matteo renzi catiuscia marini

RENZI USA L'UMBRIA PER SPACCARE IL PARTITO? - L' EX PREMIER STAREBBE PENSANDO DI CAVALCARE LA SANITOPOLI CHE HA TRAVOLTO CATIUSCIA MARINI PER TORNARE A PILOTARE LE SORTI DEL PD: FAR RESPINGERE IN CONSIGLIO LE DIMISSIONI DELLA GOVERNATRICE CHIESTE DA ZINGARETTI PER METTERLO IN DIFFICOLTÀ - IN MEZZO C'È UNA QUESTIONE MOLTO PRATICA: I VITALIZI IN REGIONE…

CATIUSCIA MARINI NICOLA ZINGARETTI

 

Carlo Cambi per ''La Verità''

 

Il venerdì di passione del Pd è iniziato alle 13 e 56. Si è capito subito che sarebbe stato un giorno da pecora. Almeno per il neo segretario Nicola Zingaretti che ora dovrà fare i conti con le pie donne dell' Umbria.

 

Pronte non a lenirne le ferite ma a metterlo in croce. Matteo Renzi si è inserito nella crisi aperta dalla sanitopoli perugina e starebbe pensando di spaccare il Pd per correre alle prossime e forse imminenti politiche con un partito fatto da pezzi di Pd e di Forza Italia messi insieme. Il collante? Per paradosso sarebbe il caso Catiuscia Marini.

CATIUSCIA MARINI

 

un giorno da pecora Anna Ascani, vicepresidente del Pd, indossa i panni della Santa Veronica e dai microfoni di Radio 1 dà il là al «giorno da pecora» alzando con una voce giaculatoria il velo sulle ipocrisie interne al Pd. Sibila: «Se Catiuscia Marini si è dimessa per convinzione personale allora va bene, se lo ha fatto perché glielo ha imposto il partito allora abbiamo un problema».

 

Il riferimento com' è ovvio è alla sanitopoli umbra che ha portato in manette l' ex assessore alla sanità Luca Barberini tornato nelle stesse ore in libertà dopo che ha vuotato il sacco con il Gip che gli ha revocato gli arresti domiciliari e il segretario regionale del partito ed ex sottosegretario agli Interni proprio con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni l' ex deputato Gianpiero Bocci che invece ha fatto scena muta e resta ai domiciliari e alla dimissioni molto «spintanee» della presidente della giunta regionale Catiuscia Marini. La Ascani dalla radio ha chiamato a raccolta le truppe affermando: «Ci sono altri presidenti di Regione del Pd indagati, perché è stato chiesto solo alla Marini di dimettersi? Candidata io alla presidenza delle Regione?

 

No, serve un persona che venga dalla società civile, che non abbia avuto incarichi di partito. Quanto a me, non credo che nessuno mi chiederà di candidarmi, la cosa non si pone».

NICOLA ZINGARETTI E MATTEO RENZI

 

Constatata la singolare coincidenza tra le dichiarazioni della Ascani e quelle della Marini che per prima ha accusato il suo partito di eccesso di giustizialismo e di sessismo salvo poi dire che le sue dimissioni sono, a questo punto forse, molto forse, irrevocabili, ecco una seconda spina per Zingaretti. La vicepresidente del Pd ha fatto notare stizzita: «Perché hanno nominato commissario del Pd in Umbria Walter Verini e non me che rispetto a lui nel partito ho una posizione un po' più di rilievo?

 

Almeno potevano chiedermelo». Già, perché? La Ascani ha corso contro Zingaretti alle primarie in ticket con Roberto Giachetti, ma soprattutto in Umbria, anche per cose di famiglia, è amicissima di Bocci: impossibile per la nuova dirigenza del Pd affidarle la cura del partito in Umbria. Ma c' è un altro motivo, che tutti sanno, ma nessuno vuol dire: il martirio di Catiuscia Marini «in quanto donna» è il perfetto casus belli per una nuova guerra per bande nel Pd nazionale.

 

matteo renzi catiuscia marini

C' ENTRA IL BULLO?

Ad alimentarla - dicono i bene informati, ma c' è da andar cauti con il senatore di Rignano perché spara querele come Billy the Kid - ci sarebbe Matteo Renzi, che vuole sfruttare la crisi perugina per dare una mazzata a Zingaretti armando, e non è impresa per nulla difficile, la fumantina Ascani.

 

Sta dentro la biografia della Ascani e nei giochi di potere del Pd. Gianpiero Bocci, l' uomo che possiede le tessere del Pd e che controlla i voti di tutta Perugia, della Valnerina e in particolare di Foligno, già feudo dell' ex zarina rosa Maria Rita Lorenzetti, anch' ella caduta su di una sanitopoli, senza i quali il Pd è spacciato, è un ex democristiano.

 

Ora è agli arresti domiciliari, ma non dureranno molto e le elezioni amministrative ci sono a fine maggio: 67 comuni umbri per un totale di 360 mila votanti, cioè il 60% degli elettori della regione. Se il Pd perde anche Foligno e non riconquista Perugia, non tocca palla per i prossimi trent' anni. Il bacino di voti è lo stesso di Donatela Tesei, senatrice indipendente della Lega che guida la commissione Difesa di palazzo Madama, ma è anche sindaco di Montefalco, la prima roccaforte Pd che cadde dieci anni fa e da lì è cominciata la ritirata rossa che rischia di diventare totale disfatta, indicata tre giorni fa da Matteo Salvini come la nuova presidente dell' Umbria.

 

RENZI ZINGARETTI

Ma anche la Ascani è un' ex democristiana, o meglio è figlia di quel Maurizio Ascani che fu vicesindaco di Città di Castello (da lì ad Arezzo è un attimo) nella prima giunta Pci-Dc d' Italia. Gli Ascani sono in ottimi rapporti tanto con i Boschi, quanto con i Bocci e Matteo Renzi. Composto il quadro, non è difficile leggere le mosse che si sono succedute venerdì.

 

MOLLA O NO?

La prima è che Catiuscia Marini starebbe meditando se mantenere o meno le dimissioni da presidente della giunta: i capigruppo della maggioranza in consiglio regionale hanno una gran voglia di respingerle. Così, stando a quanto risulta a La Verità, mentre dalle parti di Foligno si lavora per cercare di convincere Donatella Tesei a non correre perché c' è una parte di centrodestra che vuole continuare a tessere intese di sottogoverno con il Pd o quanto meno a non voler stravincere lasciando al Pd lo «centro de lu munno» - così è nota la petite capitale della Culta Valle - con uno scambio del tipo «tu ci dai voti per il sindaco e noi ti votiamo alle regionali», a Perugia venerdì pomeriggio si è tenuta una riunione supersegreta di parte del Pd.

anna ascani

 

Vi avrebbero preso parte la Ascani, la stesa Marini, Donatella Porzi presidente del Consiglio Regionale, alcuni bocciani di ferro e il partito perugino che ha una gran voglia di togliersi di mezzo i folignati rappresentati da quel Valentino Valentini, consigliere politico della Marini definito dall' inchiesta sanitopoli come il postino delle raccomandazioni, reo di aver perduto da sindaco Montefalco lanciando la carriera della temuta Donatella Tesei.

 

L' idea è semplice: consentire alla Marini di presentarsi in consiglio con le dimissioni «aperte», respingerle in aula approvando subito dopo una mozione di rinnovata fiducia alla presidente abbastanza sicuri di farcela visto che i gruppi che la sostengono stanno facendo di tutto per allungare i tempi, aspettare l' esito delle amministrative per imputare la sconfitta a Walter Verini e mettere poi in croce a Roma Nicola Zingaretti reo di aver sfasciato il partito in Umbria e di aver assunto atteggiamenti sessisti e giustizialisti contro la Marini trasformata da indagata a martire.

 

anna ascani roberto giachetti

Usare infine questo caso per riaprire i giochi dentro il Pd ottenendo così un risultato comunque garantito: o mandare a casa l' attuale gruppo dirigente o spaccare il partito, riaggregando ciò che resta del Pd renziano con ciò che resta di Forza Italia per presentarsi alle prossime politiche con una formazione ago delle bilancia tra destra e sinistra. Questo piano studiato da Renzi sarebbe stato suggerito dalla Ascani innalzando l' Umbria a laboratorio dei nuovi equilibri. Insomma la vispa Anna propone a Renzi di fare ciò che a Città di Castello fece babbo Maurizio.

 

ANNA ASCANI

La riunione di venerdì si sarebbe chiusa con questa intesa. E che le cose stiano così lo dimostrano tre eventi. Il primo è che la presidente del Consiglio Regionale Donatella Porzi, alla quale è stata recapitata la lettera di dimissioni di Catiuscia Marini, non ha ancora calendarizzato la riunione per la presa d' atto, la seconda è che la stessa Catiuscia Marini pur continuando a ripetere che le «dimissioni sono irrevocabili» ha aggiunto un «per me» nelle ultime ore lasciando intendere che se il Consiglio glielo chiede potrebbe ripensarci salvo poi scagliarsi contro Nicola Zingaretti accusandolo di averla fatta fuori per logiche di partito, il terzo fatto è che i tre capigruppo della maggioranza consiliare guidati da Salvatore Rometti di Città di Castello come la Ascani hanno già fatto sapere che sono pronti a rigettare le dimissioni della Marini.

 

IL NODO VITALIZI

Catiuscia Marini

E c' è anche una ragione molto pratica: non possono sciogliere l' assemblea prima di aver approvato il nuovo regime dei vitalizi che era in calendario nella sessione saltata per il caos sanitopoli! Il consiglio regionale che si doveva riunire il 23 aprile, poi il 27 slitta al 7 maggio se non addirittura al 14 maggio, dopo la Marini avrà altri 15 giorni di tempo per ripensarci. Se si andrà al voto, l' Umbria non sarà chiamata alle urne prima di metà ottobre se non in novembre insieme alla Calabria, ma a quel punto potrebbe esserci un election day con le politiche. E hai visto mai che dalla crisi umbra Matteo Renzi non trovi modo di farsi finalmente il suo partito. In fin dei conti dopo il venerdì di passione viene la Santa Pasqua. Oggi è giorno di Resurrezione!

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