salvini giorgetti

"NON SIAMO MICA REAGAN E GORBACIOV A REYKJAVIK" - GIORGETTI MINIMIZZA L'INCONTRO DELLA PACE CON SALVINI, DOPO LE TENSIONI INTERNE ALLA LEGA SU VACCINI E GREEN PASS (E L'INDISCREZIONE SULLA SUA VOGLIA DI LASCIARE LA POLITICA) - I DUE, CHE VENGONO FOTOGRAFATI IN BERMUDA ALL'USCITA DALL'HOTEL, NON POSSONO CONTINUARE IN ETERNO CON SCONTRI E CHIARIMENTI: LA LEGA DOVRÀ DECIDERE SE VUOL ESSERE, LA CDU O IL FRONT NATIONAL, LA COSTOLA DEL PPE O DEI SOVRANISTI…

Alberto Mattioli per "la Stampa"

 

SALVINI E GIORGETTI

Non si potrà chiamarla pace del Papeete e nemmeno patto dell'ombrellone. Benché entrambi in bermuda, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti optano infatti per un colloquio indoor, al bar dell'hotel Miami, che peraltro è proprio davanti al Papeete anche perché appartiene allo stesso proprietario, l'europarlamentare leghista Massimo Casanova. E poi perché Salvini naturalmente dice che fra il ministro dello Sviluppo economico e lui non c'è alcun dissidio, nessuna divergenza, nemmeno un'increspatura. «Non c'è bisogno di patti. Non c'è niente da chiarire. Abbiamo pianificato il lavoro su Green pass, pensioni, lavoro e Montepaschi», giura Salvini tutto sorrisi.

 

SALVINI IN SPIAGGIA AL PAPEETE

Giorgetti si limita a un paragone impegnativo, «non siamo mica Reagan e Gorbaciov a Reykjavik». Poi, al solito, sta zitto, ma insomma chi tace acconsente, anche a farsi fotografare con il segretario accanto ai leoni similcinesi all'entrata dell'albergo (sarà il patto del leone, allora?). Insomma, sono le solite illazioni dei giornalisti che hanno ricamato per giorni sull'ala governativa e draghiana e moderata del partito assai irritata, per usare un eufemismo, con quella populista che va a sbraitare in piazza con i no vax, fra un saluto romano e un vaffa a Draghi.

 

GIANCARLO GIORGETTI MATTEO SALVINI 1

E di un Giorgetti così scorato da questa schizofrenia della Lega, un giorno di governo e un altro di lotta, da essere perfino tentato di mollare tutto, non solo il ministero ma anche la politica. Macché: il messaggio è che fra Matteo e Giancarlo la sintonia è perfetta. E per dimostrarlo si è organizzato l'incontro di ieri, con Salvini che rimanda la partenza per Milano (quella non marittima) per salutare Giorgetti e i due che parlano non in qualche segreta stanza ma al bar, praticamente a vista dei giornalisti che tentano di origliare.

MATTEO SALVINI AL PAPEETE

 

Un duetto di quaranta minuti fra risate e battute, e perfino una telefonata al presidente della Federazione di ginnastica per i compimenti a Vanessa Ferrari. E d'altronde il capitano, tirando poi le somme, appare decisamente in versione di governo. Se domenica aveva spiazzato tutti (anche i suoi, raccontano) presentandosi alla Festa della Lega di Cervia per minacciare la crisi di governo sui migranti, ieri su Luciana Lamorgese è stato sempre durissimo ma non ultimativo: «Si deve dare una mossa. Spero che Draghi riesca a svegliarla, altrimenti ci penseremo noi».

 

Giorgetti Salvini

Non sostenendo più il governo? «No, sarà Draghi a imporre un cambio di passo, perché sa che il ritmo degli sbarchi non è sostenibile». E poi: «Mi criticano perché sarei io a indebolire il governo, ma in realtà sono Pd e M5s a fare il tiro al piccione. In Aula sulla giustizia mancavano quaranta grillini». Anche su vaccini e Green pass, altra pietra della discordia interna, i leghisti, giura Salvini, sono tutti d'accordo, sulla sua linea: «Vaccini sì, obbligo no».

 

Sullo sfondo, la federazione del centrodestra che al momento sembra più con la sola Forza Italia, e sulla quale Salvini vorrebbe chiudere entro l'estate per compattare i suoi e arrivare più forte alle battaglie prossime venture, le amministrative e il Quirinale. Ma a sparigliare i giochi arriva la notizia che oggi Giorgia Meloni andrà a trovare Silvio Berlusconi in Sardegna, un incontro che rimette in gioco FdI con cui il rapporto è al brutto fisso. Ma insomma, è il giorno della concordia.

MATTEO SALVINI AL PAPEETE

 

Anche se, come sussurra un cacicco di peso, prima o poi, anzi meglio prima che poi, la Lega dovrà decidere cosa vuol essere, la Cdu o il Front national, una destra moderata oppure populista, una costola del Ppe o dei sovranisti. Ad ascoltare gli ospiti della Festa di ieri, appunto i superdraghiani Giorgetti e il governatore veneto Luca Zaia, non dovrebbero esserci dubbi: buona la prima. La serata, per la verità, inizia con un'intervista a Rudolph Giuliani tutta «law and order» e tolleranza zero (però preceduta da un surreale duetto fra l'ex sindaco di New York e Stefano Locatelli, quello di Chiuduno, seimila abitanti «near Bergamo»).

 

Poi tocca a Giorgetti con Bianca Berlinguer: «L'Italia vive un momento di grazia, con un capo del governo autorevole. Draghi è un Ronaldo che tenevamo in panchina, la Lega non farà cadere il governo. Se diventasse Presidente della Repubblica, il governo non potrebbe durare». E spiega che lui, magari con i tamponi a costi calmierati, il Green pass per entrare nei luoghi pubblici lo vuole. E Zaia: «La vaccinazione è volontaria ma devo garantire chi vuole vaccinarsi». Libertà sì, ma fino a un certo punto. -

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