il tentativo di colpo di stato contro mikhail gorbaciov

MOSCA, AGOSTO 1991 IL SUICIDIO DELL'URSS - UNO DEGLI EVENTI CHE HANNO CAMBIATO LA FACCIA DEL MONDO: IL TENTATIVO DI COLPO DI STATO CONTRO GORBACIOV, IL CUI FALLIMENTO ACCELERÒ L'IMPLOSIONE DELL'UNIONE SOVIETICA - IL COLLASSO FU IL PREZZO PAGATO ALLA TRACOTANZA ESPANSIONISTICA DI MOSCA. MA L'IMPIEGO SISTEMATICO DELLA REPRESSIONE POLIZIESCA E MILITARE NON È SUFFICIENTE A GARANTIRE L'ESISTENZA DI UN IMPERO; ANZI, PUÒ ACCELERARNE LA CADUTA...

Manlio Graziano per “La Lettura – Il Corriere della Sera”

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

Tra poche settimane cadrà il trentesimo anniversario di uno degli eventi che hanno cambiato la faccia del mondo alla fine del secolo scorso: il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov, il cui fallimento accelerò l'implosione dell'Unione Sovietica. 

 

Gorbaciov era stato issato alla testa del Paese nel 1985, con il mandato di «ristrutturare» l'economia parassitaria dell'Urss, aprendola al libero mercato. Nel giro di poco tempo, però, fu evidente al mondo intero che lunghi decenni di assistenzialismo e di spesa militare sproporzionata rispetto alle risorse del Paese erano difficilmente redimibili: dall'elezione di Gorbaciov al 1991, l'Unione Sovietica era precipitata da una situazione già difficile all'impotenza totale. 

 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

Il collasso economico accelerava la perdita di credibilità e di prestigio all'interno e all'estero: il Paese era stato costretto a un umiliante ritiro dall'Afghanistan, alla resa di fronte al riarmo reaganiano, alla perdita di tutti i Paesi dell'Europa centro-orientale, alla defezione dei suoi già fedeli alleati in Medio Oriente e, soprattutto, a subire l'inarrestabile movimento centrifugo delle 15 repubbliche che lo componevano. 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

 

Nel 1991, l'Urss era afflitta da un'endemica scarsità di cibo, medicine e altri beni di consumo, le fabbriche non avevano di che pagare i salari, le scorte di carburante erano la metà di quel che serviva per passare l'inverno e l'inflazione superava il 300 per cento. A quella situazione avevano in parte contribuito anche i gerarchi convinti che l'Urss senza i metodi del passato non avrebbe potuto sopravvivere, e che avevano passato cinque anni a «remare contro» la perestrojka di Gorbaciov: molti mossi dal desiderio di conservare i propri privilegi, altri da un genuino patriottismo, e alcuni da una miscela opportunistica dell'uno e dell'altro. 

 

URSS

In quei cinque anni si delinearono due forme opposte di «lealismo»: da una parte, chi pensava che la sopravvivenza dell'Urss dipendesse dalla prosecuzione e dall'approfondimento delle riforme iniziate da Gorbaciov; dall'altra, chi pensava che la sopravvivenza dipendesse dal ripristino del vecchio centralismo burocratico autoritario e poliziesco. 

URSS

 

Nell'agosto 1991 si giocò il duello finale tra quelle due forme di «lealismo». Alla vigilia della creazione dell'«Unione delle repubbliche sovrane» - un nuovo patto tra 12 delle 15 repubbliche dell'Urss (i tre Paesi baltici si erano già chiamati fuori), approvato pochi mesi prima dal 70 per cento della popolazione in un referendum - alcuni personaggi di primo piano decisero di mettere in atto il putsch che era in corso di preparazione da ormai più di un anno. 

 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

Il primo ministro Valentin Pavlov, il vicepresidente Gennadij Janaev, il capo del Kgb Vladimir Krjuckov, il ministro degli Interni Boris Pugo e il ministro della Difesa Dmitrij Jazov fecero arrestare Gorbaciov, allora in vacanza in Crimea, e cercarono di assumere il controllo delle leve dello Stato. 

 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

Senza però riuscirci: grandi manifestazioni contro il golpe scoppiarono in molte città (a Mosca, fu il presidente della Russia Boris Eltsin a mettersi alla testa della resistenza), e le truppe rifiutarono di sparare sulla folla. Il putsch era fallito. Il giorno dopo, l'Ucraina dichiarava l'indipendenza. Era, di fatto, la fine dell'Urss. 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

Entrambe le forme di «lealismo» uscirono dunque sconfitte da quell'estrema prova di forza. L'esito penoso del conato di putsch dimostrò che l'estremo tentativo di «rendere l'Urss di nuovo grande» non aveva nessuna possibilità di successo; ma, al tempo stesso, dimostrò che neppure il tentativo di salvare l'Urss attraverso le riforme della perestrojka aveva possibilità di riuscire. 

Gorbaciov Boris Eltsin

 

Deposto per due giorni dai golpisti, Gorbaciov poté tornare a Mosca protetto da chi si apprestava a deporlo definitivamente con altri mezzi, sciogliendo puramente e semplicemente quel che restava del fantasma dell'Unione Sovietica, di cui era l'ancor più fantasmatico presidente. Non fu, come hanno detto molti, la fine di un particolare regime politico; fu un'altra finis Russiae , una delle tante che hanno regolarmente segnato la storia del Paese. 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

La Russia è infatti colpita, più di ogni altro Paese al mondo, dalla maledizione vichiana dei corsi e ricorsi storici: a cicli di espansione seguono ineluttabilmente cicli di contrazione. Contrazione che non si manifesta soltanto nel restringimento dei confini, ma anche nelle condizioni materiali, politiche e morali dell'intero Paese: il collasso del 1917 fu il prezzo pagato alla hybris , la tracotanza espansionistica dell'Ottocento; il collasso del 1991 fu il prezzo pagato alla hybris espansionistica dell'Unione Sovietica. 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

Questa apparente fatalità è il risultato della combinazione di due condizioni specifiche: da una parte, la necessità vitale di espandersi per premunirsi contro i rischi di un'eventuale invasione; dall'altra, l'incapacità strutturale - per mancanza di mezzi - di sostenere a lungo i costi dell'espansione. L'origine di queste due condizioni si perde nella notte dei tempi. 

 

GORBACIOV E ELTSIN

Gli storici individuano nelle invasioni dei Cavalieri teutonici e, soprattutto, dell'Orda d'oro mongola, nel XIII secolo, la nascita di quel sentimento permanente di insicurezza che G. Patrick March definisce «paura paranoide di un'invasione». Ma, come pare abbia detto Henry Kissinger, anche i paranoici ogni tanto hanno ragione: è precisamente il caso della Russia, piagata da ricorrenti tentativi di conquista. 

Boris Eltsin

 

Tentativi frustrati proprio dalle lunghe e, in definitiva, impercorribili distanze fisiche che si frappongono tra i territori dei suoi invasori e il cuore pulsante del Paese. Spiegava March: «La paura paranoide di un'invasione... ha suscitato [nei russi] una coazione a espandersi a spese dei propri vicini, per timore che questi si possano espandere a spese loro». 

 

Il secondo fattore specifico è l'impossibilità di sostenere a lungo i costi dell'espansione. Una delle cause principali del declino e della caduta dei grandi imperi è il loro overstretching , la loro sovraestensione: l'incapacità, cioè, di mantenere sul lungo periodo il controllo di tutti i territori conquistati e di rispettare tutti gli impegni presi. 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

Nel caso particolare della Russia, tale incapacità non si manifesta sul lungo periodo, ma appare subito, al ritmo stesso delle conquiste; l'overstretching , si potrebbe dire, è consustanziale all'esistenza stessa di un impero russo. La ragione è da ricercarsi nella inclemente geografia del Paese, che lo priva di vie di comunicazione naturali all'interno e rende impervie le vie di comunicazione verso l'esterno, data l'assenza di sbocchi aperti su mari navigabili tutto l'anno. 

 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

Questi handicap geografici, che sono immediatamente handicap economici e diventano infine handicap politici, condannano la Russia a essere tutt' al più una media potenza. Quando pretende di giocare nella superlega delle grandi potenze, è costretta a spendere più di quanto incassi, innescando il meccanismo che, dall'espansione, porterà ineluttabilmente alla contrazione. 

 

Questa, in breve, è stata la storia dell'Unione Sovietica a partire dall'alleanza con Hitler nel 1939, e poi con gli Stati Uniti nel 1941, fino al suo schianto nel dicembre del 1991. L'ingordigia con cui Stalin restaurò e poi oltrepassò i confini dell'impero zarista fu pari solo all'incapacità di mantenere quelle conquiste. 

il tentativo di colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov

 

Mentre gli Stati Uniti potevano permettersi di inondare di capitali la parte di Europa rimasta nelle loro mani, la Russia dava vita a una triste parodia del Piano Marshall (il «Piano Molotov»), che divenne poi il Comecon, un sistema di accordi bilaterali volti a vincolare i Paesi satelliti al commercio con l'asfittica economia russa. Il solo modo in cui l'Urss poté mantenere la propria unità - così come il blocco europeo centro-orientale ottenuto dagli accordi di Yalta - fu l'impiego sistematico della repressione poliziesca e militare. 

 

conferenza di yalta

Ma, da che mondo è mondo, la forza bruta non è sufficiente a garantire l'esistenza di un impero, o di uno Stato, o anche solo di un regime; anzi, il ricorso esclusivo alla forza bruta può accelerarne la caduta invece di procrastinarla.

 

È quello che accadde nei convulsi mesi che seguirono il tentato golpe dell'agosto 1991, quando l'Unione Sovietica si dissolse nel nulla. Il 12 dicembre 1991, i presidenti russo Boris Eltsin, ucraino Leonid Kravcuk e bielorusso Stanislau ukevic chiusero a Minsk il capitolo sovietico della storia russa con l'intenzione di aprirne uno nuovo, partendo dal suo cuore slavo.

 

VLADIMIR PUTIN E BORIS ELTSIN

Un progetto che non decollò mai; non perché l'«Occidente» si fosse messo di mezzo (cosa che l'«Occidente» fece, comunque), ma perché la Russia non aveva i mezzi per riuscirci.

 

Nel 2005, Vladimir Putin definì la dissoluzione dell'Urss la «più grande catastrofe geopolitica del XX secolo». Anche se il XX secolo non è stato avaro di catastrofi, geopolitiche e umane, di cui sembra inopportuno stabilire una gerarchia, non c'è da stupirsi che uno dei più longevi vod (infallibile leader carismatico) della storia russa lo consideri «il più grande». Fedele al suo ruolo e al suo compito, Putin ha tutto l'interesse a imputare pubblicamente quella catastrofe ai «nemici» del suo Paese. 

VLADIMIR PUTIN E BORIS ELTSIN

 

Quell'evento, in realtà, si iscrive perfettamente nella continuità geopolitica della Russia, nella maledizione vichiana che spinge ogni vod emerso da un ciclo di contrazione a spingersi con cieca determinazione in un nuovo - e, in definitiva, nuovamente fatale - ciclo di espansione.

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