viktor orban giorgia meloni

IN UN MONDO DI CIECHI ANCHE ORBÁN È UN RE – IL PARTITO POPOLARE EUROPEO DEVE DECIDERE LA SORTE DEL PRESIDENTE UNGHERESE ALL’INTERNO DEL GRUPPO – LA QUESTIONE È: MEGLIO TENERSI BUONO IL “VIKTATOR” DENTRO TOLLERANDO LE POLITICHE ILLIBERALI O CONSEGNARE AI SOVRANISTI EUROPEI UN LEADER CHE OGGI NON HA? LUI INTANTO CONTINUA A FLIRTARE CON LA MELONI E IN QUESTE ORE SARÀ A ROMA…

 

 

Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”

viktor orban e giorgia meloni atreju 2019

 

Oggi e domani a Bruxelles, i vertici del Partito popolare europeo dovrebbero decidere la sorte di Viktor Orbán e del suo partito, il Fidesz, la cui appartenenza alla più grande famiglia politica europea è attualmente sospesa, pendente una misura definitiva.

 

donald tusk al congresso del ppe 1

Nelle stesse ore, il premier ungherese giunge a Roma, dov' è molto atteso il suo intervento alla National Conservatism Conference, il vertice internazionale della destra conservatrice e nazionalista, che sarà inaugurato da Giorgia Meloni e vedrà anche la partecipazione di Matteo Salvini e Marion Maréchal Le Pen.

MERKEL ORBAN

 

I due contemporanei appuntamenti fotografano in modo plastico il dilemma che affligge il Ppe, ma anche i dubbi del tribuno magiaro, affascinato dalle sirene dei sovranisti doc, ma incerto se mollare gli ormeggi dalla banchina un po' malconcia eppur sicura dei cristiano-democratici.

 

VIKTOR ORBAN QUANDO ERA CONSIDERATO UN RIFORMATORE CON BILL CLINTON NEL 1998

Il Ppe rimane diviso. Lo sono i tre saggi, incaricati lo scorso marzo di redigere il rapporto sul caso Fidesz (l' ex premier belga van Rompuy, l' ex cancelliere austriaco Schlüssel e l' ex presidente dell' Europarlamento Pöttering) e che non hanno saputo sciogliere il quesito di fondo, se cioè il partito ungherese debba rimanere o essere espulso dalla famiglia popolare.

 

matteo salvini viktor orban 4

Lacerato è soprattutto il Ppe. Per anni, le politiche autoritarie di Orbán sono state tollerate. Mentre a Budapest gli spazi di democrazia venivano ristretti, la separazione tra i poteri eliminata, le basi dello Stato di diritto progressivamente minate, i popolari hanno scelto sempre la strada del dialogo con l' ungherese cercando di coprire le differenze interne. Ma già nel settembre 2018 la spaccatura era emersa quando la maggioranza dei deputati del Ppe a Strasburgo votò a favore dell' apertura della procedura d' infrazione contro l' Ungheria, per violazione dei valori fondamentali dell' Unione europea.

MATTEO SALVINI CON MARINE LE PEN A PARIGI

 

Fra coloro che votarono contro, la delegazione di Forza Italia. La divisione è apparsa ancora più evidente il mese scorso, quando una nuova risoluzione dell' Europarlamento, che ha invitato il Consiglio europeo a rafforzare la pressione su Ungheria e Polonia sul tema dei diritti fondamentali, ha avuto di nuovo il sostegno di buona parte del gruppo popolare, ma non dei suoi membri italiani, francesi, spagnoli e sloveni, oltre a molti astenuti.

VIKTOR ORBAN CON DONALD TRUMP

 

«Ero a un centimetro dall' uscita dal Ppe - ha dichiarato Orbán, che ha sempre detto di volersene andare un minuto prima di essere espulso - ma la posizione di questi amici mi ha convinto per il momento a restare». La linea della spaccatura passa quindi grosso modo sull' asse Nord-Sud, con i partiti delle democrazie nordiche decisi a sbarazzarsi di una presenza così ingombrante.

 

donald tusk

Anche se a guidare il fronte di quelli che vorrebbero cacciare Orbán è il nuovo presidente del Ppe, il polacco Donald Tusk, il quale però gioca nella vicenda anche una partita personale in vista delle elezioni in Polonia, dove il suo nemico di sempre, il leader del PiS Jaroslaw Kaczynski, è il principale interlocutore di Orbán nella galassia sovranista.

 

vladimir putin viktor orban 4

Secondo fonti dei popolari, al vertice di Bruxelles dovrebbe emergere un compromesso molto democristiano: la proroga della sospensione, cioè il rinvio di ogni decisione definitiva. È molto indicativo che a favore di questa soluzione si sia espresso l' eurodeputato tedesco Daniel Caspary, capo della delegazione della Cdu-Csu, la più numerosa del gruppo Ppe.

 

«Il punto vero - dicono le fonti - è che sarebbe un errore madornale espellere Orbán, consegnandolo di fatto ai sovranisti». E indicano la partecipazione del premier ungherese alla National Conservatism Conference, dove farà il discorso principale, come la prova che la grande manovra per accaparrarselo sia iniziata da tempo.

viktor orban laszlo trocsanyi

 

Di più, secondo le fonti, sotto sotto perfino i socialisti sconsiglierebbero ai popolari di far fuori Orbán, poiché in tal modo regalerebbero all' estrema destra europea un leader che oggi non ha. A Roma, domani a pranzo, Orbán vedrà anche Silvio Berlusconi. Il quale dovrebbe rinnovargli l' invito a lanciare segnali distensivi all' indirizzo del Ppe. Improbabile che lo faccia dalla tribuna del vertice sovranista.

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