enrico letta

MENTRE LETTA PERDE TEMPO AD ANALIZZARE LA SCONFITTA, IL PD MUORE – ENRICHETTO ANNUNCIA IL “CONGRESSO COSTITUENTE” CHE PORTERÀ ALLE PRIMARIE IL 12 MARZO. PER QUELLA DATA, SE CONTINUA COSÌ, CONTE E RENZI SARANNO RIUSCITI A SPOLPARE DEFINITIVAMENTE CIÒ CHE RESTA DEL NAZARENO – BONACCINI, IL CANDIDATO PIÙ ACCREDITATO ALLA SUCCESSIONE, AVVERTE: “STIAMO ATTENTI A NON PERDERCI IN DISCUSSIONI FILOSOFICHE MENTRE GLI ALTRI GOVERNANO. EVITIAMO L'ABBAGLIO SECONDO CUI SERVANO TEMPI INFINITI PER LA RIGENERAZIONE DEL PD”

1 - PRIMARIE A MARZO, IL PD RESTA IN COMA

Domenico Di Sanzo per “il Giornale”

 

debora serracchiani enrico letta emily schlein

Si scrive «congresso costituente», si legge seduta di autocoscienza collettiva lunga quattro mesi. Dopo le indiscrezioni di giovedì sera, il segretario del Pd Enrico Letta conferma le tempistiche bibliche per l'elezione del nuovo leader. E quindi primarie domenica 12 marzo, quando a confrontarsi nel voto degli iscritti saranno due candidati.

 

Prima della fatidica data, di fatto, i dem saranno in apnea. In una lunga fase di transizione, stretti in una tenaglia tra il Terzo Polo e il M5s. In direzione è lo stesso Letta a dipanare le tappe di un percorso lunghissimo, che partirà il 7 novembre con un «appello alla partecipazione».

 

CONTE LETTA

«Nel mese di gennaio, quanto basta per una riflessione approfondita, avremo un manifesto dei valori e dei principi, frutto del lavoro complessivo», spiega il segretario uscente, che prende per sé il ruolo di «arbitro» della fase congressuale.

 

Dunque, l'analisi della sconfitta alle ultime politiche durerà fino al 28 gennaio, termine entro cui dovranno essere presentate le candidature alla segreteria nazionale. Poi, scandisce Letta, «ci si confronterà tra gli aderenti, come indica lo statuto, con un voto». Infine le primarie, «per le quali ho pensato alla data del 12 marzo». Dopo aver deposto una corona di fiori sulla lapide di Giacomo Matteotti, nella data del centenario dalla Marcia su Roma, Letta apre «il percorso costituente» del Pd.

 

ENRICO LETTA

Ma dietro la retorica della riflessione profonda, si nascondono le solite trappole interne. Non a caso il candidato in pectore degli ex renziani, il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, mette in guardia: «Stiamo attenti a non perderci in discussioni filosofiche mentre gli altri governano. Evitiamo l'abbaglio secondo cui servano tempi infiniti per la rigenerazione del Pd».

 

Bonaccini ancora non annuncia la sua discesa in campo, ma l'avvertimento segna l'inizio della sfida. Il timore, tra i riformisti, è che la dilatazione dei tempi congressuali serva alle altre correnti a far dimenticare il tonfo del 25 settembre e a riannodare i fili di un dialogo con un M5s che ha superato il Pd nei sondaggi.

 

MATTEO RENZI - ENRICO LETTA

«Il congresso costituente non si fa in poche settimane», dice infatti il sindaco di Firenze Dario Nardella. Nardella, già vicinissimo a Renzi, si candiderà per la leadership, ma sarà appoggiato dalla corrente di Dario Franceschini e da parte dei Giovani Turchi di Andrea Orlando e Matteo Orfini. Nel mischione degli aspiranti segretari anche l'ex ministro Orlando, che per organizzarsi vorrebbe allungare ancora di più i tempi della fase congressuale, oltre il 12 marzo.

 

Letta ripete l'ovvio: «Siamo all'opposizione», quindi preferisce chiudere ancora le porte ai moderati di centrosinistra come Matteo Renzi e Carlo Calenda. «Parte dell'opposizione ha già trasferito le tende nella maggioranza, non ci faremo prendere in giro», attacca il Terzo Polo. Dimenticate, invece, le stilettate riservate a Giuseppe Conte durante la campagna elettorale. A sinistra, da Giuseppe Provenzano a Nicola Zingaretti fino a Goffredo Bettini, pensano ancora a un'alleanza con il M5s.

 

matteo renzi carlo calenda by leoni

Qualche segnale in questo senso si potrebbe cogliere venerdì 11 novembre a Roma, quando Bettini presenterà il suo libro «A sinistra da capo» insieme a Orlando e Conte. E però, per il momento, dagli stellati arrivano solo sfide a viso aperto, come l'ipotesi di candidare alla presidenza del Lazio in quota M5s uno tra i due ex Pd di peso Stefano Fassina e Ignazio Marino.

 

A Letta non resta che sparare sul premier Giorgia Meloni. Parla di «scelte superficiali e irresponsabili» da parte del governo su Covid e vaccini. Anche sul tetto al contante, per il segretario, siamo davanti a «un pericoloso liberi tutti».

 

IL PD STRITOLATO TRA I 5STELLE E RENZI

Elisa Calessi per “Libero quotidiano”

 

debora serracchiani enrico letta simona malpezzi alle consultazioni

Basta farsi «spolpare», come ha detto Matteo Orfini, da Terzo Polo e M5S. Bisogna «rispondere colpo su colpo», perché «non se ne può più». A ormai più di un mese dalle elezioni, reduce da settimane in cui si è fatto da punching ball di Terzo Polo e Cinquestelle e la proposta del coordinamento delle opposizioni è caduta nel vuoto, il Pd prova a cambiare rotta. Anche perché i sondaggi sono spietati: la linea tenuta dal voto a oggi non ha pagato.

 

Il M5S rischia di sorpassare i dem e il Terzo Polo cresce. E così la direzione convocata da Enrico Letta per fissare la road map del congresso (le primarie si terranno il 12 marzo) diventa anche l'occasione in cui si prova a cambiare direzione di marcia nel fare l'opposizione.

 

CAMBIO DI VOCABOLARIO

CONFRONTO LETTA MELONI

Non sono solo i dirigenti, di tutte le correnti, a chiederlo. Consapevole che occorre dare una svolta, uscire dall'incubo di un Pd stretto tra l'incudine (Terzo Polo) e il martello (M5S), è anche Enrico Letta che, già nella relazione di apertura, mette a tema proprio questo. «Abbiamo cominciato e dobbiamo farlo ancora di più a cambiare il nostro vocabolario e il nostro pensiero rispetto ad anni in cui siamo sempre stati al governo. Oggi entriamo in una nuova fase della nostra storia. Una storia di opposizione».

 

E lo spazio per farlo, dice, c'è. Per esempio su Covid ed estensione del contante. Gli annunci fatti dal governo Meloni su questi due temi, dice Letta, sono una «retromarcia» profondamente «sbagliata», il messaggio è «liberi tutti». Nei toni, nei tempi. «È un liberi tutti che aiuta chi può evadere contro chi non può o non vuole evadere».

 

MANIFESTI DI CONTE E LETTA SUGLI AUTOBUS

Così come non crede a una Meloni europeista e atlantista. E poi, aggiunge, «non ha mai pronunciato la parola "pace"». Dunque, basta fare i "buoni". Bisogna fare una opposizione vera, dura. «Repubblicana, responsabile», ma determinata. Soprattutto, mai più sotto scacco delle altre due opposizioni.

 

Che, si è capito, vogliono spartirsi le spoglie del Pd. «Noi saremo sempre disponibili a coordinarci con le altre opposizioni», ma non «a farci prendere in giro e a inseguire chi ha altre agende». Si rivolge, senza nominarlo, a Matteo Renzi: «Lo dico a quella parte dell'opposizione che ha già trasferito le tende accanto alla maggioranza, in attesa di poter sostituirne una parte». Una opposizione che «di opposizione non ha più assolutamente nulla» perché se uno interviene in Parlamento e «passa tre quarti del suo tempo a parlare male dell'opposizione è semplicemente una stampella della maggioranza».

 

LETTA RENZI

Quanto a Conte, allude a lui nella replica. «Se qualcuno vuole giocare a fare il cavalire solitario, allora faremo per conto nostro». Per il resto, assicura che farà da «arbitro» nel congresso, ma sarà una «guida determinata» dell'opposizione, fino a che non si sceglierà il prossimo segretario. E su come rispondere al governo Meloni, su come "reinventarsi" nel ruolo di minoranza, il dibattito si accende. «L'inizio», attacca Orfini, «non è stato buono. Perché non abbiamo saputo leggere il cambio di fase». Va bene «attaccare il Terzo Polo, ma è assurdo non aver replicato all'intervento intriso di ipocrisia e trasformismo di Conte». Usciamo da questa «relazione tossica coi Cinquestelle».

 

LETTA BONACCINI

Durissimo anche Luigi Zanda: «Dobbiamo rispondere colpo su colpo alle provocazioni di Conte e Renzi». E ne parla anche Stefano Bonaccini, pronto a candidarsi alla guida del Pd. «Per la prima volta abbiamo alla nostra destra e alla nostra sinistra due alternative possibili. Ed è la prima volta che temo che il Pd non abbia un futuro scontato». Più che la «cornice», dice, dobbiamo definire «il quadro».

 

«FIDATEVI»

La discussione si infiamma anche sui tempi del congresso. Letta fissa un percorso che inizia il 7 novembre per poi passare da una assemblea a metà mese. Il manifesto dei valori arriverà a gennaio e, subito dopo, ci sarà il voto per scegliere i due candidati che si confronteranno alle primarie, il 12 marzo. «Fidatevi, è la soluzione più equilibrata», dice. Chi sostiene Bonaccini, però, avrebbe preferito tempi più corti. «Sei mesi dal giorno delle elezioni per fare un congresso», dice Orfini, «sono una enormità». Mentre la sinistra (che è senza un candidato forte) puntava su tempi più lunghi. Un altro tema sollevato in diversi interventi è quello dell'autonomia differenziata: se il Nord (Piero Fassino) è a favore, il Sud (Francesco Boccia e Provenzano) per niente

sergio mattarella enrico letta STEFANO BONACCINI ENRICO LETTAenrico letta 1ENRICO LETTA

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)