TRA RENZI E CONTE, DOVE SI COLLOCA IL PD? SI SPACCA! - SE ZINGARETTI VIVE NEL SUO LIMBO SENZA IDEE, BETTINI DIFENDE "GIUSEPPI" - MA UN BEL GRUPPONE DEM GODE NEL VEDERE RENZI DEPOTENZIARE IL GOVERNO CONTE-CASALINO - I MILITANTI PD, INVECE, NE HANNO LE PALLE PIENE DI ITALIA VIVA: "VUOLE FAR VINCERE SALVINI E MELONI" - SUSSURRI AL NAZARENO: "TRA UNA SETTIMANA SE SI BRUCIASSE L'OPERAZIONE RESPONSABILI, PUÒ DARSI CHE CONTE E I 5 STELLE SI BEVANO UNA RICOMPOSIZIONE CON RENZI"

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Carlo Bertini per "la Stampa"

 

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Ci avviciniamo alle elezioni...a 200 km all'ora», prova a scherzare con i suoi Nicola Zingaretti, per non drammatizzare una situazione già disperata di per sé. Il segretario ha appena terminato una telefonata col premier, che dopo aver scaricato Renzi sulle agenzie (senza avvertirlo prima), gli spiega le sue motivazioni. «Sai, ormai con lui è impossibile ricomporre. Se rompe e fa uscire le sue ministre, non può reggere un nuovo governo con Iv, io avrei un problema di coerenza e poi non tengono i 5 Stelle».

 

NICOLA ZINGARETTI E GIUSEPPE CONTE NICOLA ZINGARETTI E GIUSEPPE CONTE

Bene, cosa fatta capo ha. Sentiti i suoi generali, tutti infuriati per questa mossa, il leader Pd evita di dare addosso a Conte: tutto legittimo, è la posizione di un partito politico, i 5 Stelle, di cui Conte è espressione. «Non dovevamo mica condividerla», dicono dal Pd. Tradotto: Conte si è fuso col suo partito, tanto che prima di lui si era pronunciato Vito Crimi.

 

LA BASE SI È ROTTA LE SCATOLE

Lo stato maggiore dem, riunito in un gabinetto di guerra con Andrea Orlando, Dario Franceschini e i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci, è diviso tra chi è più irritato con il premier e chi ha il dente avvelenato con Renzi e i suoi seguaci. Dando eco al rumore di fondo che sale «da una parte del nostro popolo che si è rotto le scatole di Renzi», spiega un dirigente. La base dei militanti è furiosa con l'ex segretario che affonda un governo di centrosinistra e rischia di far vincere Salvini e la Meloni.

ANDREA ORLANDO ANDREA ORLANDO

 

ALLE URNE A GIUGNO CON M5S

Ma ora al punto in cui si è arrivati, a dispetto dei «pontieri» del suo partito, il segretario dem non crede nell'operazione responsabili. Teme che si finisca per precipitare verso le urne a giugno, con un governo di transizione, magari guidato da un alto esponente istituzionale come la Cartabia: che forse neanche avrebbe i voti sufficienti, «un governo di minoranza».

 

È il vice Andrea Orlando a scartare «totalmente» un appoggio del Pd a un governo istituzionale. La Direzione verrà convocata ad horas per seguire gli sviluppi ed esprimersi su un governo con i (potenziali) responsabili. Nel frattempo, resta la difesa di questa maggioranza, rilanciata con una nota a favore del dialogo, linea ufficiale del partito. Segno che al Nazareno già si prepara una campagna elettorale al grido di «noi abbiamo provato a salvare tutto fino all'ultimo secondo».

 

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LA CHIMERA DEI «COSTRUTTORI»

Sono poche le speranze di allargare la base dei suffragi con i voti dei «costruttori». Dal Senato gli dicono che i numeri per sopravvivere senza Renzi non ci sono e che quello di Conte «è solo un auspicio». Pesa la condizione del Colle che alle consultazioni salga un gruppo parlamentare già formato che appoggi il premier. Ma attenzione: «Nicola, mai dire mai, tra una settimana se si bruciasse l'operazione responsabili, può darsi che Conte e i 5 Stelle si bevano una ricomposizione con Renzi».

 

A parlare è uno dei partecipanti al summit dei big, mentre si analizza l'errore di Conte: anche i dem stavano provando ad allargare la maggioranza in Senato, per trovare voti non sostitutivi, ma aggiuntivi a quelli di Renzi, per depotenziarne l'azione e convincerlo a trattare. Insomma, l'irritazione è palpabile. Malgrado ciò, in vista del voto, escludono un altro premier.

 

goffredo bettini goffredo bettini

«Conte ha lavorato bene», lo blinda Goffredo Bettini. «Perché decapitare Conte quando oggi è un punto di riferimento per tanti italiani?». E questo perché «senza Conte un fronte progressista non c'è più», ricorda Orlando, pensando alle urne, dove magari si potrà andare «Insieme», per usare il logo depositato pare da Conte di una futura lista elettorale. Zingaretti dunque martella Renzi. «Risolviamo i problemi invece di crearli». La speranza è che ci ripensi. «Se si ferma - dicono al Nazareno - sarebbe lo stesso molto difficile, ma si potrebbe provare a ricucire, altrimenti corriamo alle urne. Bel capolavoro».

franceschini bettini franceschini bettini

 

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