mario draghi

LA PAZZA IDEA DI PALAZZO CHIGI: MARIO DRAGHI PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA - ORA L'ITALIA PUÒ ASPIRARE AL MASSIMO AL PORTAFOGLIO DELLA CONCORRENZA: NULLA RISPETTO A BCE E GUIDA DEL PARLAMENTO CHE STIAMO PER LASCIARE - DOPO IL PASSO INDIETRO DELLA MERKEL, NESSUN CANDIDATO HA IL CARISMA PER METTERE TUTTI D’ACCORDO - E CON DRAGHI ALLA COMMISSIONE, LA GERMANIA POTREBBE...

MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

Il primo novembre si avvicina, e ormai tutti si chiedono cosa farà Mario Draghi dopo aver varcato per l' ultima volta il grande ingresso di vetro della Banca centrale europea. Donald Trump, in guerra con il suo governatore Jerome Powell, lo vedrebbe bene alla Federal Reserve. A Washington c'è chi lo immagina già alla guida del Fondo monetario internazionale.

 

MARIO DRAGHI

Nelle capitali europee il suo nome finora è rimasto sottotraccia, se non altro per non destabilizzare l'istituzione più delicata dell'Unione. Ora però il tempo sta scadendo: ai primi di luglio si insedia il nuovo Parlamento di Strasburgo e lo stallo sulle nomine nei posti chiave di Bruxelles e Francoforte inizia a diventare imbarazzante. Ecco perché a Palazzo Chigi è iniziata a circolare una soluzione alla quale molti hanno pensato ma che nessuno ha finora avanzato: proporre Mario Draghi come nuovo presidente della Commissione europea.

mario draghi

 

L'ipotesi - alla quale Giuseppe Conte non sarebbe contrario - parte da una consapevolezza maturata in questi giorni nei colloqui fra Roma e Bruxelles: nelle attuali condizioni l' Italia può aspirare al massimo al portafoglio della Concorrenza.

Una poltrona importante, ma nulla rispetto alle due che Roma sta per lasciare: Bce e Parlamento. Non solo: i candidati usciti dalla mediazione politica per il posto di commissario - Giancarlo Giorgetti in primis - non hanno le competenze necessarie a ricoprire un incarico così delicato sul piano tecnico.

 

Giorgetti è considerato spendibile per la casella del Commercio o quella dell' Agricoltura, troppo poco per uno dei tre grandi Paesi fondatori dell' Unione. Di qui l' idea di mettere sul tavolo il nome di Draghi, le cui doti di mediazione sono apprezzate da anni nelle riunioni del Consiglio europeo.

 

mario draghi

L'attivismo recente dello stesso Draghi presso i leader europei avrebbe fatto il resto: il presidente della Bce si è speso molto per evitare strappi da e nei confronti dell' Italia, e insistendo nel mantenere una politica monetaria accomodante. In questo l'ex Ciampi boy si conferma un funzionario di prim'ordine: dopo aver ricevuto valanghe di critiche da parte leghista, ora è riuscito a conquistare consenso anche fra di loro. Non solo quello di Giorgetti, uno dei pochi del governo giallo-verde con cui ha sporadici contatti, ma persino del leader dell'ala radicale Claudio Borghi.

GIANCARLO GIORGETTI E CLAUDIO BORGHI

 

«Tutto si può dire di Draghi, ma il suo lavoro lo sa fare bene», raccontava qualche giorno fa a un amico. Chi ha seguito da vicino la trattativa racconta che se l' Italia riuscirà a evitare le conseguenze peggiori della procedura di infrazione sul debito, sarà accaduto anche grazie alla sua mediazione con le cancellerie.

 

La domanda è: Draghi è in grado di spuntarla sugli altri candidati? Riuscirebbe ad avere l'appoggio necessario delle grandi famiglie della politica europea, ora allargata ai Verdi? E soprattutto: riuscirebbe ad avere di nuovo il pieno sostegno di Berlino dopo anni di politica monetaria lontana dalla tradizione tedesca? La forza della sua candidatura è anche questa: una volta uscita di scena l' ipotesi Angela Merkel, nessuno dei candidati in pista ha l'autorevolezza necessaria per essere la guida certa di un Continente accerchiato dalla fine del multilateralismo e dai populismi.

 

mario draghi carlo azeglio ciampi

La Cancelliera ha declinato l'offerta di Emmanuel Macron perché sinceramente pronta alla pensione, e per il probabile esito delle sue dimissioni a Berlino, ovvero le elezioni anticipate. Nei ragionamenti fatti a Palazzo Chigi c' è anche la consapevolezza che un'eventuale nomina di Draghi renderebbe meno complicata la scelta di un successore nordico alla guida della Bce. «Se il suo nome si impone, nessuno potrà dire di no», spiega una fonte governativa che chiede di non essere citata. Restano solo da capire le intenzioni dell' interessato.

MERKEL E MACRON SGHIGNAZZANO

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)