automotive auto produzione italia

QUESTA SVOLTA GREEN STA FACENDO SOLO CASINI - SONO 73 MILA I POSTI DI LAVORO A RISCHIO NEL COMPARTO DELL'AUTOMOTIVE PER COLPA DEL PASSAGGIO ALL'ELETTRICO E DELL'ABBANDONO DEI MOTORI A COMBUSTIONE PREVISTO NEL 2035: I SINDACATI E FEDERMECCANICA CHIEDONO AIUTI AL GOVERNO, IL MINISTRO GIORGETTI APRE A NUOVI INCENTIVI - SIAMO IN RITARDO ANCHE SUI CANTIERI PER PRODURRE ENERGIE RINNOVABILI: NE SONO STATI SBLOCCATI 70, MA SERVE UN SOSTEGNO E C'È IL NODO DELLE FIDEJUSSIONI...

1 - SINDACATI E AZIENDE, IL FRONTE DELL'AUTO: "SVOLTA VERDE, A RISCHIO 73 MILA POSTI"

Paolo Baroni per "La Stampa"

 

motore auto elettrica

Sono 73 mila i posti di lavoro a rischio nel comparto dell'automotive a causa del passaggio all'elettrico e dell'abbandono dei motori a combustione previsto nel 2035, in pratica quasi un quarto di quelli in gioco nell'intera Europa, 63 mila solo tra il 2025 e il 2030.

 

Situazione pesante che spiega bene l'allarme che rilanceranno oggi a Roma Fiom, Fim e Uilm assieme a Federmeccanica decisi a fare fronte unico nel tentativo di smuovere il governo per cercare di contrastare una crisi che di qui a breve potrebbe essere devastante.

 

Auto elettrica ricarica

«Le abbiamo tentate tutte, abbiano cercato di sollecitare i vari ministeri ma fino ad oggi non ci siamo riusciti. Adesso abbiamo deciso di presentarci insieme per provare ad essere ascoltati dal presidente del Consiglio Draghi oltre che dai ministri, perché avvertiamo un grande pericolo», spiega il segretario generale dei metalmeccanici della Uil Rocco Palombella.

 

Il rischio, sostengono sindacati e imprese del settore, è quello di affrontare la transizione senza un governo dei processi sia da parte delle autorità nazionali come dell'Unione europea, con tutto quello che ne consegue in termini di costi sociali, occupazionali e ambientali.

 

Auto elettrica ricarica 3

«Ci presentiamo con una veste unitaria - sostiene Palombella - perché mai come in questo momento gli obiettivi sono comuni. Senza che ancora non sia nemmeno stato sfiorato il tema della cessazione delle attività interessate dalla transizione solo negli ultimi mesi sono saltati almeno 3 mila posti di lavoro. È bastato l'effetto annuncio sulla fine del diesel nel 2035 e di quello a combustione nel 2050 per creare il panico».

 

Auto elettrica ricarica 2

Segnali di pericolo

Ci sono le decisioni già prese da colossi del settore come Bosch e Marelli, le vicende di Gkn e Gianetti ruote, e poi ci sono segnali come la scelta presa da Stellantis di restituire il prestito da 6,5 miliardi garantiti dallo Stato su cui sia i sindacati che le organizzazioni datoriali adesso si interrogano.

 

«Il loro piano lo conosceremo il primo marzo - puntualizza il segretario della Uilm - ma poi è tutta la filiera che ci preoccupa, perché questo è uno dei settori trainanti della nostra economia, e per questo non solo occorre incontrare Stellantis, anche per avere conferme sulla gigafactory di Termoli, ma occorre mettere in campo una discussione su tutto l'automotive, veicoli industriali e macchine agricole comprese».

 

giancarlo giorgetti

Servono più incentivi a favore dei consumatori, per sostituire un parco auto troppo vecchio e inquinante, occorre confermare ammortizzatori sociali per garantire tutta la fase della transizione, investire in ricerca e formazione, ma anche ragionare sulla dimensione delle imprese che operano in questo campo (e tra l'altro esportano tanto in Europa e nel resto del mondo) per capire se hanno la forza per sostenere gli investimenti che richiede questa nuova fase.

 

Il tavolo al Mise

Proprio ieri, mentre i dati delle immatricolazioni di gennaio segnavano un altro pessimo -19, 7%, al Mise si è tenuto un incontro coi i rappresentanti di Confindustria, Anfia e della filiera auto. Il ministro Giancarlo Giorgetti si è detto «ottimista» e «nonostante le difficoltà» nelle prossime settimane assieme al Mef conta di presentare le proposte per i nuovi incentivi al settore.

 

MERCATO AUTO IN ITALIA

Più in generale poi, come ha spiegato il viceministro Gilberto Pichetto Fratin, «il governo sta lavorando a una strategia industriale con l'obiettivo di modulare gli interventi sulle esigenze della filiera e salvaguardare così i livelli occupazionali in modo da gettare le basi in vista della svolta green».

 

Stando ai dati dello studio che sarà presentato oggi da Federmeccanica, Fiom, Fim e Uilm, quello dell'automotive è un comparto che prima della pandemia valeva 93 miliardi di fatturato, ovvero il 5,6% del Pil, contava 5.700 imprese e 250 mila occupati, ovvero il 7% dell'intera forza lavoro della manifattura italiana.

mercato auto in talia

 

«Serve una strategia - incalza Palombella -, occorre aprire un tavolo per analizzare concretamente come si affronta la questione della transizione, come si intende procedere. I tempi sono stati dettati dal Green new deal europeo ma i governi nazionali possono fare la loro. Si tratta di questioni che ovviamente non si risolvono domani, ma occorre iniziare a lavorarci perché l'auto è il settore più importante con un impatto notevole su tutto il Paese. Occorre intervenire fin tanto che siamo in tempo per evitare il peggio».

 

2 - RINNOVABILI, GIÀ SBLOCCATI OLTRE SETTANTA IMPIANTI: MA C'È IL NODO FIDEJUSSIONI

R. Amo. per "Il Messaggero"

 

Come si fa a riaprire in un colpo solo 70 cantieri per produrre energie rinnovabili, bloccati per oltre due anni, senza rischiare l'effetto boomerang? Secondo l'ultima ricognizione fatta dagli operatori del settore, tanti sono gli impianti eolici e solari finalmente pronti a decollare.

 

energie rinnovabili obiettivi entro il 2030

Va però detto che ci vorranno almeno tre anni per realizzarli, se non si darà un concreto sostegno al settore. A fine anno il governo - pochi se ne sono accorti a causa della frenesia delle festività imminenti - è sceso in campo usando «i poteri sostitutivi dello Stato» per rimuovere i non pochi paletti fissati dalla burocrazia delle sovrintendenze e degli enti locali.

 

Ma proprio ora che è entrato in vigore il Decreto Semplificazioni, una minaccia importante sulla strada degli obiettivi del Pnrr arriva dalla difficoltà di reperire i materiali necessari per pale eoliche e pannelli solari, ma anche per superare l'ingorgo degli affidamenti finanziari (le fidejussioni) necessari per l'avvio dei cantieri.

 

transizione ecologica

I NODI SUL TAPPETO

Sulla spinta a tempi da record delle rinnovabili il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ci ha messo la faccia. La nuova Commissione Via Pnrr-Pniec di 40 tecnici dovrà portare a decuplicare in tempi record la produzione annuale di energia da fonti rinnovabili. L'obiettivo è installare 70 Gigawatt entro il 2030 al ritmo di 7,5 GW l'anno per rispettare gli accordi Ue. Ma nel frattempo si rischia anche di veder sfumare i fondi del Pnrr.

 

transizione ecologica

Dunque, non può che essere una buona notizia che il governo abbia sbloccato circa 50 impianti tra solare ed eolico. A questi si aggiunge un'altra ventina di progetti rilanciati dall'intervento di Tar e Consiglio di Stato. E una fetta di certi dossier fa capo a società associate al GIS (Gruppo Impianti Solari): produrrebbero 2 GW di potenza concentrata nel Lazio, energia pulita capace liberare il Paese dalle ritorsioni internazionali e dall'inflazione.

 

PESANTI RITARDI

«Si rischiano invece tempi lunghissimi», avverte il GIS. Il primo motivo ha a che fare con la domanda di materie prime altissima. I prezzi sono ulteriormente aumentati per il mercato italiano, dicono le società, e ci saranno inevitabilmente pesanti ritardi nelle forniture.

 

transizione ecologica4

Fatalmente, le aziende costruttrici faticheranno a rispettare i tempi. La seconda ragione del rischio collasso, riguarda le garanzie. Le imprese che costruiscono impianti devono fornire puntualmente garanzie bancarie per assicurare la costruzione e il risarcimento del committente nel caso in cui l'impianto non venga costruito bene o nei tempi. E in Italia, si sa, le imprese costruttrici realmente qualificate e in regola sono poche.

 

È evidente che se un'azienda si trova a dover coprire garanzie per 900 MW in un colpo solo, l'ingorgo è assicurato: tecnicamente si troverà bloccata nelle procedure bancario-assicurative e non potrà fornire le fideiussioni necessarie, con il rischio di perdere le commesse.

 

roberto cingolani

È qui che le imprese chiedono una mano dal governo. Oltre a vigilare contro i rigurgiti di burocrazia anti-transizione, l'esecutivo dovrebbe sostenere temporaneamente le imprese facendo da garante per le fideiussioni necessarie all'avvio della realizzazione delle opere.

 

Così si potrebbero in breve tempo produrre quei Gigawatt di energia tanto preziosi e si supporterebbero a medio termine i costruttori italiani. Perché rafforzare il mercato di casa significa anche evitare che siano fondi speculativi stranieri a fare quello che le nostre aziende non riescono a fare.

 

CINGOLANI

Basti pensare che la Cina conta di installare 160 Gigawatt di nuove fonti i rinnovabili solo nel 2022. Quanto ai prezzi, la proposta del settore è che, nel comparto delle rinnovabili, il PPA (contratto di compravendita diretta di energia tra produttore e acquirente) venga stipulato direttamente con i grandi distributori di energia.

 

Se lo Stato prendesse in mano la regia di questo meccanismo, potrebbe stabilire che già in fase di autorizzazione di un progetto, il PPA venga stipulato con i player nazionali più solidi e con le carte in regola: questi soggetti non dovrebbero più acquistare l'energia dall'estero, ma stipulerebbero contratti con produttori italiani da cui comprare l'energia secondo logiche negoziate dal governo italiano, e non dipendenti dal mercato folle di questo ultimo anno.

Ultimi Dagoreport

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…