matteo salvini alessandro daffina flavio cattaneo giorgia meloni giovanbattista fazzolari

LA MOSSA DEL CAVALLO DI SALVINI: SECONDO “IL FOGLIO”, VUOLE PROPORRE ALESSANDRO DAFFINA, CAPO DI ROTHSCHILD ITALIA, ALLA GUIDA DI CDP (DOVE MELONI E FAZZOLARI VORREBBERO CONFERMARE SCANNAPIECO) - EX DEL FUAN, VICINO A LA RUSSA E GIANFRANCO FINI, DAFFINA HA UN PASSATO “DE’ DESTRA” - “IL FOGLIO”: “SALVINI VUOLE SOSTENERLO PERCHÉ, DIREBBE ARIANNA MELONI, È UNA CLASSICA AZIONE PER 'FAR SALTARE I NERVI'. SE SALVINI DOVESSE FARE IL NOME DI DAFFINA, MELONI CHE FA? E’ CERTA DI POTER RISPONDERE CHE UN AMICO DI DRAGHI VALE PIÙ DI UN FRATELLO DEL FUAN?” - LA SMENTITA DI DAFFINA: "NON HO PARTECIPATO A UN INCONTRO CON SALVINI E CATTANEO, E NON HO MAI MILITATO NEL FUAN, MA NEL FRONTE NAZIONALE DELLA GIOVENTÙ"

Riceviamo e pubblichiamo:

 

LA SMENTITA DI DAFFINA

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Caro Dago,

 

ho visto sul sito la ripresa dell’articolo di oggi de Il  Foglio che mi riguarda https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/mossa-cavallo-salvini-secondo-ldquo-foglio-rdquo-vuole-383205.htm.

 

A tale proposito, come ho già fatto con Il Foglio, smentisco categoricamente di aver partecipato - né sulla porta né in altro luogo e neppure in qualità di ospite d’onore – ad un incontro “con Salvini e Cattaneo, favorito dal presidente del Senato, Ignazio La Russa”.

 

Colgo l’occasione per precisare inoltre che non ho mai militato nel Fuan, come riportato dal Foglio, ma nel Fronte Nazionale della Gioventù.

 

Grazie per dare evidenza a questa mia smentita.

 

Alessandro Daffina - Amministratore Delegato di Rothschild & Co Italia

 

LA CARTA DI SALVINI PER CDP È IL BANCHIERE DAFFINA. MELONI SI OPPONE

Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “il Foglio”

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI

Meloni ha il potere, Salvini un banchiere. La premier sa chi è il nuovo grande amico del suo vice? Sta per scadere, ad aprile, il mandato di Dario Scannapieco come ad di Cdp e il segretario della Lega ha ora un nome per sostituirlo. Vuole replicare lo schema Enel, indicare un ad che, come Flavio Cattaneo, Meloni avrebbe difficoltà a bocciare. La nomina cade prima delle europee a rapporti di forza ancora invariati. Pochi giorni prima di Natale, a Roma, c’è stato un incontro tra Salvini e Cattaneo, favorito dal presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Alessandro Daffina

 

Sulla porta c’era un invitato d’onore. Era il “banchiere della gioventù”, ex militante del Fuan, Alessandro Daffina, capo di Rothschild Italia. E’ lui la “carta matta” di Salvini. Sono rimaste due grandi partecipate di stato, due partecipate su cui ancora Salvini può dire la sua. La prima è Cdp, la seconda è Ferrovie.

 

L’ad di Cdp è Scannapieco […] L’ad di Ferrovie è Luigi Ferraris. Il Foglio aveva già scritto sia di Cdp sia di Ferrovie e raccontato le intenzioni di Meloni. […] Per Ferrovie la premier ha sempre pensato […] che un manager come Ferraris sia la figura migliore per gestire la privatizzazione. Su Cdp c’è una novità. Vuole conservare. L’idea iniziale di sostituire Scannapieco è tramontata. Lo conferma, alla Camera, chi è vicino al sottosegretario Fazzolari: “Su Cdp, a oggi, l’intenzione è confermare Scannapieco”.

 

dario scannapieco flavio cattaneo

Si ripeterebbe quanto accaduto, con successo, in Poste ed Eni. La nomina spetta a Meloni ma la deve concertare con il Mef, con il suo ministro Giancarlo Giorgetti, e con gli alleati. Le partecipate, oltre a fare cassa, attraverso la cessione di quote, sono aziende che permettono l’avvio del Piano Mattei garantendo oltre 5 miliardi e mezzo di investimenti in Africa. Scannapieco offrirebbe a Meloni continuità e lealtà. Ma cosa resta a Salvini?

 

luigi ferraris premio guido carli 2023 1

A dicembre […] si è mosso […] e ha incontrato il suo “candidato” da opporre a Scannapieco. Lo ha fatto insieme a Flavio Cattaneo, ad di Enel. […] Quando Salvini era in difficoltà, quando tutti davano per fatta la nomina dell’ex ad di Terna, Donnarumma, a capo di Enel, il leader della Lega, d’intesa con Gianni Letta e lo scomparso Silvio Berlusconi, scompaginò la partita delle nomine perché, diceva rivolgendosi a Meloni, “vediamo se ha il coraggio di dire no a uno come Cattaneo”. E infatti, Meloni non lo ha detto.

ALESSANDRO DAFFINA

 

Caddero teste. Raccontano che una di queste ebbe il coraggio di presentarsi da Fazzolari, a Palazzo Chigi, lamentando la carriera rovinata per sentirsi rispondere da Fazzolari: “Mi perdoni, ma lei quanto ha guadagnato finora? Sa quanto guadagna un sottosegretario, un premier, che prende decisioni che hanno rilevanza nazionale? Se conosce la risposta sa pure che la nostra conversazione è finita”.

 

ignazio la russa giorgia meloni antonio tajani

Oltre a Cattaneo, venne nominato presidente di Enel, Paolo Scaroni. Salvini è ora convinto di avere trovato un altro Cattaneo in Daffina, uno che Meloni conosce come lo conosce il suo partito. Daffina è oggi a capo di Rothschild italia, la banca d’investimenti dove ha lavorato il presidente francese Macron, ma in passato è stato vicino a Gianfranco Fini.

 

DARIO SCANNAPIECO

Al governo ha una sponda con La Russa. Da ragazzo ha militato nel Fuan. Perché Salvini vuole sostenerlo? Perché ha bisogno, ripete, di un “altro manager nelle partecipate” e perché l’operazione Daffina, direbbe Arianna Meloni, è una classica azione per “far saltare i nervi”. A destra si fa ormai una distinzione tra quella vecchia destra, quella di Fini, La Russa, e la nuova, quella di Meloni e Fazzolari.

 

giorgia meloni marcello de angelis

Daffina è più vicino alla prima. Il suo nome compare a pagina 64 del libro di Bisignani-Madron “I potenti al tempo di Giorgia”. Daffina, in quel libro, viene collegato a Marcello De Angelis, ex direttore del Secolo, ex responsabile della comunicazione del governatore Rocca, di cui Daffina sarebbe “amico”. Salvini sta in pratica scegliendo l’omeopatia: vuole combattere Meloni con una parte antica di Meloni. Se Salvini, per la guida di Cdp, dovesse farle il nome di Daffina, un banchiere che lavora Rothschild, di destra, Meloni che fa? E’ certa di poter rispondere che un amico di Draghi vale più di un fratello del Fuan?

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…