sergio mattarella

QUI RADIO COLLE/2 – MARZIO BREDA: “SERGIO MATTARELLA ERA FERMAMENTE CONTRARIO, PER RAGIONI COSTITUZIONALI, A UN SECONDO MANDATO. TEMEVA QUESTO EPILOGO, PER UN'ITALIA CHE HA MESSO A REPENTAGLIO LA LEGITTIMAZIONE DEI PARTITI, PIÙ CHE PER SÉ. ECCO IL SENTIMENTO, UN VERO ASSILLO, CHE CHI GLI HA PARLATO IN QUESTE ORE ATTRIBUISCE A MATTARELLA” – “INUTILE PORGLI IL TEMA DELLA DURATA. PERCHÉ IL MANDATO È, E RESTA, QUELLO DEI SETTE ANNI. SALVO SUE SCELTE PERSONALI, AL MOMENTO IMPONDERABILI. HA INVECE SENSO DOMANDARSI QUALE SARÀ IL SUO PROGRAMMA…”

 

mario draghi sergio mattarella

Marzio Breda per il “Corriere della Sera”

 

«Se resti tu, resto anch' io». Era una sera di fine settembre quando Mario Draghi, in uno dei periodici pranzi di lavoro al Quirinale buttò lì questa frase al padrone di casa. Parole che erano forse una spia della fatica che il premier stava sperimentando nel rapporto con gli alleati di governo e dei timori di non ritrovarsi più con le spalle coperte.

sergio mattarella eletto per la seconda volta presidente della repubblica 1

 

Sergio Mattarella rispose con un sorriso dei suoi, la bocca appena increspata, allargando le mani con un sospiro per liquidare la questione. Un gesto riassumibile con la frase «lo sai bene come la penso su questo... Non parliamone neppure». Certo, lo sapeva il premier come da tempo lo sapevano gli italiani.

salvini e il mattarella bis meme

 

Il presidente della Repubblica era fermamente contrario, per ragioni costituzionali, a un secondo mandato. Lo aveva ripetuto per mesi e mesi davanti a tutti quelli che - in privato ma anche in pubblico - lo sollecitavano a succedere a se stesso. Ed erano davvero in tanti, destinati a moltiplicarsi: politici, intellettuali e gente comune, Cancellerie europee (vedi Emmanuel Macron), ambienti dell'economia internazionale e da ultimo perfino i vescovi.

 

SERGIO MATTARELLA MATTEO SALVINI MEME

E quando per rendere più esplicita la propria posizione aveva citato i discorsi con i quali due predecessori come Segni e Leone si erano espressi allo stesso modo, qualcuno aveva ritenuto di pressarlo proponendo di mettere in cantiere un disegno di legge per cambiare la Costituzione, con l'abolizione del semestre bianco e, appunto, del reincarico.

 

MATTARELLA BIS - LA PRIMA PAGINA DEL MANIFESTO

Quale che fosse l'intento di quell'iniziativa, non gli piacque per i modi e i tempi in cui fu proposta. Rischiava infatti di far passare l'idea che lui l'avesse ispirata, dettando condizioni al Parlamento o che stesse magari brigando sottotraccia per conquistare un bis. Ecco perché le ultime settimane il capo dello Stato le ha vissute nel silenzio e chiuso in se stesso.

 

Contatti zero e zero indiscrezioni da parte dello staff. Soltanto un paio di uscite, ma obbligate, per organizzare il trasloco di qualche mobile e un po' di libri dalla vecchia casa di Palermo nell'appartamento che ha preso in affitto a Roma e dov' era ormai pronto a trasferirsi.

 

SERGIO MATTARELLA MARIO DRAGHI MEME

Finché alle Camere non è cominciato il tormento delle votazioni. Le ha seguite con sconcerto per gli azzardi e il dilettantismo che ha visto andare in scena, fra prove di forza, accordi subito infranti, sgangheratezze, inerzie, mosse cannibalistiche, passi falsi, tatticismi, rincorse di tweet sui social, invenzioni notturne e roghi di candidature più o meno sostenibili (e parecchie non lo sembravano davvero, basterebbe rileggersi i curricula dei 12 presidenti della Repubblica succedutisi fino ad oggi).

 

Tutto ciò, mentre a ogni spoglio delle schede cresceva progressivamente il suo nome e con esso quella che Enrico Letta ha definito «la saggezza del Parlamento». Poi l'epilogo che temeva di più: l'iniziativa presa dalle Camere e dagli altri grandi elettori di chiedergli la disponibilità a restare in servizio, per mettere in sicurezza il Paese.

 

la donna candidata da salvini e conte

Lo temeva per un'Italia che ha messo a repentaglio la legittimazione dei partiti, più che per sé, anche se essere sollecitato in questo modo e in questo clima gli crea una «preoccupazione particolare».

 

spoglio del voto per il presidente della repubblica

Ecco il sentimento, un vero assillo, che chi gli ha parlato in queste ore attribuisce a Mattarella, sapendo con quale consapevolezza si prepari ad affrontare questo nuovo tornante della sua storia da uomo delle istituzioni. Inutile porgli il tema della durata del mandato - tema non formulabile davanti a lui né dal punto di vista costituzionale né da quello del buongusto - e per fortuna nessuno dei capi politici saliti ieri sul Colle ha avuto la sconsideratezza di accennarne.

 

SERGIO MATTARELLA A PALERMO

Perché il mandato è, e resta, quello dei sette anni. Salvo sue scelte personali, al momento imponderabili. Ha invece senso domandarsi quale sarà il suo programma da presidente confermato. E qui bisogna ricordare due esigenze per lui cruciali, in base alle quali un anno fa ha dato vita all'esecutivo di unità nazionale affidato a Mario Draghi. Una riguarda l'orizzonte più vicino: sostenere gli sforzi delle autorità sanitarie e di governo nella lotta contro la pandemia; tutelare il Piano di ripresa e resilienza dal quale dipende la nostra concreta rinascita economica e sociale.

 

LA CANDIDATA DONNA DI DRAGHI

La seconda esigenza va invece proiettata su un futuro più lungo, e ha a che fare con il concetto di «unità istituzionale e morale che ci tengono insieme» e ci fanno sentire «partecipi del medesimo destino» che ha evocato nel messaggio di fine anno. Lavorerà dunque, come ha già fatto finora, per incoraggiare gli italiani a irrobustire il loro «patriottismo» secondo quanto prevede la Costituzione, che non a caso affida proprio al capo dello Stato «il compito di rappresentare quella unità»...

umberto bossi voto per l elezione del presidente della repubblicaMATTEO SALVINI ENRICO LETTA MEMEmeme su sergio mattarellamattarella bis memeSERGIO MATTARELLA - ILLUSTRAZIONE DI Aurora Ferretti - The SkillMATTEO SALVINI E IL PAPEETE SUL QUIRINALE - BY ELLEKAPPAmatteo salvini. matteo renzi vota per il presidente della repubblica enrico letta 1mattarella draghiSERGIO MATTARELLA IN VERSIONE UMARELLle prime reazioni di sergio mattarella al bis deepfake striscia la notizia 2

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)