roberto garofoli marta cartabia mario draghi

LE PORTE GIREVOLI APRONO UNA GRANA NEL GOVERNO - IL DIVIETO PER I MAGISTRATI DI SCENDERE IN POLITICA, INSERITO NELLA RIFORMA CARTABIA, NON VALE PER LE TOGHE “PRESTATE” ALLE ISTITUZIONI IN QUANTO TECNICHE. UN ESEMPIO A CASO? IL SOTTOSEGRETARIO ROBERTO GAROFOLI, GIUDICE AMMINISTRATIVO - IL SOSPETTO DEI PARTITI È CHE SIA STATO LO STESSO DRAGHI A DECIDERE COSÌ. NON A CASO LUNEDÌ LA GUARDASIGILLI, ARRIVATA A PALAZZO CHIGI, SI È A LUNGO SOFFERMATA PROPRIO CON GAROFOLI…

GIULIA BONGIORNO

1 - CSM: BONGIORNO, LEGA CONTRARIA A 'PORTE GIREVOLI'

(ANSA) - "La Lega è contraria al tema delle cosiddette 'porte girevoli': una volta che un magistrato decida di entrare in politica non può più ritornare a vestire la toga". Così la responsabile Giustizia della Lega e ex ministro Giulia Bongiorno, interpellata dall'Ansa.

 

2 - CSM: BONGIORNO,LEGA AUSPICA RIFORMA COMPLESSIVA DELLA GIUSTIZIA

(ANSA) - "La Lega auspica una riforma della giustizia che non investa singoli segmenti, ma che incida profondamente e in modo incisivo su tutto il sistema, compreso il CSM. Quando una nave imbarca acqua da tutte le parti, non è sufficiente provare a riparare la singola falla, ma è necessario costruirne una nuova". Così la responsabile Giustizia della Lega e ex ministro Giulia Bongiorno, interpellata dall'Ansa.

GIULIA SARTI

 

3 - CSM:SARTI,A M5S NON VA BENE NORMA GOVERNO SU PORTE GIREVOLI

(ANSA) - "Per noi non va assolutamente bene. Non esistono motivazioni giuridicamente e politicamente valide per queste esenzioni. Si tratterebbe solo di norme 'ad personam' e ne abbiamo già avute abbastanza in passato".

 

Lo dice all'ANSA la responsabile Giustizia di M5s, Giulia Sarti, rispondendo alla domanda se per il Movimento va bene la norma sulle porte girevoli a cui starebbe lavorando il governo, che rispetto al divieto del ddl Bonafede, prevede esenzioni per i magistrati che entrano in Governi o Giunte senza però essersi candidati alle elezioni.

 

marta cartabia atreju

4 - GIUSTIZIA, SCONTRO TOTALE

Francesco Grignetti e Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

C'è una grana clamorosa, nascosta tra le righe della riforma dell'ordinamento giudiziario. E potrebbe rivelarsi deflagrante. Riguarda le famose «porte girevoli», ovvero il divieto per un magistrato di scendere in politica e poi tornare indietro alla toga. Sulla carta, tutti d'accordo.

 

mario draghi marta cartabia 1

Ma il diavolo si nasconde nei dettagli, come ha scoperto il deputato Enrico Costa, di Azione: il blocco delle porte girevoli funzionerebbe per i magistrati che si candidano e ancor di più per quelli che vengono eletti, non per quelli che sono «prestati alla politica» in quanto tecnici, anche se poi diventano ministri o sottosegretari. Una grossa grana perché stavolta i partiti sono messi di fronte a una scelta che viene ricondotta al presidente del Consiglio in persona.

roberto garofoli foto di bacco (1)

 

«È una decisione di Draghi», così Costa s' è sentito dire quando, martedì sera, seduto di fronte alla ministra Marta Cartabia e al capo di gabinetto del premier, Antonio Funiciello, ha chiesto lumi sul perché di questo divieto dimezzato. «Il divieto vale solo per gli eletti» è la spiegazione che gli fornito la Guardasigilli.

 

E dunque, al momento, nel testo della riforma del Consiglio superiore della magistratura ritoccato da Cartabia l'interdizione non varrebbe per quei profili più tecnici che, senza passare dal voto, pure partecipino attivamente a governi politici e a giunte regionali o comunali.

 

ENRICO COSTA E CARLO CALENDA

Un distinguo che non piace ai partiti perché si renderebbe impossibile tornare in magistratura ad un semplice consigliere di opposizione, ma non a chi ha costruito una carriera nelle istituzioni all'ombra della politica e magari occupa posizioni di primissimo piano.

 

«La commistione esce dalla porta e rientra dalla finestra», protesta Costa. A sentire le ricostruzioni di queste ore, insomma, sarebbe stato Draghi a decidere così. Il che ha alimentato un sospetto che circolava già da tre giorni tra i partiti, ovvero da quando, lunedì, arrivata a Palazzo Chigi, e prima di vedere il premier, Cartabia si è a lungo soffermata con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli per studiare le modifiche alla riforma del Csm.

marta cartabia foto di bacco (1)

 

Il sottosegretario Garofoli ha infatti un curriculum lunghissimo di esperienze nei ministeri, ma è anche un prestigioso giudice amministrativo. Un classico caso di tecnico che attraversa la porta girevole. Ai tempi del governo gialloverde, dopo la campagna che M5S e Lega scatenarono contro di lui a fine 2018, quando si dimise da capo di gabinetto del ministero dell'Economia, non a caso tornò al Consiglio di Stato a ricoprire il ruolo di presidente di sezione.

 

marta cartabia mario draghi.

E lì è rimasto fino al 13 febbraio 2021, quando Draghi lo ha chiamato accanto a sé a Palazzo Chigi con il ruolo di sottosegretario alla Presidenza. Le malignità girano, dunque. E fonti di palazzo Chigi smentiscono seccamente che ci sia stato un interesse particolare a favorire il sottosegretario: lo proverebbe il fatto che la legge non ha effetti retroattivi. Eppure il sospetto dilaga tra le forze politiche che sostengono la maggioranza.

ROBERTO GAROFOLI

 

Dentro la Lega, il M5S, Azione e Forza Italia si sono convinti che così facendo Draghi asseconderebbe una difesa corporativa. «Ma come può essere accettabile che il potere giudiziario stia dentro il potere esecutivo con capacità legislative?» si chiede Costa.

 

Il silenzio sui ministri o sottosegretari o assessori regionali «tecnici» è un passaggio che durante i colloqui con Cartabia era sfuggito al M5S, nonostante fosse stato proprio Alfonso Bonafede, quando era al posto di Cartabia, a rendere vincolante la regola dell'incompatibilità, anche per gli alti burocrati.

 

I grillini sono soddisfatti che sulle porte girevoli la ministra abbia confermato l'impianto della «loro» riforma, ma su questo punto vogliono vederci chiaro e potrebbero convergere nella battaglia dei sub-emendamenti.

marta cartabia atreju

 

Le stesse preoccupazioni agitano Forza Italia. «Condivido totalmente l'appunto dei colleghi - spiega il capogruppo di Fi in commissione Giustizia, Pierantonio Zanettin - . Si può discutere dei capi di gabinetto, ma do per scontato che chi fa il ministro o sottosegretario sia da trattare come un politico che è stato eletto.Anzi, ha ancora più peso».

 

Pierantonio Zanettin

Per i berlusconiani va anche rivista la parte che riguarda la legge elettorale, un altro capitolo sul Csm che non soddisfa quasi nessuno, con l'eccezione del Pd, perché non frena lo strapotere delle correnti: «Di fatto, il sistema del maggioritario con recuperi proporzionali reintrodurrebbe le liste dei candidati collegate. Per questo - avverte ancora Zanettin - finché non vedremo un testo scritto, non autorizzeremo la delegazione dei nostri ministri a votare la riforma».

roberto garofolile orecchie di roberto garofoliroberto garofoli foto di bacco (2)

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO/1 –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)