matteo renzi

IL PIZZINO DI RENZI AL CENTROSINISTRA - IL VOTO DI ITALIA VIVA AL SENATO, D'ACCORDO CON IL CENTRODESTRA, PER FAR PASSARE DUE EMENDAMENTI SGRADITI AL GOVERNO E' UNA RIPICCA - FOLLI: "È LA RISPOSTA DI RENZI ALLA CAMPAGNA DI CUI SI È SENTITO BERSAGLIO NELLE ULTIME SETTIMANE. AL DI LÀ DEL MERITO DELLE ACCUSE, L'OBIETTIVO DI CONTE E PD ERA E RESTA QUELLO DI METTERLO AI MARGINI DELLA STAGIONE CHE SI STA APRENDO, DESTINATA A CULMINARE NELL'ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO. OVVIE LE RAGIONI. RENZI È TUTTORA IL PIÙ ABILE E FANTASIOSO TATTICO" - LO STRESS TEST DELLA LEOPOLDA: ECCO CHI CI SARA'

1 - IL SEGNALE DI RENZI E I SUOI DESTINATARI

Stefano Folli per “la Repubblica”

 

renzi conte

È difficile non vedere un preciso segnale politico nelle votazioni di ieri al Senato, in cui due emendamenti, entrambi non graditi al governo, sono stati approvati da un asse di centrodestra, compresi Fratelli d'Italia, più Italia Viva. Sconfitto di conseguenza il fronte Pd, 5S e sinistre. Si dirà che i provvedimenti discussi relativi alle misure sanitarie di prevenzione del Covid - in definitiva non sono stati stravolti.

 

Si dirà anche, anzi è stato detto, che l'incidente è avvenuto per qualche errore di valutazione da parte di chi doveva gestire il passaggio, vale a dire il ministro per i Rapporti con il Parlamento. E si potrà concludere che l'episodio, per quanto non trascurabile, è meno grave di quel che appare. Tuttavia questa analisi consolatoria non convince. Il segnale è inequivocabile e il fatto che si sia scelto un terreno, per così dire, minore, rafforza il risvolto politico dell'operazione.

 

RENZI LETTA

Ma in cosa consiste questo messaggio? In primo luogo è la plausibile risposta di Renzi alla campagna di cui si è sentito il bersaglio nelle ultime settimane. Al di là del merito delle accuse, l'obiettivo di un ampio schieramento, da Conte al Pd, era e resta quello di mettere l'ex premier ai margini della stagione che si sta aprendo, destinata a culminare nell'elezione del capo dello Stato. Ovvie le ragioni. Per quanto screditato dalle sue attività extra-parlamentari, Renzi è tuttora il più abile e fantasioso tattico che frequenta le assemblee legislative.

 

salvini renzi

Buttarlo fuori dal campo di gioco è alquanto arduo e ieri il senatore di Scandicci ha voluto far sapere di esistere e soprattutto di avere il controllo della sua pattuglia. Alla vigilia della nuova Leopolda, non poteva essere più chiaro. In secondo luogo, quel voto è servito a esasperare ancora di più i 5S di Conte. Usciti malconci, come sappiamo, dalla vicenda delle nomine Rai, si trovano adesso nel mirino di chi vuole dimostrarne l'irrilevanza anche in Parlamento. E in effetti il gruppo "grillino", pur essendo il più numeroso, sembra anche il più esposto alle trappole della vita parlamentare.

 

berlusconi salvini renzi

Tanto è vero che i suoi esponenti devono sempre più spesso rifugiarsi sotto il mantello del Pd, in attesa di essere ammessi tra i socialisti europei. Come si può pensare che Conte e i suoi riescano a svolgere un ruolo di primo piano, o anche solo positivo, nell'elezione presidenziale? E la questione non riguarda solo i 5S: se vogliamo approfondire tutti i significati del voto a sorpresa di ieri, forse anche Enrico Letta è destinatario del messaggio renziano.

 

Come dire che non può essere lui il regista dell'operazione Quirinale. C'è qualcuno molto spregiudicato, che si muove con disinvoltura tra destra e sinistra nonostante la percentuale esigua di cui dispone, ben intenzionato a impedirglielo. S' intende che la giornata di ieri non promette nulla di buono per quanto riguarda la legge di bilancio. Se intorno a misure tutto sommato secondarie la maggioranza si divide, occorre domandarsi cosa può succedere quando si discuteranno i provvedimenti economici. In quel caso a destabilizzare non sarà Renzi, il quale è un aperto sostenitore di Draghi. Ma il rischio è che dai varchi di una coalizione un po' sbrindellata finiscano per affacciarsi altre frustrazioni.

intervento di carlo nordio

 

2 - RENZI E LO STRESS TEST DI ITALIA VIVA ALLA LEOPOLDA

Alessandro Di Matteo per “La Stampa”

 

Matteo Renzi apre di nuovo la sua Leopolda, dopo lo stop causa Covid dello scorso anno, e sarà una sorta di "stress test" per un leader da settimane al centro delle polemiche e per un partito che i sondaggi danno in affanno.

 

giovanni malago 9

L'organizzazione assicura che ci sarà il tutto esaurito, anche questa volta con migliaia di presenze, ma gli occhi sono puntati sugli ospiti, in un appuntamento che storicamente era frequentato da imprenditori, manager, esponenti della finanza, sindaci delle principali città. Il format scelto per la scenografia è quello di uno studio radiofonico - "Radio Leopolda11 - Diamo voce al merito" lo slogan - e sarà ovviamente Renzi stesso ad aprire e chiudere la kermesse. Pochi i nomi degli ospiti annunciati in anticipo: il presidente del Coni Giovanni Malagò - che parlerà stasera dopo Renzi - il sindaco di Milano Beppe Sala, ma anche l'ex procuratore di Venezia Carlo Nordio, il giurista Sabino Cassese, l'avvocato Anna Maria Bernardini De Pace, l'astronauta Luca Parmitano.

 

beppe sala 8

Ci sarà anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, rimasto nel Pd. Si parlerà molto di giustizia, ovviamente, e il nome di Nordio fa capire il taglio che Renzi vuole dare alla discussione, dopo le vicende delle ultime settimane che lo riguardano. Anzi, alle 18.30 di domani ci sarà un vero e proprio "focus", gestito dal leader Iv in persona, dedicato alla vicenda della Fondazione Open sui cui indagano i magistrati.

SABINO CASSESE

 

Attesa, poi, per capire la linea di Iv per il Quirinale e per avere indizi sulla possibile nuova aggregazione di centro che Renzi avrebbe in mente. «Di certo - spiega un dirigente del partito - ribadiremo che siamo alternativi al M5s e ai populisti di destra». E Maria Elena Boschi spiega: «Parleremo di futuro, sicuramente sostenendo Draghi».

luca parmitano

anna maria bernardini de pace

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…