salvini santalucia

ORA IL CENTRODESTRA TEME LA MAGISTRATURA A OROLOGERIA – SALVINI: “NON VORREI CHE DA QUI AL 25 SETTEMBRE QUALCUNO SI SVEGLIASSE MALE E PENSASSE DI CAMBIARE IN UN TRIBUNALE IL RISULTATO DELLA CABINA ELETTORALE” – IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI, SANTALUCIA, REPLICA: “È UNA RAPPRESENTAZIONE ROMANZATA E FANTASTICA DELLA SITUAZIONE. UNA CARICATURA”  - IL MELONIANO CROSETTO: “L’INTERVENTO (DELLA PARTE MILITANTE) DELLA MAGISTRATURA A PIEDI PARI NELLA POLITICA ITALIANA È UN ELEMENTO PURTROPPO FREQUENTE, QUASI “DOVUTO”…

FRANCESCO GRIGNETTI per la Stampa

 

matteo salvini alla versiliana

 

I parlamentari del Pdl si riunirono davanti al Palazzo di giustizia di Milano nel 2013 per solidarietà a Berlusconi sul caso Ruby. Tra gli altri c’erano Raffaele Fitto, Laura Ravetto e Mariastella Gelmini

 

Dice Matteo Salvini: «Non vorrei che da qui al 25 settembre qualcuno si svegliasse male e pensasse di cambiare in un tribunale il risultato della cabina elettorale». Un incubo. Un’ossessione. O meglio, considerando che il giovane Matteo iniziò la sua carriera politica con i «comunisti padani», uno spettro che si aggira per le segreterie dei partiti del centrodestra: le cattivissime toghe rosse.

 

Al solo sentire la frase, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, il pacato Giuseppe Santalucia, sospira: «È una rappresentazione romanzata e fantastica della situazione. L’idea di una magistratura che interviene con i suoi poteri di controllo di legalità per favorire gli uni e danneggiare gli altri, se vogliamo dirla tutta, è un po’ caricaturale».

 

SANTALUCIA ANM

In verità, lo scandalo Palamara non aiuta. Nei suoi libri, tanto citati da Salvini, l’ex presidente dell’Anm racconta proprio di magistrati in guerra continua tra loro e contro i «nemici» politici. Altro sospiro di Santalucia: «In effetti lo scrive, ma non è affatto così. E anche se qualcuno ci specula, e accredita queste letture, insomma, non è questo un motivo di rafforzamento della loro veridicità. Queste affermazioni purtroppo sono il frutto del deterioramento del dibattito pubblico».

 

Eppure la paura di una magistratura ostile è un comune sentire di Fdi e Lega. Da quelle parti non hanno dimenticato alcuni casi illustri: l’avviso di garanzia a Berlusconi che fece cadere il suo primo governo (1994), l’indagine su Clemente Mastella che smottò il governo Prodi (2008), il caso Consip che fu la prima seria picconata contro Matteo Renzi (2016). Perciò Guido Crosetto, che nasce berlusconiano, è stato uno dei fondatori di Fratelli d’Italia, ed è ancora uno dei principali consiglieri di Giorgia Meloni, ragiona a voce alta, con tono sarcastico: «Non penso ci saranno “sorprese” perché sorpresa si definisce un fatto inaspettato, non ordinario.

GIUSEPPE SANTALUCIA

 

Nel caso della magistratura italiana l’intervento (della parte militante) a piedi pari nella politica italiana è un elemento purtroppo frequente, quasi “dovuto”. I libri di Renzi e Palamara lo dimostrano. Abbiamo a che fare con alcune persone che si sentono militanti, chiamati alla battaglia e legittimati (nella loro testa) ad usare qualunque strumento pur di “eliminare” il nemico. La sproporzione di potere che si è creata tra loro e le altre istituzioni, gli ha consentito finora di essere l’ago della bilancia, di far cadere governi, incidere sulla dialettica politica, avvelenare la competizione democratica. Da noi dura da quasi 30 anni ed ormai tiene sotto scacco potere politico, legislativo, economico, industriale ed esecutivo».

 

 

Va da sé che stavolta il nemico sono loro, i futuri nuovi potenti. Crosetto è convinto che da qualche parte abbia cominciato a ticchettare qualche bomba giudiziaria: «Sono certo che da oltre un mese ci siano persone al lavoro, giorno e notte, per costruire le armi che si scateneranno a breve. Lo dico con profonda tristezza. Non pensando al risultato o ai possibili vincitori ma pensando alla democrazia».

 

salvini ferragosto

Ragionamento simile lo fa anche il leghista Stefano Candiani, sottosegretario uscente all’Interno, molto vicino a Salvini: «Purtroppo siamo in Italia e ci siamo malamente abituati a vedere qualche frangia politicizzata della magistratura che entra a gamba tesa nella politica ad ogni tornata elettorale importante». Candiani pensa che stavolta la miccia sia l’annunciata riforma costituzionale. «C’è una larga parte della magistratura che lavora onestamente e in silenzio. Poi ci sono quelli politicizzati. E questi ultimi sanno che, vincendo il centrodestra, si faranno quelle riforme che erano prefigurate dal nostro referendum e su cui gli italiani si sono già espressi».

 

Candiani intende dire la riforma più radicale: la separazione delle carriere, come raccontata anche da Carlo Nordio su questo giornale pochi giorni fa. Forse anche la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale. Più l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Sarebbe una rivoluzione della giustizia più che una riforma. A dire il vero, però, a votare per quel referendum sono andati in pochini, o no? «Vero, non abbiamo raggiunto il quorum. Ma quelli che sono andati a votare, in massa avevano detto sì. Il segnale politico c’è stato. Quelle riforme adesso le vogliamo portare a casa. E allora, tornando alla magistratura, noi temiamo un riflesso condizionato di chi vuole conservare l’esistente. Non ci sarebbe da stupirsi se ci fosse un’azione proditoria di quelle frange politicizzate di cui sopra».

SILVIO BERLUSCONI CIRCONDATO DAI PARLAMENTARI PDL

 

Lo schema, dunque, è questo. Da una parte c’è uno schieramento che sente la vittoria elettorale in tasca e pensa (e dice) che solo la magistratura può impedirgli il pieno successo. Dall’altra c’è chi sente profumo di intimidazione. «Dopo condoni fiscali, ingiusta flat tax, donne regine del focolare, attacco alla sanità pubblica – replica Valter Verini, Pd – non poteva mancare un altro evergreen: l’attacco alla magistratura. Ecco puntuale Salvini dare il via. Non gli è bastata la debácle dei referendum. Invece di applicare le riforme e pensare a magistrati e cancellieri che mancano, a una giustizia davvero giusta ed efficace, si lanciano improbabili proclami, e più o meno velate intimidazioni alla magistratura. Sempre più vicini a Orban e Putin, sempre più lontani dagli italiani».

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...