gualtieri mancini bettini zingaretti

"OGGI NEL PD A ROMA NON C'E' UN CAPO, OGNUNO FA PER SE'. E' POTERE SENZA POLITICA CHE DIVENTA IMPOTENTE" - "LA STAMPA" DEMOLISCE IL PD ROMANO: "GOFFREDO BETTINI E' STATO IL GRAN PATRON PER 14 ANNI, IL VECCHIO SISTEMA SI RUPPE QUANDO CLAUDIO MANCINI, CHE E' IL NUOVO BETTINI, LANCIO' ROBERTO GUALTIERI - RUBERTI NON E' STATO MESSO LI' DA ZINGARETTI PER CONTROLLARE GUALTIERI: IL FOCOSO ALBINO AVEVA CAPITO CHE IN REGIONE IL POTERE ANDAVA SCEMANDO E L'EPICENTRO SAREBBE DIVENTATO IL CAMPIDOGLIO...

Fabio Martini per “la Stampa”

 

salvatore buzzi apre il suo locale a roma 5

In un verso dedicato a Roma, Pier Paolo Pasolini scrisse che «non si piange per una città coloniale» e quella espressione bella ed enigmatica sembra fatta apposta per pennellare il rapporto "maledetto" che ormai lega il Pd romano e la Capitale. Certo, la scenata nella notte ciociara andrà capita in tutti i suoi addentellati, ma la vicenda ripropone una volta ancora il rapporto, spesso coloniale, tra il Pd e Roma, un rapporto illustrato da una "striscia" di brutture mai viste prima e mai viste altrove.

 

IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IN CAMPIDOGLIO

Come la storia di "mafia capitale", esplosa nel 2014, con il coinvolgimento dei Dem in affari opachi, riassunti bene in una intercettazione nella quale Salvatore Buzzi, prima di diventare imputato e condannato, diceva: «Il Pd sono io!». Così come una storia originalissima, unica nella storia della Repubblica, resterà per sempre l'appuntamento dal notaio dei consiglieri comunali del Pd che nell'ottobre 2015 firmarono per far dimettere il loro sindaco Ignazio Marino, "colpevole" di eccessiva indipendenza agli occhi del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Un licenziamento che equivalse ad un harakiri: il Campidoglio fu conquistato da Virginia Raggi e dai Cinque stelle.

Rifiuti gettati in strada ROMA

 

Potere spesso senza politica, quella del Pd romano, un potere che diventa impotente come nella vicenda dei rifiuti, che fa di Roma una Capitale unica al mondo. In questi mesi si sono susseguite tante narrazioni indignate, ma carenti nell'indicare le responsabilità politiche: il fallimentare sistema di smaltimento è una "co-produzione" che vede come attore protagonista il Pd romano e laziale.

 

Per anni e anni sindaci e amministratori regionali, buon ultimo Nicola Zingaretti, hanno lasciato crescere in regime di monopolio la più grande discarica d'Europa, Malagrotta: una buca nella quale si buttava tutto, senza canali alternativi, sinché Roma è stata assediata da montagne di rifiuti, gabbiani e cinghiali. E lì sta, da anni.

 

NICOLA ZINGARETTI

Certo, la deriva del Pd romano come partito "prosaico" sta dentro una storia più lunga, la storia di una città nella quale ha sempre dominato un potere pubblico fortissimo, capace di garantire una miriade di interessi privati. Quelli che Alberto Arbasino una volta ebbe a definire «una quantità di piccoli ambienti, minuscoli clan».

 

Una storia antica che viene da lontano, anche dal paternalismo dei Papi, che garantivano pace alimentare e pace sociale con la beneficenza. Un paternalismo proseguito nel secondo dopoguerra quando il consenso politico è cresciuto attorno a poteri forti, che prima erano democristiani e poi hanno cominciato a guardare al centro-sinistra: i costruttori, la Rai, il mondo del cinema, i dipendenti pubblici, anche le associazioni cattoliche come Sant' Egidio, che non a caso da pochi giorni è entrata nelle liste del Pd.

 

BERLINGUER E LUIGI PETROSELLI

E tuttavia i progenitori del Pd, la sinistra che nel 1976 per la prima volta si affaccia al potere cittadino, il Pci di Giulio Carlo Argan e Petroselli, aveva un volto diverso da quello della sinistra di oggi. Racconta Corrado Bernardo, l'ultimo assessore democristiano nella storia di Roma: «Ricordo in Consiglio comunale degli anni Ottanta: noi Dc eravamo gli avversari, ma tanto di cappello ai comunisti e alla loro serietà. Ogni volta che c'era un problema, a cominciare dal giovane Veltroni, si consultavano con Petroselli. Per diventare il capo dovevi avere una storia dietro le spalle. Oggi nel Pd a Roma non c'è un capo, ognuno fa per sé».

 

ALBINO RUBERTI MEME

In queste ore ci si affanna a capire la matrice politica di Albino Ruberti e la natura dei suoi rapporti politici con Nicola Zingaretti, per anni il suo "principale" e con il sindaco Roberto Gualtieri. Chi conosce Ruberti da 30 anni confida: «La storia che circola in queste ore per cui Albino sarebbe stato messo da Zingaretti per "controllare" Gualtieri, è una bufala. Albino aveva capito che in Regione il potere andava scemando e l'epicentro sarebbe diventato il Campidoglio. La mappa del potere della sinistra a Roma è cambiata, attenzione a ragionare con vecchi schemi».

 

claudio mancini foto di bacco

Una storia interessante, mai scritta. A Roma la Seconda Repubblica si apre, nel 1993, con il ritorno della sinistra in Campidoglio: i romani eleggono e rileggono sindaco prima Francesco Rutelli e poi Walter Veltroni. Per 14 anni il gran patron è Goffredo Bettini: i rapporti con i poteri forti sono quelli di sempre, ma il buon governo del Campidoglio copre tutto. Il vecchio "sistema" si rompe il 16 marzo 2021 quando Nicola Zingaretti vorrebbe candidarsi sindaco, ma tergiversa e Claudio Mancini, il "nuovo" Bettini, lo brucia, lanciando Roberto Gualtieri.

 

GOFFREDO BETTINI

Ma alla fine la "grande bruttezza" nel rapporto tra Pd e Roma si può riassumere in due sequenze, in parte sfuggite all'attenzione collettiva. Era l'alba del 15 giugno e un cinghiale riuscì a passeggiare là dove nessuno dei suoi parenti aveva osato spingersi: attorno al colonnato di Gian Lorenzo Bernini in piazza San Pietro. Qualche ora dopo un incendio ha distrutto il gassificatore ed altri due impianti, alzando nel cielo una nube nerastra, in parte diossina.

 

walter veltroni foto di bacco

Due eventi collegati da un filo rosso: il prolungato indecisionismo, una paralisi che da una ventina d'anni accomuna una intera classe dirigente, non solo Pd.

zingaretti gualtieri cinghialiTiratori cinghiali roma OshoCINGHIALE AL POSTO DELLA LUPA CAPITOLINAnicola zingaretti silvia roggiani roberto gualtieri foto di bacco

Ultimi Dagoreport

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?