sindaci

"FARE IL SINDACO È TROPPO PERICOLOSO" - IL PRESIDENTE DELL'ANCI, DECARO: "QUANDO SI FIRMA UN ATTO, SI RISCHIA DI COMMETTERE UN ABUSO D'UFFICIO; SE NON LO SI FIRMA, SI RISCHIA UN'OMISSIONE DI ATTI D'UFFICIO - TRA IL 2016 E IL 2017 SONO STATE ELEVATE CIRCA SETTEMILA CONTESTAZIONI MA I PROVVEDIMENTI DEFINITIVI DI CONDANNA SONO STATI MENO DI CENTO - CI SONO STATI SINDACI INDAGATI PERCHÉ UN'AUTOMOBILE È FINITA IN UN SOTTOPASSO ALLAGATO O PERCHÉ UNA PERSONA È CADUTA MENTRE STAVA MONTANDO LE LUCI SULL'ALBERO DI NATALE - I PIANI DI RISANAMENTO DEI COMUNI IN DISSESTO SONO INAPPLICABILI"

Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

 

ANTONIO DECARO

L'ultima storia è quella di Simone Uggetti, che fu sindaco di Lodi. Arrestato in modo spettacolare nel 2016 con l'accusa di turbativa d' asta. Assolto l'altro giorno, ha accolto la notizia in lacrime. In mezzo, un'esistenza e una carriera politica devastate.

 

Antonio Decaro, ingegnere e sindaco pd di Bari, è presidente dell'Anci, l'associazione dei Comuni d' Italia. Il "portavoce del partito dei sindaci", insomma. Storie così ne ha viste tante. «Spesso», dice a Libero, «sbagliamo anche noi politici, che trasformiamo un'indagine in una condanna definitiva. Uggetti è stato assolto, ma quanti lo sanno? Ritrovarsi sui giornali come un malfattore, e dover abbassare lo sguardo mentre incroci i tuoi concittadini, senza aver commesso alcun reato, è la cosa più brutta che possa accadere a chi fa il sindaco».

 

simone uggetti

Pare diventato un mestiere pericoloso, il vostro.

«Lo è. Ogni volta che si trova davanti alla firma di un atto, un sindaco rischia. Se firma, rischia di commettere un abuso d' ufficio; se non firma, rischia di commettere un'omissione di atti d' ufficio».

 

Abuso d' ufficio, primo rischio professionale per la vostra categoria. Lei conosce tutti gli ottomila sindaci d' Italia. Quanti di loro, quanti dei loro assessori sono indagati per questo reato?

«Gli ultimi dati dicono che tra il 2016 e il 2017 sono state elevate circa settemila contestazioni per abuso d'ufficio. Per ognuna di esse c'è un amministratore indagato. I provvedimenti definitivi di condanna, nello stesso periodo, sono stati meno di cento. La sproporzione è evidente. Quasi tutti gli indagati sono stati prosciolti dall' accusa; molti, addirittura, nemmeno sono stati rinviati a giudizio».

 

simone uggetti 5

Il testo della legge che prevede il reato di abuso d'ufficio è vago. Articolo 323 del Codice penale: il pubblico ufficiale che «intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni». Voi cosa chiedete?

«Non vogliamo depenalizzare il reato, chiediamo solo che abbia contorni più delineati. Il precedente governo, col primo decreto Semplificazioni, ha delimitato in modo un po' più chiaro i confini. Era il minimo. Aspettiamo di vedere gli effetti, ma c'è ancora molto da fare».

 

Anche con le altre leggi?

«Sì. Occorre intervenire sulle norme del Testo unico degli enti locali, sulle norme della Protezione civile e sulle norme che regolano le ordinanze dei sindaci. Finché restano come sono, è troppo facile finire indagati per responsabilità che, oggettivamente, non possono ricadere sui sindaci».

SINDACI1

 

Di quali responsabilità parla?

«Oggi un sindaco rischia di trovarsi indagato per inquinamento ambientale o per questioni legate all' ordine pubblico o ai bilanci comunali. Ci sono stati sindaci indagati perché un'automobile è finita in un sottopasso allagato. Alcune norme le abbiamo fatte cambiare, ma ce ne sono ancora molte così. In Piemonte un sindaco è stato indagato perché una persona è caduta mentre stava montando le luci sull' albero di Natale: spettava a lui controllare? Non credo».

CHIARA APPENDINO

 

Chiara Appendino non si ricandida sindaco di Torino proprio a causa dei processi. Dopo la sua condanna vi mobilitaste tutti.

«Il suo è un caso simbolo: l' ordine pubblico non ricade sotto la responsabilità del sindaco, eppure lei è stata condannata. Ripeto, non vogliamo l' impunità né cancellare i reati. Chiediamo solo di rendere più netti i confini delle ipotesi di reato, così da renderci più liberi di svolgere il ruolo di sindaci».

 

Sarà anche per questo che i politici di prima fila si guardano bene dal candidarsi a sindaco, a Roma come a Milano e a Napoli.

«Chi trova soddisfazione nella propria attività oggi difficilmente si candida a sindaco. Peccato, perché è un mestiere che ti permette di vivere un' esperienza umana indimenticabile. La situazione è grave soprattutto nei Comuni più piccoli. Le responsabilità sono tante e fino poco tempo fa il sindaco di un piccolo Comune guadagnava 700 euro, meno di quanto avrebbe preso col reddito di cittadinanza. Le pare che abbia senso?».

CHIARA APPENDINO

 

Nella vostra lista nera c' è pure la legge Severino.

«I sindaci sono gli unici pubblici amministratori che, se condannati in primo grado per abuso d' ufficio, sono sospesi per diciotto mesi. Il sindaco, sempre a causa della legge Severino, è trattato come un appestato anche dopo il mandato. Io, sindaco metropolitano, se fossi dirigente di uno dei Comuni dell' area o un libero professionista che lavora per loro, terminato il mandato non potrei tornare al mio impiego prima di due anni. Il sindaco è l'unica figura istituzionale che non si può candidare in Parlamento se non dimettendosi sei mesi prima. Sembrano norme scritte apposta contro i sindaci».

 

Marta Cartabia sta lavorando alla riforma della giustizia. Può essere l'occasione per riscrivere le norme che vi rovinano la vita?

«Certo che sì. Abbiamo già scritto al governo. Nei prossimi giorni il consiglio nazionale dell'Anci chiederà a Draghi un intervento deciso».

MARTA CARTABIA

 

A Mario Draghi vi siete rivolti anche per le opere previste dal Recovery plan. Paura di non rispettare i tempi?

«Voglio dirlo chiaramente: in queste condizioni, per noi spendere le risorse del Recovery plan entro il 2026 sarebbe impossibile. Abbiamo bisogno di personale, chiediamo assunzioni a tempo determinato sino al 2026. E poi devono cambiare le regole».

 

Il decreto Semplificazioni varato dal governo non è sufficiente?

«Lì dentro ci sono alcune cose che chiedevamo da tempo, ma non basta. Speriamo che in sede parlamentare, con la conversione del decreto, si osi di più».

 

MARIO DRAGHI 1

Cos'altro serve?

«I nostri problemi riguardano le autorizzazioni e i contenziosi. Per le prime abbiamo chiesto tempi perentori e conferenza dei servizi decisoria in trenta giorni, passati i quali vale il silenzio-assenso».

 

Soluzione drastica.

«Ma necessaria. E non ci stiamo inventando nulla: una norma simile esiste già per l'edilizia scolastica. Se è valida lì, a maggior ragione può esserlo per le opere del Pnrr, che vanno fatte entro il 2026, se non vogliamo perdere i soldi».

 

Alcune opere pubbliche hanno un impatto ambientale importante e richiedono autorizzazioni particolari come la Via e la Vas.

«In quel caso, se la conferenza dei servizi non si chiude entro trenta giorni, portiamo la decisione in consiglio dei ministri. Pure questa è una norma che già c' è, per le opere il cui costo è al di sopra di una certa soglia. Chiediamo solo di fare la stessa cosa per le opere del Pnrr».

CONSIGLIO DI STATO PALAZZO SPADA

 

Resta il problema dei contenziosi sugli appalti, causa principale del blocco dei lavori.

«È legittimo che la ditta che ritiene che le sia stato leso un diritto faccia ricorso. Ma noi non ci possiamo fermare: la sospensiva, il Tar, il consiglio di Stato Se facciamo così, nel 2026 le opere del Pnrr saranno bloccate dai ricorsi».

 

La soluzione?

«Le pubbliche amministrazioni devono comunque andare avanti con i lavori. Quando il contenzioso si risolve, se chi lo ha aperto vede riconosciute le proprie ragioni, riceve una quota del mancato utile. Siamo in un periodo d' emergenza, usiamo procedure d' emergenza. Con le procedure normali non ne veniamo fuori».

 

COMUNE IN DISSESTO

Alcune grandi città si trovano a un passo dal fallimento. La colpa è quasi sempre della gestione disinvolta delle amministrazioni precedenti. Chi deve pagare? I contribuenti della città? Tutti gli italiani?

«Le situazioni nelle quali occorre intervenire riguardano gli oltre mille Comuni in dissesto o pre-dissesto finanziario. Molte risalgono ai decenni passati. I Comuni sono disposti a pagare. Però i piani di risanamento, così, sono inapplicabili».

 

Perché?

«Quei piani prevedono l' aumento della riscossione e la possibilità di recuperare risorse attraverso la vendita degli immobili. Ma nel 2020 e nel 2021 l' epidemia ha ridotto di molto la capacità di riscuotere. Stesso discorso per gli immobili: se faticavano a venderli prima, figuriamoci in tempi di Covid».

 

Quindi?

«Chiediamo che i termini per attuare i piani di risanamento siano spostati di due anni. Non mi pare richiesta insensata. Insensato è pretendere che siano ancora valide le vecchie scadenze».

COMUNE IN DISSESTO

 

Ci si è messa pure la Corte costituzionale. Ha stabilito che i Comuni non avrebbero potuto usare la liquidità che era stata anticipata dalla Cassa depositi e prestiti per pagare i debiti commerciali con i creditori.

«Quella che la Consulta ha dichiarato illegittima era una norma dello Stato. Tanto è vero che si sono comportati in quel modo 1.400 sindaci italiani. La Cdp assegnò ai Comuni risorse da rimborsare in trent' anni. E ora la sentenza stabilisce che la restituzione deve avvenire in un triennio. Ma riuscirci è impossibile, salta il bilancio».

 

E allora?

«Abbiamo chiesto allo Stato di accollarsi il debito, i Comuni glielo rimborseranno in trent' anni. Offrono servizi fondamentali ai cittadini, mica possiamo mandarli gambe all' aria».

Ultimi Dagoreport

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”