nino di matteo alfonso bonafede

NESSUN ROSPO È TROPPO GROSSO DA MANDARE GIÙ SE VUOL DIRE TENERSI LE POLTRONE DI GOVERNO - IL TRAVAGLIO DEI GRILLINI DURA UNA NOTTE: QUELLA TRASCORSA AD ATTENDERE COSA AVREBBE SCRITTO TRAVAGLIO SULLO SCONTRO TRA DI MATTEO E BONAFEDE. QUANDO LEGGONO ''SOLO UN EQUIVOCO'', IL M5S TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO. E I MEMBRI LAICI PENTASTELLATI DEL CSM POSSONO SGANCIARE LE LORO BOMBE SULL'EX IDOLO ANTIMAFIA: ''I MAGISTRATI DOVREBBERO USARE CAUTELA A ESPRIMERE OPINIONI AI MEDIA, PER EVITARE SPECULAZIONI CHE MINANO L'AUTOREVOLEZZA DEL CSM''

Carlo Tarallo per “la Verità

 

Il travaglio (molto doloroso) dei grillini dura una notte, solo una notte: quella, in realtà assai agitata, trascorsa ad attendere cosa avrebbe scritto Travaglio (Marco) sul Fatto Quotidiano a proposito dello scontro tra il magistrato e membro del Csm Nino Di Matteo e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Quando ieri mattina appare l' editoriale, il M5s tira un sospiro di sollievo: «L' abbiamo sfangata».

 

nino di matteo virginia raggi marco travaglio

 Travaglio, infatti, non sguaina lo spadone a difesa di Di Matteo, ma minimizza, parla di «colossale equivoco», assolve Bonafede, perché il fatto (quotidiano) non sussiste, e così i membri laici pentastellati del Csm possono sganciare le loro bombe sull' ex idolo antimafia: «Vogliamo sottolineare con forza», scrivono Alberto Maria Benedetti, Filippo Donati e Fulvio Gigliotti, «la nostra convinzione che i consiglieri del Csm, togati e laici, dovrebbero, più di chiunque altro, osservare continenza e cautela nell' esprimere, specialmente ai media, le proprie opinioni, proprio per evitare di alimentare speculazioni e strumentalizzazioni politico-mediatiche che fanno male alla giustizia e minano l' autorevolezza del Consiglio.

 

Chi ha l' onore di ricoprire un incarico di così grande rilievo costituzionale», aggiungono i tre laici targati M5s, «deve sapersi auto-limitare». Di Matteo, si contenga! La nota di Benedetti, Donati e Gigliotti ricorda la famosa telefonata di Silvio Berlusconi a Michele Santoro, del 16 marzo 2001: caso chiuso, quindi, in superficie.

 

nino di matteo marco travaglio

In profondità, però, le acque grilline sono assai agitate: «Ormai», confida alla Verità un esponente pentastellato di governo, «il M5s è l' establishment e il populismo giudiziario e giornalistico che ci ha dato i natali come Movimento ora ci si ritorce contro. Era prevedibile, forse inevitabile, ma non ci sarà alcuna ripercussione. Il governo non si tocca, basta spostare una casella per far crollare tutto e darla vinta a Alessandro Di Battista, che non vede l' ora di tornare alle elezioni. Piuttosto, la vicenda Bonafade mette in difficoltà Luigi Di Maio, che è il nume tutelare del ministro della Giustizia».

alfonso bonafede francesco basentini 1

 

«Non a caso», prosegue il big del M5s, «Danilo Toninelli è stato sacrificato, ma Bonafede con tutte le gaffe e gli errori sta sempre là ed è pure capodelegazione del M5s al governo, piazzato da Di Maio, che ha ricoperto quel ruolo prima di lui». Se è per questo, Bonafede è anche colui il quale ha presentato Giuseppe Conte a Di Maio «Bonafede», aggiunge la nostra fonte, «non si muove. La faccenda è molto semplice: il governo deve restare in piedi a tutti i costi, non c' è discussione o polemica che tenga».

 

Il capogruppo alla Camera di Fratelli d' Italia, Francesco Lollobrigida, ha chiesto che Bonafede vada in Aula per comunicazioni, quindi ci sarebbe un voto sulle parole del ministro. Spaccature in vista?

filippo donati

«Macché», ridacchia il big pentastellato, «ormai chi doveva andar via lo ha fatto, i parlamentari sono letteralmente terrorizzati dall' idea che la legislatura non duri cinque anni. Se si torna a votare, in Parlamento torna un terzo di noi.

 

ALBERTO MARIA BENEDETTI

Se va bene». Difficile in ogni caso che Bonafede accetti di presentarsi in Aula per comunicazioni, più probabile la scelta di una semplice informativa, che non preveda un voto.

Pd e M5s si schierano compatti a difesa del Guardasigilli, e pure Italia viva, che su Bonafede e la riforma della prescrizione aveva minacciato di far cadere il governo, ingrana la retromarcia: «Da mesi», sottolinea il capogruppo dei renziani al Senato, Davide Faraone, «chiediamo le dimissioni del ministro della Giustizia, ma oggi no. Oggi che il destino ridicolo si è abbattuto su chi si è servito dei processi in piazza per poi rimanervi vittima, no.

 

E lo facciamo perché c' è in gioco la democrazia. Quello che è andato in onda», aggiunge Faraone, «è un botta e risposta tra due correnti del medesimo giustizialismo». Con Forza Italia pronta ad approfittare della primi crisi seria del governo per entrare a far parte di una maggioranza di ricostruzione nazionale, Italia viva si guarda bene dal premere sull' acceleratore, e così anche il caso Di Matteo-Bonafede è destinato a essere archiviato il più presto possibile.

fulvio gigliotti

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