matteo salvini giancarlo giorgetti giorgia meloni licia ronzulli silvio berlusconi

QUANTE ROGNE PER LA MELONI! ASSE TRA SALVINI E BERLUSCONI I CUI RAPPORTI CON LA DUCETTA SAREBBERO “AL MINIMO STORICO” – NON CI SONO SOLO I CAPRICCI DELLA DIABOLICA LICIA RONZULLI CHE VUOLE LA SALUTE O IL TURISMO, IL CAV ALZA LA POSTA E CHIEDE IL MISE CON LE DELEGHE SULLA TV PER TAJANI (CHE INVECE MELONI VORREBBE AGLI ESTERI), LA GIUSTIZIA PER CASELLATI, IL SUD PER PRESTIGIACOMO - LA BATTAGLIA SUL MINISTERO DELL’ECONOMIA: IDEA GIORGETTI MA ALLA LEGA NON BASTA. “SE LO SCELGONO, NON E’ IN QUOTA CARROCCIO”, TUONA IL SUO ARCI-NEMICO SALVINI CHE NON RINUNCIA AL VIMINALE O AL SENATO CON CALDEROLI (MA A PALAZZO MADAMA MELONI VUOLE LA RUSSA)…

Paola Di Caro per corriere.it

 

SILVIO BERLUSCONI - GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - BY EDOARDO BARALDI

Una giornata frenetica, un tourbillon di incontri, vertici a due (Salvini e Berlusconi), sherpa in continuo contatto, crisi di nervi, rassicurazioni e, alla fine, la situazione resta difficilissima, i nodi per la squadra non sono sciolti — anzi sono sempre più intricati —, i rapporti tra gli alleati sono tesissimi. Tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, raccontano, sarebbero addirittura «al minimo storico». Ma la premier in pectore, in serata, sparge ottimismo: «Le cose vanno molto bene. Poi leggo curiose ricostruzioni che saremmo “in ritardo” nella formazione del governo: immagino sappiate che non abbiamo un incarico. State tranquilli, quando lo dovessimo avere, non perderemo un minuto di tempo per fare il governo. Sono molto ottimista». Si sta «lavorando» sulla presidenza delle Camere e «non vedo grossi problemi», aggiunge, annunciando che con Berlusconi e Salvini oggi «penso che ci vedremo».

 

RONZULLI BERLUSCONI MELONI

Si va verso un vertice, quindi, indispensabile per sciogliere il ghiaccio e sbloccare una situazione impantanata. E Meloni oggi, raccontano, farà di tutto per risolvere la situazione: ha in mente una «proposta generosa» verso gli alleati, che dovrebbe venire incontro alle loro richieste: quelle della Lega, con un numero congruo di ministeri almeno in parte richiesti, e per FI: se insistono per avere la Ronzulli, un posto si troverà, ma a scapito di altri possibili ministri. Non Tajani, che la leader di FdI vuole agli Esteri. Lei stessa in serata aveva avvertito: «Coinvolgeremo le persone più adatte: nessuno si illuda che cambieremo idee e obiettivi rispetto a quelli per i quali siamo stati votati. Il nostro sarà il governo più politico di sempre».

 

SALVINI BERLUSCONI MELONI LUPI

Un modo per dire no a diktat degli alleati, ma anche che non ci saranno troppi tecnici nel suo governo. Quello che, evidentemente, ieri non è stato così chiaro o convincente per Berlusconi e Salvini, in un senso o nell’altro. Eppure i tentativi di arrivare a un’intesa sono stati tanti. In mattinata ci hanno provato gli sherpa: in via della Scrofa, La Russa e Lollobrigida, Molinari e Calderoli, Ronzulli e Barachini (e non più Tajani, pur essendo il coordinatore) hanno provato a mettere punti fermi. Ma invano.

 

FdI vuole la presidenza del Senato, da affidare a La Russa, con Molinari alla Camera, e conta che l’accordo sia a un passo; la Lega — nonostante insista per Calderoli a Palazzo Madama — potrebbe accettare ma conta il peso della seconda carica dello Stato almeno come «due ministeri», ovvero serve una rappresentanza al governo maggiore e più di spicco per loro.

 

SALVINI BERLUSCONI MELONI LUPI

Urge insomma un accordo complessivo. Bloccato dalle richieste di tutti e dalle difficoltà oggettive ma anche dallo scontro feroce sul nome di Ronzulli. Berlusconi continua a chiedere per lei un ministero, anche non di primissima fascia (il Turismo potrebbe andare), ma Meloni a ieri era ancora ferma sul no: ormai la situazione le sembra talmente pregiudicata a livello di immagine, dopo le iniziali richieste fatte per la fedelissima del Cavaliere (il ruolo di capo-delegazione al posto di Tajani e un dicastero pesante), che non vede opportuna la sua presenza al governo. Lo avrebbe spiegato anche alla stessa Ronzulli, in un colloquio riservato ieri. Si vedrà se Meloni si ammorbidirà, mentre l’azzurra si arrabbia: «Non ho mai chiesto niente, avete fatto un casino per nulla!» e Berlusconi si infuria proprio, alzando la posta: chiede il Mise per Tajani (che invece Meloni vorrebbe agli Esteri), la Giustizia per Casellati, il Sud per Prestigiacomo, e appunto un ministero per Ronzulli, oltre che altri ruoli per Bernini, Bachini, Gasparri, Pichetto.

 

SALVINI BERLUSCONI MELONI

 

Un muro contro muro: Meloni e Berlusconi fino a ieri sera non si erano nemmeno parlati, mentre Salvini è andato a trovare il Cavaliere appena arrivato a Villa Grande per cercare di ammorbidire un po’ le posizioni ma anche per fare una sorta di asse e argine comune di fronte al rischio che Meloni decida — dicono da FI — di scegliere lei «in casa degli altri partiti». È d’altronde il caso del Mef, il più delicato dei ministeri ancora da attribuire, ad essere illuminante: il nome di Giorgetti come possibile ministro è stato messo sul tavolo da FdI, ma la Lega non vuole che sia eventualmente conteggiato in propria quota, proprio perché non indicato da loro.

 

salvini meloni berlusconi piazza del popolo 5

Cercasi ministri, presidenti e mediatori, insomma. E restano solo 24 ore prima del voto per le Camere: arrivarci divisi darebbe un pessimo segnale per il governo che verrà.

 

 

GIORGETTI

Marco Cremonesi per corriere.it

 

La novità arriva con una nota, pochi minuti dopo mezzogiorno: «Per la Lega sarebbe motivo di grande soddisfazione e orgoglio occuparsi con un ruolo rilevante anche di Economia e Finanze». È il segno che per il Mef, il cruciale ministero all’Economia e alle Finanze, tutto è ancora in alto mare. E lo stesso vale per la guida delle Camere: a 72 ore dall’insediamento del nuovo Parlamento — e dall’elezione dei due presidenti — nulla è ancora sicuro.

 

salvini meloni berlusconi piazza del popolo 3

La nota leghista è un segno di discontinuità rispetto alle ultime settimane: mai, dopo le elezioni, c’era stata una rivendicazione leghista per i ministeri economici, men che meno per il Mef. A chi chiedeva il perché, la risposta era sempre una variazione su questo tenore: «Con i chiari di luna in arrivo, meglio tenersi a distanza». E invece, ieri, la novità: «È un onore — si legge nel comunicato — che in queste ore arrivino nuovi e significativi riconoscimenti che testimoniano la centralità e l’affidabilità della Lega». Così, la nota ufficiale. Il fatto è che negli ultimi giorni sul ministero all’Economia circolava un ragionamento: se i super tecnici sondati da Giorgia Meloni preferissero non cambiare mestiere e non salire sul ring di un incarico governativo, un candidato plausibile sarebbe Giancarlo Giorgetti . Ieri, la proposta è arrivata da Ignazio La Russa: «Anche il generale delle forze armate potrebbe fare. Giorgetti potrebbe fare tutto, è un mio amico».

salvini meloni berlusconi piazza del popolo 2

 

La designazione chiuderebbe la questione di assegnare un ministero di peso alla Lega e Giorgia Meloni — che ieri ha anche visto il ministro uscente Daniele Franco — avrebbe un interlocutore assolutamente credibile ai tavoli economici che contano. Unico problema: probabilmente Salvini pensava — e pensa — ad architetture di governo del tutto diverse. E così, dalla Lega, al di là della nota ufficiale, filtra gran freddezza: «Il Mef non è né una nostra richiesta né un nostro desiderio — dice un leghista d’alta fascia —. Se non hanno altri nomi, prego. Ma fuori quota: dovrebbe essere in più rispetto a quello che ci spetterebbe». Anche perché «non vogliamo finire come con Draghi, dove le scelte erano del premier ma poi le pagavamo noi».

 

SILVIO BERLUSCONI LICIA RONZULLI

Nella Lega, peraltro, mettono la partita governativa in questi termini: «O Viminale o Palazzo Madama. O ministero dell’Interno o presidenza del Senato». I salviniani non hanno alcuna intenzione di rinunciare a entrambe le cariche. Una delle due sarebbe il riconoscimento del ruolo fondante della Lega nell’esecutivo venturo. È vero però che ieri, per quanto riguarda la presidenza del Senato, non si è andati avanti di un metro. Perché i due principali interlocutori al tavolo di ieri mattina — Roberto Calderoli e Ignazio La Russa — sono anche i due candidati. Meglio rinviare il tema al confronto diretto tra i leader, ieri molto caldeggiato da Salvini. Che ieri mattina ha anche visto — a uno a uno — alcune figure centrali del partito: Giorgetti, Lorenzo Fontana, il capogruppo Riccardo Molinari, l’ex ministra Giulia Bongiorno. Quasi un «tenetevi pronti».

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

 

 

Nella Lega circola anche un’altra considerazione: la necessità di «scudare» la propria presenza al governo. Proteggere la figure di riferimento attraverso cariche al Viminale, deleghe ai Servizi, Copasir, ministero della Difesa: «Non possiamo essere in completa balia del primo sostituto procuratore a caccia di notorietà». Ma è una considerazione che riguarda anche gli alleati di Fratelli d’Italia: «O ti fidi — dice il salviniano di rango — oppure non ti fidi. Non puoi confinare il primo alleato a incarichi meno rilevanti per un discorso di fiducia». È un tema che riguarda soprattutto, ma non solo, il Viminale: «FdI è d’accordo su quello che è stato fatto quando Matteo era al Viminale?».

silvio berlusconi licia ronzulli ??by istituto lupe SILVIO BERLUSCONI E LICIA RONZULLI

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”