moscovici e anne michelle basteri

OH SÌ, FRUSTATECI! - TRAVAGLIO: ''AUGURIAMO SINCERAMENTE AL GIORNALE UNICO DELL'APOCALISSE CHE IL 9 LUGLIO I MINISTRI DELLE FINANZE UE DELIBERINO QUESTA BENEDETTA PROCEDURA D'INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA. PERCHÉ SE, DIO NON VOGLIA, DOVESSIMO SFANGARLA ANCHE STAVOLTA, NELLE MIGLIORI REDAZIONI FIOCCHEREBBERO I SUICIDI - MA DA CHE PULPITO VENGONO LE EUROLEZIONI DI RIGORE ALL'ITALIA? DALLA FRANCIA CHE SFONDA IL 3% PER PLACARE I GILET GIALLI? QUINDI LA LORO RABBIA POPOLARE…''

 

Marco Travaglio per ''il Fatto Quotidiano''

 

 

Auguriamo sinceramente al Giornale Unico dell' Apocalisse che il 9 luglio i ministri delle Finanze dell' Ue deliberino questa benedetta procedura d' infrazione contro l' Italia. Perché se, Dio non voglia, dovessimo sfangarla anche stavolta, peggio che mai per merito di Giuseppe Conte, nelle migliori redazioni del bigoncio fioccherebbero i suicidi.

 

marco travaglio

Di massa. Avrete certamente notato, nelle rassegne stampa, il voluttuoso sadismo con cui questi patrioti alla rovescia implorano quel che resta di Juncker&Moscovici di punirci severamente, con pene esemplari, possibilmente col contorno di sevizie, supplizi, garrote, fruste, vergini di Norimberga, trattamenti alla Guantanamo o alla Abu Ghraib. Chiedono sangue, lacrime, patimenti, nessuna pietà.

 

Intimano alle autorità europee di tenere duro e non fare scherzi, almeno stavolta: già sei mesi fa avevano tutti l' acquolina in bocca e lo champagne in ghiaccio, il prode Federico Fubini aveva già preannunciato gli strumenti di tortura stabiliti, la data dell' esecuzione e del funerale dell' Italia (21 novembre 2018).

Poi invece, sul più bello, quelle pappemolli degli euroburocrati si calarono le brache. Che non si ripeta né ora né mai più.

 

Repubblica: "Figuraccia europea", "La furbata da un miliardo. Il governo si prende il tesoretto di Cassa Depositi e Prestiti per placare l' Ue" (un dividendo extra richiesto dallo Stato in quanto azionista), "Procedura d' infrazione più vicina". La Stampa: "L' Europa boccia l' Italia. Bruxelles gela il premier: i tagli non bastano. Procedura d' infrazione più vicina", "Dietro le parole niente". Il Giornale: "Scippano militari, imprese e pensionato. La Ue non molla sul debito: servono 5 miliardi".

ROCCO CASALINO AL TAVOLO CON CONTE, MACRON E MERKEL

 

Libero: "Conte pronto a ricevere schiaffi", ma per fortuna "Silvio dà una mano al sedicente premier". L' altra sera, a Otto e mezzo, si discuteva delle nomine dei nuovi commissari europei e Corrado Formigli osservava che "fare un italiano commissario al Bilancio sarebbe come mettere Dracula all' Avis" (vecchia battuta di Beppe Grillo su Antonio Gava ministro dell' Interno, ma Formigli non lo sapeva, altrimenti avrebbe evitato l' infettiva citazione): perfetto luogo comune del Giornale Unico dell' Apocalisse, convinto che la maggioranza giallo-verde abbia bruscamente e inopinatamente interrotto una lunga e virtuosa serie di governi guidati da Cavour, Quintino Sella, Einaudi e De Gasperi.

GIUSEPPE CONTE E ANGELA MERKEL

 

Più onesto e sorprendente è stato Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio24 (Confindustria), che faceva notare da qual pulpito vengono le eurolezioni di rigore all' Italia.

 

Cioè a un Paese che mette sul piatto quasi 3 miliardi risparmiati dalle minori spese per il Reddito di cittadinanza e Quota 100, oltre a qualche altro miliardo sgraffignato qua e là, si presenta con un rapporto deficit-Pil più vicino al 2 che al 2,5% e non merita alcuna sanzione.

 

pierre moscovici

Non da solo, almeno, visto che la Francia si accinge a sforare per l' ennesima volta, col beneplacito degli eurobucrocrati, la sacra e inviolabile soglia del 3%. E attenzione: Pierre Moscovici, il commissario Ue agli Affari economici, disse sei mesi fa che "per la Francia lo sforamento oltre il 3% del deficit-Pil può essere preso in considerazione in modo limitato, temporaneo ed eccezionale", perché il povero Macron doveva varare un piano anti-povertà da 10 miliardi per rispondere alla rivolta dei "gilet gialli" e "rispondere all' urgenza del potere d' acquisto dei francesi" (beati loro).

moscovici e macron

 

 

Quindi, mentre l' Italia doveva retrocedere dal 2,4 al 2,04, la Francia che aveva già avuto l' ok per il 2,8% otteneva il via libera per il 3,5%. Si dirà: ma la Francia ha un debito pubblico pari al nostro ma un Pil più alto. Vero: ma quella del 3% è una soglia invalicabile del Patto di Stabilità che prescinde dall' entità del debito: "Il superamento del 3% è considerato eccezionale se determinato da un evento inconsueto non soggetto al controllo dello Stato membro o nel caso sia determinato da una grave recessione economica".

TRIA E MOSCOVICI

 

Del 3,5% non parla nessun trattato. E comunque considerare la rivolta dei Gilet gialli, innescata dall' aumento delle accise sulla benzina e dalle politiche dell' Eliseo, un "evento inconsueto" significa dire che è la rabbia popolare, e non la crisi economica, a legittimare la violazione delle regole europee.

 

Infatti la Spagna del socialista Pedro Sánchez s' infilò subito nel pertugio, anzi nella voragine, annunciando il salario minimo a mille euro, con un aumento del deficit anche rispetto a quello già bocciato dall' Ue.

 

EMMANUEL MACRON PEDRO SANCHEZ DONALD TUSK ANGELA MERKEL

Ma c' è di più. Nel 2012, quand' era ministro delle Finanze del governo Hollande, e la Francia sfondava regolarmente il tetto del 3% (per dieci anni consecutivi, con tanto di procedura d' infrazione permanente), Moscovici rilasciò un' intervista al New York Times e disse delle regole europee le stesse cose che oggi dicono Conte, Di Maio e Salvini: "La visione generale nella Commissione europea è neoliberista o ortodossa. Io sono un socialista, un socialdemocratico! In Francia abbiamo libere elezioni, siamo noi a determinare le nostre politiche e stiamo difendendo la nostra strada. Il problema dell' Europa è che è percepita come punizione e non come aiuto per gli Stati".

 

ANGELA MERKEL E MARITO IN SPAGNA CON PEDRO SANCHEZ E MOGLIE

Quando Ivo Caizzi, corrispondente del Corriere a Bruxelles, gli rinfacciò quelle parole che oggi definirebbe "populiste" e "sovraniste", il tartufòn le liquidò imbarazzato come "propositi da campagna elettorale". Poi aggiunse che lui, da ministro, aveva ridotto il debito: balle, visto che quando dirigeva le Finanze francesi (2012-2014) il debito di Parigi schizzò dall' 87,7 al 94,8% del Pil (oggi è al 98,4%). Meglio avrebbe fatto a cavarsela con il leggendario motto di Jean-Claude Juncker al terzo whisky: "La Francia è la Francia". E ho detto tutto.

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO