putin web gabanelli

"MAD VLAD" CHIUDE I RUBINETTI ANCHE DEL WEB - PUTIN SORVEGLIA LA POPOLAZIONE RUSSA USANDO LA TECNOLOGIA OCCIDENTALE: A MOSCA C’È UN CENTRO DI CENSURA CON UNO STAFF DI 70 PERSONE GUIDATO DALL’EX UFFICIALE DEI SERVIZI SEGRETI SERGEY KHUTORTSEV. IL SISTEMA SI BASA SU 30 SERVER FORNITI DALLA CINESE LENOVO E ALTRI 30 DALL’AMERICANA SUPER MICRO COMPUTER CORP - MILENA GABANELLI: "DA MARZO 2022 MOSCA CHIUDE I PRINCIPALI SOCIAL NETWORK OCCIDENTALI E POCO LE IMPORTA SE LA DECISIONE PORTA A PERDITE STIMATE PER OLTRE 7,9 MILIARDI DI DOLLARI. MA LA CENSURA DEL WEB INIZIA BEN PRIMA E RISALE AL 2011 QUANDO…"

Milena Gabanelli e Francesco Tortora per www.corriere.it

 

putin web

Internet? Non ti faccio vedere nulla, oppure controllo quello che puoi vedere, o addirittura creo una Rete parallela in modo che tu possa navigare solo lì. Nei Paesi democratici fortunatamente questo tipo di filtro non è applicabile, ma, come le inchieste di Dataroom continueranno a dimostrare e denunciare, troppo spesso i sistemi di controllo della Rete non riescono a contenere l’uso criminale del Dark Web: vendita di armi, droga, farmaci illegali, pedopornografia, furti di dati e pagamenti di riscatti in criptovaluta, ecc.

 

milena gabanelli

Insomma il sistema Tor, che consente di navigare in incognito, trova ancora argini ridotti. Senza dimenticare che in nome della libertà di pensiero sul Web prolifera ogni genere di fake news e propaganda.

 

Il paradosso è rappresentato dall’altra faccia della medaglia: i sistemi di controllo applicati dai regimi autoritari invece funzionano benissimo, ma vengono utilizzati per la repressione del dissenso. Vediamo quali sono i meccanismi che li governano e in che modo l’Occidente è complice.

 

Oscuramento del Web

Il primo governo a bloccare la Rete è quello di Mubarak in Egitto. Nel gennaio 2011, dopo le manifestazioni di protesta in piazza Tahrir, l’allora presidente ordina il blackout e il Paese rimane per cinque giorni quasi completamente disconnesso. La strategia fallisce, ma dimostra come senza Rete sia molto più facile reprimere il dissenso.

 

il paradosso

Il blackout più lungo lo mette in pratica il Pakistan nel 2016 e dura 4 anni e mezzo. Per stare agli esempi più recenti, nel luglio 2021 il governo di Cuba oscura la Rete per 176 ore in risposta alle manifestazioni di protesta per la mancanza di cibo e per la gestione del Covid.

 

grande fratello in russia

Sempre nel 2021, la democratica India chiude Internet ben 85 volte nella regione ribelle del Kashmir, confermandosi per il quarto anno consecutivo il Paese con più blackout digitali (106 complessivamente solo quell’anno tra cui la disconnessione di New Delhi per sedare le proteste dei contadini).

 

La giunta militare del Myanmar da febbraio 2021 torna ad amministrare con il pugno duro l’ex Birmania e ordina ben 15 interruzioni: la più lunga dura quasi 2 mesi e mezzo.

 

Access Now, associazione no profit che si batte per Internet aperto, documenta almeno 935 chiusure totali o parziali in più di 60 Paesi dal 2016. Se nel 2018 i Paesi che optano per il blackout sono 25, ora sono 34. Lo fanno scattare quando, a loro dire, sono in pericolo l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale.

 

Filtraggio delle notizie

dpi

Per bloccare la Rete in intere regioni a Mosca c’è un centro di censura con uno staff di 70 persone guidato dall’ex ufficiale dei servizi segreti Sergey Khutortsev. Il sistema si basa su 30 server forniti dalla cinese Lenovo e altri 30 dall’americana Super Micro Computer Corp. Ma all’oscuramento del Web la Russia, insieme ad altri Paesi come Bielorussia, Iran, Egitto, Arabia Saudita, Siria, Turkmenistan, Thailandia e Turchia, preferisce sistemi di controllo più elaborati come la «Deep Packet Inspection» (Dpi): è la tecnica che filtra i dati in transito sulla Rete bloccando app e piattaforme sulla base di criteri prestabiliti, ma consentendo le altre attività.

 

Da marzo 2022 Mosca chiude i principali social network occidentali (Facebook, Instagram, WhatsApp, ecc.) e poco le importa se la decisione porta a perdite stimate per oltre 7,9 miliardi di dollari.

 

costi

Ma la censura del Web inizia ben prima e risale al 2011 quando a Mosca sono organizzate attraverso i social media importanti proteste contro i risultati delle elezioni politiche del 4 dicembre. Da lì in avanti è un’escalation. Nel 2019 viene approvata la legge per il cosiddetto «Internet sovrano» che impone ai fornitori di servizi Internet di installare software di filtraggio controllati dal governo: i fornitori sono obbligati a memorizzare i dati di tutti gli utenti per sei mesi e i metadati dei contenuti pubblicati per 3 anni.

 

iran

Nello stesso anno, secondo i ricercatori di Censored Planet, Mosca identifica oltre 130 mila siti, principalmente di news e politica, da inserire nella lista nera e, dunque, da non far vedere.

 

Storia simile per l’Iran: a partire dal 2020, sono spesi 660 milioni di dollari per la creazione del «National Information Network», una sorta di Intranet «halal», con motori di ricerca, app di messaggistica e social media controllati dal governo. La maggior parte dei social media occidentali tra cui Facebook, Twitter, Telegram e YouTube viene bloccata, banditi almeno 5 milioni di siti Web stranieri. E adesso il Parlamento ultraconservatore sta per approvare una norma che mette al bando tutti i social network e browser con sede all’estero, anche se per ora Gmail, Google, Instagram e WhatsApp sono ancora in uso.

 

cina

Rete parallela

In Russia la legge di «Internet sovrano» prevede anche la costruzione di infrastrutture digitali gestite dall’autorità statale di supervisione dei media, Roskomnadzor, che potrebbe sganciare la Rete domestica da quella globale e creare una Intranet nazionale chiamata «Runet».

 

Uno dei Paesi che di fatto già ha una Rete parallela è la Cina, che alla fine degli anni ’90 inizia a costruire il «Great Firewall», un sistema di censura capillare e costoso che consente al governo il completo controllo sui contenuti. Sia i tre principali fornitori di servizi Internet sia le infrastrutture dove passano i dati sono di proprietà dello Stato.

 

blocchi

Il traffico verso la maggior parte dei siti internazionali viene bloccato, mentre la popolazione tende a non usare app e social network occidentali perché il governo investe miliardi in aziende cinesi che forniscono gli stessi servizi: Sina Weibo è un ibrido fra Twitter e Facebook, WeChat è la versione cinese di WhatsApp e TikTok può sostituire Instagram.

 

blackout

Proprio perché il traffico dati resta all’interno del territorio nazionale e nessuna società straniera fornisce servizi competitivi, la Cina potrebbe staccarsi dall’Internet globale senza grandi problemi.

 

La complicità indiretta dell’Occidente

Tutto ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto della tecnologia occidentale. Aziende come Nokia, Sandvine, Cisco Systems, Allot, Silicom Ltd hanno venduto tecnologia a Putin nonostante fosse evidente che stesse creando un Grande Fratello 2.0.

 

Ma le loro relazioni commerciali non si fermano a Mosca. La nordamericana Sandvine ha facilitato la violazione dei diritti umani in Paesi come Algeria, Afghanistan, Azerbaijan, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Kuwait, Pakistan, Qatar, Siria, Sudan, Thailandia, Turchia e Uzbekistan.

 

In Giordania i suoi software hanno permesso di bloccare un sito Lgbtq, mentre in Egitto hanno garantito l’oscuramento di giornali indipendenti. I servizi di Allot sono stati usati per rallentare Telegram in Kazakistan e aiutare il regime a reprimere le proteste del gennaio 2022.

 

Un report del 2021 dimostra come la società israeliana abbia fornito tecnologia DPI a ventuno Paesi per limitare i contenuti Web. La battaglia per la libertà del XXI secolo si combatte anche su Internet.

 

Insomma il sogno degli anni ’90 di un Internet libero, dove tutti i popoli del mondo dialogano e si confrontano, sta mostrando il suo volto più realistico: o si impara a governare la tecnologia, o sarà lei a governare noi.

Ultimi Dagoreport

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)