piero amara livia pomodoro giancarlo elia valori emma marcegaglia paola severino sebastiano ardita michele vietti

LA "LOGGIA UNGHERIA" E' UN RITROVO DI COMBATTENTI E REDUCI - SECONDO AMARA, DENTRO CI SAREBBERO MICHELE VIETTI, L'EX PM ANTIMAFIA SEBASTIANO ARDITA, EMMA MARCEGAGLIA, LA EX PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI MILANO LIVIA POMODORO, L'EX MINISTRO PAOLA SEVERINO, GIUDICI, GENERALI, AVVOCATI E ANCHE UN VECCHIO ARNESE "CAPPUCCIONE" COME GIANCARLO ELIA VALORI - LA SMENTITA IN CORO: "UNA VIA DI MEZZO TRA UNA BARZELLETTA E UNA MASCALZONATA", "SE NON FOSSE DRAMMATICO SEMBREREBBE UN FILM DI SALEMME"

Virginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"

 

PIERO AMARA

«Una via di mezzo tra una barzelletta e una mascalzonata». Michele Vietti, ex vicepresidente Csm, definisce così le rivelazioni dell'avvocato Piero Amara.

 

In sintonia con gran parte dei personaggi tirati in ballo, come amici o nemici della «Loggia Ungheria», nell' interrogatorio con i pm Pedio e Storari, pubblicato dalla Verità.

 

sebastiano ardita

Tra i citati ci sono l'ex pm antimafia Sebastiano Ardita e l'ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, la ex presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, l'ex Guardasigilli Paola Severino, giudici, generali, avvocati.

 

michele vietti

Alcuni sono deceduti, come l'ex capo del Dap Tinebra, o Giancarlo Elia Valori. Gli altri, in larga maggioranza, smentiscono. Spiega Vietti: «È un'accusa talmente grottesca che fa ridere, ma è anche molto grave.

 

Giancarlo Elia Valori

Perché inverte l'onere della prova. Come faccio a dimostrare di non far parte di un'associazione segreta che non si sa nemmeno se esiste? Mi ricorda i pentiti di mafia degli anni '90. Per fuggire alle loro responsabilità dicevano quello che i pm volevano sentire e si sa come finì. Il problema è chi gli dà corda con quell'ampiezza di verbali. Di motivi per instillare veleni e vendette personali Amara ne ha molti».

 

«Perché sarei stata chiamata in causa? Non saprei. Non ho mai frequentato e men che meno fatto parte di logge o "circoli" di qualsivoglia natura. Né ho mai conosciuto o incontrato l'avvocato Amara in vita mia», risponde Emma Marcegaglia. E aggiunge: «Anzi, fui proprio io come presidente dell'Eni, a decretare assieme agli organismi di controllo della società la sua cacciata».

 

EMMA MARCEGAGLIA CLAUDIO DESCALZI

All' epoca della sua defenestrazione l'ex ministro della Giustizia, Paola Severino, era capo del pool di legali dell'azienda. È citata nell'elenco dei presunti affiliati. Assieme a un nome che fa scalpore: quello dell'ex dirigente del Dap, Ardita. Fu lui da pm, prima del 2006, a chiedere e ottenere l'arresto di sette fra deputati ed ex deputati, un sottosegretario in carica e oltre duecento mafiosi. E di recente stava per provocare quello di Amara. Una vendetta?

 

paola severino foto di bacco (2)

«È possibilissimo. Perché un collega, Stefano Fava, mi rappresentò la volontà di fare un esposto al Csm per i contrasti avuti in procura su un'indagine importante: proprio quella su Amara, che lui voleva far arrestare». Ardita gli chiese «di ricomporre, se possibile, il contrasto nell' ufficio, o di presentare un esposto formale». Assicurandogli che «gli avrebbe dato appoggio. Per l' accertamento fino in fondo della verità». Ma non ci fu. Di lì a poco si scatenò la bufera Palamara.

 

emma marcegaglia

Ricorda Ardita: «Non fu possibile sentire Fava perché dopo lo scandalo dell'hotel Champagne fu sottoposto a un procedimento penale dalla procura di Perugia che lo accusava di tentare di screditare il procuratore. Quindi il contenuto stesso dell'audizione, il contrasto con il procuratore, era già considerato parte del reato e diventò per noi impossibile convocarlo».

 

Ma sui giornali la sua intenzione di appoggiare l'arresto di Amara filtrò. E ora Amara lo cita, ma come «pm di Catania». Ardita sorride: «Immagino che in quei contesti è importante sapere che lavoro si faccia. Io non ero più pm a Catania da 7 anni».

 

Affiliata secondo Amara anche Livia Pomodoro. «È un equivoco - dice lei - non lo conosco. E non ho mai fatto parte né di questa né di alcun consorzio. Sono lontana dall'amministrazione dal 2015. E ora sono presidente dell'accademia di Brera, mi occupo di cose serie». Pure l'ex procuratore di Trani Capristo, smentisce la versione di Amara.

livia pomodoro

 

«Mi sarei dovuto raccomandare a lui per andare nell' inferno di Taranto? Ma io ero stato proposto come procuratore generale a Bari, siccome mandarono una collega mi dettero un "contentino". Lo vidi 4 volte. A Trani mi chiese un appuntamento per conto dell'ufficio legale Eni. A Taranto venne con i garanti Ilva come esperto ambientale. E poi da don Bonaiuto in occasione di un incontro con moltissime persone in favore delle ragazze abusate. Mai scambiati numeri e messaggi. Se non fosse drammatico sembrerebbe un film di Salemme».

emma marcegagliaSEBASTIANO ARDITA NINO DI MATTEO

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)