captagon sequestro anfetamine dell isis a salerno 2

PIGLIATI UNA PASTIGLIA, CHE L'ISIS SI RIPIGLIA - IL SEQUESTRO DA UN MILIARDO DI EURO A SALERNO DELLA ''DROGA DEI GUERRIGLIERI'', IN REALTÀ LA STESSA ANFETAMINA CHE NEGLI ANNI '60 DEGLUTIVANO INTELLETTUALI DELLA RIVE GAUCHE PER DARE SLANCIO A LIBRI MEMORABILI, POI CICLISTI, PUGILI E BODY BUILDER. OGGI IN VOGA IN TUTTO IL MONDO ARABO, TANTO CHE UN PRINCIPE SAUDITA È STATO BECCATO CON DUE TONNELLATE DI PILLOLE, DA MOLTI USATE COME SOSTITUTO DEL VIAGRA…

 

Domenico Quirico per ''la Stampa''

sequestro anfetamine dell isis a salerno 7

 

Gli affari dei jihadisti, il variegato business criminale dei Califfati, ovvero petrolio, reperti archeologici e droga, hanno codici, parole d'ordine, territori segreti, manovali e manager. Formicolano di viluppi misteriosi con le delinquenze più domestiche, le mafie italiane e quelle russe e cinesi, a disegnare una globalizzazione riuscitissima, una originale Cosa Nostra di crimine e fanatismo. Leggende, misteri e fatti li agitano, gonfiano, fanno vivere. Dove spesso bisogna guardare le cose a rovescio per vederle dritte.

 

sequestro anfetamine dell isis a salerno 6

Di certo gli affari continuano anche ora che gli eredi di Abu Bakr sono passati allo stato gassoso della guerriglia e alla efficace delocalizzazione in caparbie periferie. Mentre l'Occidente ha l'oblio facile. Dice un proverbio siriano: le tracce indicano il cammino. Ecco una traccia: al porto di Salerno. La Guardia di finanza sequestra quattordici tonnellate di anfetamine, 84 milioni di pasticche che portano un logo evocativo, Captagon. Il più grande sequestro di queste sostanze a livello mondiale.

 

La droga era nascosta in cilindri di carta di uso industriale, ingegnosa botola a più strati che doveva sfuggire anche al controllo degli scanner, distribuita a 350 chili per cilindro. Se il peso non basta a stupire, ci pensano altre fantasmagoriche cifre: il miliardo di euro che avrebbe reso lo smercio.

sequestro anfetamine dell isis a salerno 5

 

Italia tappa dei traffici

In Campania, via Gioia Tauro, arrivavano anche le fila del traffico di reperti archeologici trafugati dai jihadisti in Siria e Libia. La mafia cinese faceva da corriere con le sue navi, la' ndrangheta provvedeva allo spaccio sul mercato clandestino dell'arte. Coincidenze. Rimandi. Intriganti e significativi. Cambiano le merci. Le vie e i soci sono gli stessi. Mafia di Dio e mafie più terrene continuano a collaborare, innescate da appetiti senza fondo. Captagon: ecco pronunciato il logo losco. Ci hanno appiccicato l'eco degli anni del massacro siriano e del fanatismo planetario.

 

sequestro anfetamine dell isis a salerno 4

Questa droga è un vintage che torna dopo molte metamorfosi, anche chimiche. È ascesa dalla spicciola cronaca nera alla geopolitica. Perché ormai per definizione è «la droga della guerra siriana», «le pasticche dell'Isis», oppure «la droga dei terroristi».

 

Il mix in pastiglie

Negli anni Sessanta questa droga la deglutivano intellettuali alla moda sulla Rive Gauche per dare slancio a libri memorabili, gli studenti bisognosi di faticosi ripassi notturni, ciclisti, pugili e integralisti del body building. Un rimedio universale: eccita, fornisce energia, concentrazione, potenza. Malizie raccontano che non la lesinavano negli spogliatoi del Marsiglia, spiegherebbe persino una coppa dei campioni. Sparì dalle farmacie negli anni Novanta. Per ricomparire nell'arsenale guerresco degli islamisti.

 

sequestro anfetamine dell isis a salerno 1

Rafforzerebbe lo slancio guerresco, la resistenza alla fatica, la smania di farsi bombe umane. L'arma segreta che trasformerebbe in belve affiochiti guerrieri da caffè. Distinguere il vero dal mito è diventato difficile. Spiegare l'efficienza micidiale dei jihadisti con il ricorso alla droga sarebbe come attribuire le vittorie iniziali delle armate di Hitler alle droghe che venivano distribuite tra i suoi solerti combattenti.

 

Il grande consumatore di Captagon è certo il mondo arabo: Arabia saudita e paesi del golfo soprattutto. Qui la droga è ufficialmente una bestemmia contro dio, chi la smercia va al patibolo, ma evidentemente il vizio si è scavato una confortevole tana tra i buoni credenti. I clienti non sono certo i combattenti di dio. Le scorte del principe Nel 2015 all'aeroporto Hariri di Beirut grande agitazione per l'arrivo di un vip, un giovane elegantemente avvolto nella "dichdacha" immacolata.

 

CAPTAGON

È un principe della famiglia reale saudita dal nome lunghissimo come i conti in banca, Abdel Mohsen Ibn Walid Ibn Abdelalziz. È venuto per svagarsi a Beirut, antica e ribalda villeggiatura di quei dinasti. Riparte tra salamelecchi e mance, i suoi famigli sfilano affardellati da otto elegantissime valigie e 32 enormi cartoni con il simbolo saudita, palmizi e scimitarre incrociate.

 

Come dire, roba sacra, non si tocca. Solo che stavolta i finanzieri libanesi invece di inchinarsi all'ospite, vogliono aprire, ispezionare, frugare. Sconcerto, indignazione, minacce di incidente diplomatico. Affondano le mani in due tonnellate di pillole Captagon, dieci milioni di dollari di anfetamine. Il principe dice di non sapere nulla, accusa, è una vecchia abitudine dunque, due collaboratori.

 

IL PRINCIPE SAUDITA BECCATO CON DUE TONNELLATE DI ANFETAMINE CAPTAGON

Diventa "il principe Captagon". Nessuno ha mai scoperto a chi fossero destinati i quintali di droga, eccessivi per uso personale: alle mille e una notte degli innumerevoli principi sauditi o ai giorni grami e pericolosi dei jihadisti siriani di cui l'Arabia saudita è il grande padrino? Si mormora che la improvvisa curiosità dei doganieri fu una vendetta di Hezbollah, il partito di dio libanese contro i sauditi, grandi avversari del loro alleato Bashar Assad e dell'Iran sciita.

 

La produzione europea

Ai tempi bolscevichi del Patto di Varsavia il Captagon lo producevano i bulgari, in un laboratorio di stato, il Pahrmachim. Smerciandolo via Turchia, fatturavano valuta pregiata. Gli alleati del regime siriano avevano parte nel traffico. Smontati i Muri, le mafie rilevano l'attività, c'è un mercato dei chimici più bravi, ci si batte eliminando la concorrenza con il kalashnikov. In Europa, però, la fenetillina passa di moda: con eroina e ecstasy persino i bulgari non la vogliono più.

 

IL PRINCIPE SAUDITA BECCATO IN LIBANO CON LA CAPTAGON

Ma questa droga dei poveri può valere ancora oro. Giudiziosamente si delocalizza la produzione vicino ai luoghi arabi di maggior consumo, Libano e Siria. I chimici si trasferiscono, semplici macchinari prodotti in Cina e in India lavorano a pieno regime. Nelle benedette terre wahabite la pillola è popolarissima, la chiamano "al Captagon", ha perfino fama di esser più efficace del viagra. Altro che jihad!

 

Il business

La guerra civile siriana, con il suo caos, è una occasione imprenditoriale. I laboratori controllati ora dalle milizie islamiche esportano per milioni di dollari e forniscono denaro per le munizioni. Si lavora anche nella piana della Bekaa alla frontiera tra Siria e Libano, la Silicon Valley della droga di Hezbollah.

 

sequestro anfetamine dell isis a salerno 3

Sono i curdi a legare, probabilmente con troppa enfasi, le anfetamine al Califfato: a Kobane, raccontano, i combattenti morti avevano le tasche piene di pillole, i miliziani catturati farfugliavano, con gli occhi sbarrati, in preda alla droga con cui avevano cercato coraggio per l'assalto. Purtroppo non è il Captagon ad ammantellare il furore sanguinario, le fregole e i parossismi militari del jihad. Come forse dimostrerà il sequestro di Salerno, continua semplicemente a riempirne i forzieri.

sequestro anfetamine dell isis a salerno 2

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...