crippa micillo pesce dell orco

IL MINI-PROCESSO PRIMA DELLA PURGA - LA “GRATICOLA” GRILLINA FA TRABALLARE 4 SOTTOSEGRETARI: ALESSANDRA PESCE (AGRICOLTURA), SALVATORE MICILLO (AMBIENTE), DAVIDE CRIPPA (SVILUPPO ECONOMICO), MICHELE DELL'ORCO (TRASPORTI) - I LORO INTERVENTI DAVANTI ALLA COMMISSIONE VENGONO REGISTRATI, ANCHE SE NESSUNO HA CHIESTO IL LORO CONSENSO - DEPUTATI E SENATORI M5S SONO STATI CHIAMATI A COMPILARE UNA “SCHEDA ANONIMA DI RIFLESSIONE”

1 - LE PAGELLE DEI GRILLINI AI SOTTOSEGRETARI IN 4 RISCHIANO IL POSTO

Federico Capurso per “la Stampa”

 

STEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIO

Ormai è sera quando sottosegretari e viceministri del Movimento 5 stelle iniziano ad affollare i corridoi di Montecitorio. C' è chi si attacca al telefono per sondare gli umori dei deputati, chi ripassa a mezza bocca il proprio discorso, chi cammina nervoso fumando una sigaretta in cortile.

 

Così inizia la lenta processione verso gli uffici della Camera che ospitano la "graticola": quaranta minuti d' esame in cui i membri della commissione di competenza ascoltano e giudicano con tanto di valutazione «alta», «media» o «bassa» il lavoro dei sottosegretari. E al termine della settimana, quando tutte le pagelle saranno state esaminate da Luigi Di Maio e dai venti membri del direttorio grillino, «qualche testa salterà», assicurano i vertici.

ALESSANDRA PESCE

 

I primi venti minuti della "graticola" vengono riservati ai sottosegretari, chiamati ad esporre quanto fatto in un anno di governo davanti ai membri della loro commissione, mentre una telecamera del partito registra l' intervento. Per i vertici, la presenza della telecamera «dà la possibilità al sottosegretario di utilizzare il video per i suoi canali social».

 

Eppure, fa notare più di un membro del sottogoverno grillino, «non ci hanno mai chiesto se volessimo essere ripresi o meno». Il nervosismo è palpabile. C' è anche chi non accetta di finire alla sbarra e a patto dell' anonimato liquida l' iniziativa di Di Maio come «uno sfogatoio inutile». Anche qualche parlamentare preferirebbe concentrarsi su altro.

SALVATORE MICILLO

 

«Non dobbiamo fare graticole - dice Paolo Lattanzi -, dobbiamo diversificare l' impegno sul territorio e la comunicazione di ciò che facciamo. Sull' antimafia, ad esempio, come Movimento siamo scomparsi perché abbiamo fatto lo stesso giro di procure che ha fatto la commissione Antimafia».

 

alessandra pesce assaggia la pizza fritta

Nei venti minuti successivi della graticola arrivano le osservazioni e le lamentele di deputati e senatori, chiamati alla fine a compilare una «scheda anonima di riflessione» composta di sei voci: «presenza, disponibilità all' ascolto, capacità di fornire informazioni, capacità di fornire risposte, capacità di raggiungere obiettivi, capacità organizzativa», cui si aggiunge uno spazio riservato alle «note sull' operato del sottosegretario». Non tutti, però, accettano di mettere dei voti e sono molte le schede a rimanere bianche: «Ho studiato per fare l' avvocato, non il giudice», commenta un deputato M5S.

salvatore micillo

 

Il destino dei sottosegretari, tra pochi giorni, sarà nelle mani di Di Maio e dei venti membri del Direttivo. A rischiare, secondo i vertici, sono soprattutto quattro membri del sottogoverno. All' Agricoltura Alessandra Pesce, all' Ambiente Salvatore Micillo e allo Sviluppo economico con delega all' Energia Davide Crippa.

 

Nel mirino ci sarebbe anche Michele Dell' Orco, sottosegretario ai Trasporti, accusato da molti parlamentari di aver speso troppe energie nel suo collegio elettorale, dove alle ultime politiche aveva mancato la rielezione. Una soluzione diversa sembra invece in cantiere per Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa, che dopo essersi scontrato con il suo ministro Elisabetta Trenta sarebbe stato tentato dalle dimissioni. La sua storica amicizia con Di Maio, con cui ha condiviso l' appartamento romano all' inizio della scorsa legislatura, gli permetterebbe un' uscita soft, senza «bocciature».

DAVIDE CRIPPA

 

2 - L'ESAME-GRATICOLA AGITA IL M5S ECCO I PRIMI QUATTRO A RISCHIO

Alessandro Trocino per il “Corriere della sera”

 

«Da anni, qualunque cosa succeda, è sempre colpa mia. Ora basta, ora si cambia». E così Luigi Di Maio, stufo di fare il capro espiatorio di ogni problema del Movimento, ha deciso di mettere sulla «graticola» i suoi. Una procedura inedita e inusuale, una sorta di processino al quale vengono sottoposti i sottosegretari, che vengono valutati con una «scheda anonima di riflessione» e sottoposti al giudizio finale di Luigi Di Maio e dei «direttivi» congiunti, una quindicina di deputati e senatori (vice e segretari d' aula). Alla fine, i processati rischiano di finire intrappolati nel rimpastino di sottogoverno. Nel migliore dei casi, rischiano una lavata di capo. Li chiamano «gli incravattati».

 

Eletti che, dicono, hanno dimenticato di essere «portavoce» del popolo e si sono trovati troppo a loro agio sulle poltrone di Palazzo Chigi. Gente che ha cominciato ad assaporare il potere e si è dimenticata della truppa dei parlamentari, frustrati, invidiosi o solo desiderosi di lavorare meglio, e in squadra.

alfonso pecoraro scanio col sottosegretario alessandra pesce (4)

 

Nel Movimento c' è agitazione. All' ultima assemblea, in molti si erano lamentati per la mancanza di dialogo e di confronto. Di Maio li ha serviti subito. Una buona occasione per regolare qualche conto in sospeso, affidando all'ordalìa anonima la rimozione di sottosegretari inefficienti, o entrati in conflitto, e soddisfacendo le brame più o meno legittime di altri esponenti del Movimento che scalpitano.

 

Ieri sera, prima delle ultime «graticole», volavano soffiate, non di rado veicolate da aspiranti alla poltrona. Un clima frizzante, che eccita e irrita. Ieri sera in diversi si sono rifiutati di consegnare la schedina di valutazione, anonima: «Ma che roba è - dice un deputato - mica faccio il giudice o il professore. Se ne può parlare apertamente, no, senza fare le pagelle?».

 

DAVIDE CRIPPA

Non tanto. Nel Movimento vige una certa omertà interna e sono in pochi quelli che si consentono di esprimere valutazioni esplicite. «Ritaglierò lettere dal giornale, per non far riconoscere la mia scrittura», scherza un' altra, ma non troppo.

 

Tra i parlamentari circola un totonomi dei più a rischio e dei più bersagliati dalle critiche. Ma sono previsioni avvelenate dal clima di faida interna. Tra quelli etichettati come «gli incravattati» ci sono Lorenzo Fioramonti, Davide Crippa e Andrea Cioffi, avvistati di rado dai colleghi o comunque poco propensi a dare informazioni. Si parla molto di Angelo Tofalo, entrato in rotta di collisione con il suo ministro, Elisabetta Trenta.

 

MICHELE DELL ORCO

È andato a un passo dalle dimissioni, qualche giorno fa, e non è escluso che varchi la soglia, d' intesa con Di Maio, del quale è sodale. Contestati anche Laura Castelli, molto esposta per il suo ruolo, e Carlo Sibilia, che però si racconta come molto solerte nel rispondere alle sollecitazioni.

Secondo fonti più accreditate, i sottosegretari davvero in pericolo sarebbero quattro, a rischio revoca: Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche agricole; Michele Dell' Orco, alle Infrastrutture; Davide Crippa, allo Sviluppo economico, e Salvatore Micillo, Ambiente.

 

Stefano Buffagni, in vista della sua «audizione» scherza: «Sono nato pronto, alla peggio mi bocciano». Claudio Cominardi pure: «Visto che è graticola, aggiungo aceto balsamico e alloro». Nelle schede c' è uno spazio di giudizio libero, con alcune voci fisse: presenza; disponibilità all' ascolto; capacità di fornire informazioni; capacità di fornire risposte; capacità di raggiungere obiettivi; capacità organizzativa. Ogni voce ha tre giudizi: alta, media o bassa. Una pagellina che finisce dentro un' urna e poi sarà valutata da direttivo e Di Maio.

 

MICHELE DELL ORCO

Con una procedura oscura, come spiega Alessio Villarosa: «Avrei preferito un metodo diverso, più trasparente. Avrei voluto leggere i giudizi, per esempio. E poi questa telecamera che ci riprende: a chi finiranno queste riprese?». Già, perché i primi venti minuti verranno ripresi, mentre i successivi venti, per lasciare più libertà di manovra, no.

Dove finiranno i video? E chi leggerà davvero le schede?

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)