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I RILIEVI DI BANKITALIA ALLA MANOVRA SONO SOLO UN ANTIPASTO DI QUELLO CHE ARRIVERÀ DA BRUXELLES – A PALAZZO KOCH HANNO STRONCATO I PROVVEDIMENTI SU POS E CONTANTE, CHE PER L’UNIONE EUROPEA SONO COME KRYPTONITE – SARÀ SOLO IL PRIMO DI UNA LUNGA SERIE DI TIRA E MOLLA TRA I TECNICI E IL GOVERNO “POLITICO” DI “IO SO’ GIORGIA”: LA DUCETTA NON HA LA CONSUETUDINE DEI SUOI PREDECESSORI CON LA BANCA D’ITALIA (E SI VEDE): IL TUTTO MENTRE IGNAZIO VISCO SI AVVICINA ALLA SCADENZA. E IN PANCHINA SI SCALDA FABIO PANETTA…

1 - BANKITALIA BOCCIA LA MANOVRA SU CONTANTE E STOP AL REDDITO

Claudia Voltattorni per il “Corriere della Sera”

 

ignazio visco foto di bacco (5)

L'impostazione della manovra «appare prudente» visti «l'elevata incertezza che caratterizza il quadro macroeconomico e i limitati spazi di bilancio a disposizione». E però la flat tax «pone un rilevante tema di equità orizzontale» oltre a rischiare di «incentivare l'evasione per evitare l'aggravio fiscale».

 

E soprattutto: «Le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l'introduzione di alcuni istituti che riducono l'onere tributario per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il Piano nazionale di ripresa e resilienza e con l'esigenza di continuare a ridurre l'evasione fiscale».

 

FABRIZIO BALASSONE - BANKITALIA

L'affondo di Fabrizio Balassone, capo del Servizio Struttura economica della Banca d'Italia, arriva durante la sua audizione sul ddl Bilancio ieri davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato (presenti appena 7 componenti su 50).

 

Una relazione che si trasforma però in una bocciatura delle misure più discusse della manovra all'esame della Camera, dalla flat tax all'innalzamento del tetto al contante a 5 mila euro allo stop all'obbligo del Pos fino a 60 euro. «Soglie più alte - puntualizza Balassone - favoriscono l'economia sommersa», mentre «l'uso dei pagamenti elettronici, permettendo il tracciamento delle transazioni, ridurrebbe l'evasione fiscale».

 

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI

Tanto basta per provocare il risentimento del governo. A partire da quello del sottosegretario della presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari secondo cui «Bankitalia è partecipata da banche private: legittimamente ha una visione che reputa più opportuno non ci sia più utilizzo di denaro contante». Parole che qualche ora più tardi vengono precisate da fonti di governo che frenano: «Non è mai stata messa in discussione l'autonomia della Banca d'Italia che gode invece di pieno apprezzamento per il suo operato» e anzi, la posizione su moneta elettronica e contante «è legittima: nessuna polemica quindi».

 

PAGAMENTI CON IL POS 2

Ma il caso tiene banco e altri esponenti della maggioranza bollano come «sensibilità legittimamente eterogenee quelle sul rapporto tra contante e pagamenti elettronici» (Federico Freni, sottosegretario al Mef, Lega) e quella di Balassone «un'opinione come tutte le altre» (Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, Forza Italia). Insorgono le opposizioni.

 

Il Pd chiede alla premier Giorgia Meloni di ritirare le norme su contante e Pos, mentre Giuseppe Conte, leader M5S parla di «evasione di cittadinanza, al posto del reddito». In serata arriva una nuova bocciatura. Stavolta è l'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) che, sempre in audizione, giudica negativamente la flat tax («Pone problemi di equità»), e le misure su Pos e contanti che, spiega la presidente Lilia Cavallari, «allentano due vincoli che possono contribuire a contrastare l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro».

 

gli appunti di giorgia la rubrica della meloni su instagram 10

Avvisa dei «rischi che gravano sulla crescita del 2023» ed esprime dubbi su alcune coperture e spese «incerte». È «positiva» invece «la valutazione sull'impegno a ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil», per questo «il ricorso al finanziamento in deficit dovrà essere necessariamente limitato». E sul reddito di cittadinanza: «Il 23% i potenziali esclusi, meglio una abolizione contestuale all'introduzione di un nuovo strumento».

 

2 - IL RISPETTO DEL GOVERNO PER VIA NAZIONALE: MA LE NOSTRE SONO SCELTE POLITICHE

Enrico Marro per il “Corriere della Sera”

 

Chi è abituato alle audizioni della Banca d'Italia sulle manovre sa che Via Nazionale non fa sconti, indipendentemente dal colore del governo di turno. Questa volta, però, c'è un elemento che fa la differenza: la natura politica dell'esecutivo Meloni. Un governo che oltretutto rivendica con orgoglio questa caratteristica, dopo tanti esecutivi tecnici o di emergenza o di grande coalizione, e che dunque reagisce anche alle critiche di una istituzione autorevole come la Banca d'Italia.

 

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI

E la banca centrale non può non saperlo. In questo contesto si sono sviluppate le polemiche attorno alla relazione di Fabrizio Balassone, capo del servizio economico della Banca d'Italia, ascoltato ieri mattina dalle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. Polemiche divampate subito dopo che le agenzie di stampa hanno rilanciato i passaggi più critici, in particolare sull'aumento del tetto al contante e sull'abolizione dell'obbligo per gli esercenti di accettare i pagamenti col bancomat e la carta di credito di importo inferiore a 60 euro.

 

PAGAMENTI CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONE

La banca centrale è stata coerente con le sue posizioni di sempre. Ma anche il governo Meloni lo è. Non solo perché, aumentando da mille a 5 mila euro il tetto al contante e limitando l'obbligo di accettare i pagamenti col Pos, ha tenuto fede alle promesse fatte in campagna elettorale, ma perché queste scelte rispondono a una precisa visione politica, dove, per esempio, spiegano autorevoli esponenti del governo, «gli interessi degli esercenti vengono prima di quelli delle banche e degli intermediari finanziari».

 

E quindi, spiegano a Palazzo Chigi, se «è legittima la visione di Bankitalia a sostegno della moneta elettronica, che è moneta privata, con la stessa legittimità altri - tra cui la Banca centrale europea - sottolineano l'esigenza di non escludere dal circuito il denaro contante, che è l'unica moneta a corso legale».

 

giorgia meloni e giovanbattista fazzolari

Solo che trasformare questa legittima visione politica nell'accusa alla Banca d'Italia di rappresentare gli interessi delle banche, come ha fatto a botta calda il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, è stata vista come una stonatura. Il governo, infatti, non può non sapere che le banche azioniste di Bankitalia non hanno alcun ruolo né nella governance né nella linea espressa dal governatore e dal direttorio in piena autonomia.

 

Un valore, questo dell'indipendenza della banca centrale, che fa parte della costituzione materiale del Paese. E così, in serata, fonti di Palazzo Chigi, sono dovute intervenire per precisare che nelle parole di Fazzolari «non c'è alcuna polemica o volontà di mettere in discussione l'autonomia della Banca d'Italia», verso la quale si «ribadisce pieno apprezzamento».

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

Che la banca centrale bocciasse le norme sul contante e il Pos non costituisce una sorpresa. Balassone ha argomentato le critiche con studi della stessa Banca d'Italia che mostrano una relazione tra il tetto ai pagamenti in contante e la criminalità organizzata, l'economia sommersa e l'evasione fiscale.

 

Ha quindi ricordato che l'Unione europea, già nelle Raccomandazioni del 2019, chiese al nostro Paese di potenziare i pagamenti elettronici «obbligatori, anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti». E infine ha sottolineato che il Pnrr chiede la «modernizzazione» del Paese e di «continuare a ridurre l'evasione fiscale».

gli appunti di giorgia la rubrica della meloni su instagram 12

Incidente chiuso? Per il momento.

 

Quanto successo ieri potrebbe infatti ripetersi, per il semplice fatto che la «visione» politica del governo Meloni è oggettivamente lontana dalla linea portata avanti in questi anni dalla Banca d'Italia. Balassone, criticando le misure fiscali in materia di accertamento, contenzioso e riscossione, non a caso ha usato la formula «come più volte ricordato in passato», per ribadire che «interventi di questo tipo - soprattutto se riproposti in forme molto simili e in tempi ravvicinati - possono avere un effetto negativo sul rispetto delle norme tributarie».

 

Anche qui, dunque, nulla di nuovo, come le critiche all'ampliamento della flat tax e all'introduzione della flat tax incrementale, entrambe a favore degli autonomi, che, a parità di reddito, finiscono per pagare meno tasse. Infine, Balassone non ha sorvolato neppure sulla stretta al Reddito di cittadinanza, mettendo in guardia dal rischio di un aumento della povertà una volta che, alla fine del 2023, verrà tolto il sussidio ai teoricamente «occupabili».

 

Al di là delle schermaglie di ieri, resta che tra il vertice di Via Nazionale e gli attuali inquilini di Palazzo Chigi non c'è la consuetudine che ha caratterizzato non solo il governo Draghi, ma anche i precedenti. Il tutto mentre il governatore, Ignazio Visco, si avvicina alla fine del suo mandato (31 ottobre 2023). In panchina si sta già scaldando Fabio Panetta, ora nel board della Bce. Ma la difficile convivenza tra governo e governatore dovrebbe durare ancora per quasi un anno.

gli appunti di giorgia meloni su instagramPAGAMENTI NFC CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONE

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