomo che fu parlamentare, ministro e segretario del Psi, morto nel 2002 dopo aver contribuito indirettamente alla compilazione del primo e celebre avviso di garanzia contro Bettino Craxi.

 

Suo figlio Pietro, invece, è stato giornalista alla Rai in quota socialista negli anni della grande lottizzazione (sul Giornale pubblicai una sua lettera a Craxi affinché lo aiutasse a ottenere una carica) dopodiché, nel 1990, divenne sindaco di Cosenza ovviamente con l'appoggio di Bettino.

 

GIACOMO MANCINI

Ora: è da quasi vent' anni, anche su altri giornali in cui ho lavorato, che mi ritrovo scritti di Pietro Mancini sempre sullo stesso argomento (Craxi) anche perché lui è molto incalzante nel proporli di continuo: ma ora credo, data la ricorrenza, che sia il caso di correggere qualche omissione di troppo. Pietro Mancini, nel suo scritto, invita a «riflettere sul clima drammatico dei primi anni '90» e «sulla viltà di alcuni ex craxiani, passati dal codardo encomio al servo oltraggio di Bettino», «di cui sono stato amico».

 

bettino craxi

Va bene: ma aggiungiamo, allora, che tra gli apparenti oltraggiatori c'era anche Pietro Mancini. Dopo aver scritto lettere per fare carriera in Rai e per fare il sindaco di Cosenza, sul Mattino del 16 settembre 1992 descrisse Craxi come «grande affossatore del Psi» e, nel tardo aprile 1993, quando la Camera votò contro alcune autorizzazioni a procedere contro Craxi (i giorni delle monetine al Raphael), Pietro annunciò di aver scritto alla Procura di Milano per esprimere stima e solidarietà: il voto della Camera era stata «una decisione arrogante tesa a mortificare l' importante lavoro dei magistrati e le attese dei cittadini onesti».

 

DUELLO NEL PSI

PIETRO MANCINI

Sono libere opinioni, però ricordiamole. Niente di male. È molto più importante, tuttavia, quello che Pietro Mancini, ieri, ha scritto di suo padre Giacomo, il cui ricordo altrimenti non ci permetteremmo di disturbare. Pietro, anzitutto, non dice di essere il figlio di Giacomo, e sarà una distrazione. In seguito spiega che per la segreteria Psi fu proprio suo padre «a proporre, per primo, il nome di Craxi» (un merito, supponiamo) e infine spiega che suo padre si recò dai magistrati di Milano, nel settembre 1992, per parlare «di responsabilità politiche e del funzionamento del partito, non penali». In genere si va dai magistrati a parlare di responsabilità penali, non politiche: ma limitiamoci a rielencare i fatti.

bettino craxi 1

 

LA VISITA AI PM

I rapporti tra Giacomo Mancini e Bettino Craxi furono buoni sino al maggio 1992 (lo testimoniano lettere e interviste) ma poi Craxi crollò, e i rapporti pure. Il 7 novembre Mancini senior rilasciò un' intervista al Corriere della Sera in cui spiegò che i finanziamenti al Psi «li conosceva solo Craxi». In seguito, il 18 novembre, Mancini andò volontariamente dai pm di Milano e mise a verbale che i soldi andavano direttamente al segretario. Sinché, il 15 dicembre 1992, alle 13,04, l' agenzia Ansa annunciò il primo avviso di garanzia a Craxi, e scrisse che «a determinare la svolta sarebbero state le dichiarazioni rese alcune settimane fa, come testimone, dall' ex segretario del Psi, Giacomo Mancini». Poi, per conferma, bastò leggere le carte.

 

PIETRO MANCINI

Curiosità: anche nella serie tv 1992 trasmessa da Sky - che mi vide nel ruolo di consulente per la parte storica, invero scarna - la funzione prettamente penale di Giacomo Mancini nel primo avviso di garanzia è chiaramente delineata, anche se l' attore era decisamente poco somigliante. Ordunque: l' articolo di Pietro Mancini, pubblicato su Libero di ieri, è titolato «Con Craxi morì la divisione dei poteri» e c'è del vero, morì allora: solo che il politico Craxi, anzitutto, rese conto al potere politico in Parlamento; il politico Giacomo Mancini, invece, rese conto direttamente al potere giudiziario pellegrinando alla Procura di Milano.

 

Questa, a mio avviso, è Storia, anche se noi giornalisti, degli storici, siamo solo gli sguatteri. I giornalisti raccolgono fatti e li mettono in fila, poi, se credono, possono esprimere delle opinioni. Poi i fatti li si può interpretare, ma sino a un certo punto.

 

2 - CON CRAXI MORÌ LA DIVISIONE DEI POTERI

bettino craxi 2

Pietro Mancini per “Libero quotidiano”

 

20 anni dopo la triste scomparsa di Bettino Craxi, ad Hammamet, in Italia la questione socialista resta grande politicamente. Qualche anno fa, Luciano Violante - che, nei primi anni '90, fu tra i dirigenti del Pds più duri con il Psi e con il suo segretario-osservò: «Pensavamo di veder passare i cadaveri dei nostri avversari. Abbiamo, invece, visto passare i pezzi del nostro ordinamento costituzionale». Si deve cominciare a riflettere sul clima drammatico dei primi anni '90, sulla viltà di alcuni ex craxiani, passati dal codardo encomio al servo oltraggio di Bettino che, nel 1976, all' hotel Midas di Roma, fu eletto segretario al posto di Francesco De Martino.

 

Fu Giacomo Mancini a proporre, per primo, il nome del deputato autonomista, battendosi per rinnovare il gruppo dirigente e per cambiare la linea politica del Psi che, con De Martino, era stata troppo subalterna al Pci di Berlinguer. Forse non è un caso che Bettino e Giacomo, in periodi diversi, furono due campioni dell' autonomia socialista, entrambi avversati dai "poteri forti" e vittime di dolorose vicende giudiziarie, seppure con accuse diverse. Furono aspri i contrasti tra i due, animati da passione politica e con caratteri forti, ma non rinunciarono a manifestarsi da lontano solidarietà.

bettino craxi enrico berlinguer

 

Oggi gli storici devono approfondire l' inizio dello sgretolamento del principio costituzionale della divisione dei poteri, con la subordinazione del potere legislativo al giudiziario. Dopo la morte di Craxi, di cui sono stato amico, e la scomparsa del centenario Psi, nel nostro Paese manca una forza autenticamente democratica, riformista, garantista, che si batta a favore dell' autonomia della politica.

 

Come scrisse l' allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla vedova di Craxi, donna Anna, il ricordo dello statista milanese e la sua morte, lontana dall' Italia, costituiscono «aspetti tragici della storia, politica e istituzionale, della nostra Repubblica, che impongono ricostruzioni non sommarie e unilaterali». Né, a giudizio dell' ex Presidente, può venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità di Craxi, sanzionate per via giudiziaria, la «considerazione complessiva della sua figura di leader politico e di uomo di governo, impegnato nella guida dell' esecutivo e nella rappresentanza dell' Italia, sul terreno delle relazioni internazionali».

BETTINO CRAXI E PAOLO PILLITTERI

 

Giacomo Mancini - intervistato da Francesco Merlo, per il Corriere della Sera, il 7 novembre del 1992 - difese l' operato del segretario amministrativo del Psi, Vincenzo Balzamo, stroncato da un infarto, qualche settimana prima. «La vastità del fenomeno, i flussi di finanziamento, che hanno avuto come destinatario il Psi, non sono, certamente, passati da Balzamo. Li conosceva solo Craxi».

 

E, dopo un colloquio con il pool della Procura coordinato da D' Ambrosio, che indagava sui finanziamenti illeciti ai partiti, spiegò: «Quando ero segretario del Psi, non scaricai alcuna responsabilità sul segretario amministrativo dell' epoca, che era il senatore Augusto Talamona... Negli anni più recenti, il ruolo del partito è cresciuto.

E non sempre il segretario amministrativo del partito è in grado di seguire tutti i risvolti politico-finanziari, dei quali si sono interessati personaggi preminenti». Mancini, da ex segretario, ai pm di Milano parlò di responsabilità politiche, e del funzionamento del partito, non penali.

BETTINO CRAXI CON LA FAMIGLIA

Ultimi Dagoreport

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...