salvini giorgetti

SALTARE UN ARATA - IL FIGLIO DI PAOLO, INDAGATO CON SIRI, È STATO ASSUNTO A PALAZZO CHIGI DA GIORGETTI. LO STAFF CONFERMA: ''UNA PERSONA PREPARATA'', CHE AVEVA TENUTO I RAPPORTI CON IL RE DEI SOVRANISTI STEVE BANNON - I PM HANNO LA ''RAGIONEVOLE CERTEZZA'' CHE I 30MILA EURO DELLA CORRUZIONE NON SIANO STATI SOLO PROMESSI MA EFFETTIVAMENTE ELARGITI DA ARATA, CHE DEFINIVA SIRI ''IL MIO UOMO''

 

Fulvio Fiano e Fiorenza Sarzanini per il ''Corriere della Sera''

 

 

giancarlo giorgetti matteo salvini

Quando parlava con il suo socio palermitano, l’imprenditore Paolo Arata definiva il leghista Armando Siri «il mio uomo». Ma il sottosegretario ai Trasporti non era l’unico politico del Carroccio su cui poter contare in quello che gli inquirenti definiscono un «portafoglio relazionale». Il figlio Federico Arata è stato assunto a palazzo Chigi da Giancarlo Giorgetti, potente sottosegretario alla Presidenza.

 

«Il ruolo era in iter come consulente esterno», sostiene Arata jr., ma lo staff di Giorgetti conferma l’assunzione tanto che il contratto con il Dipartimento programmazione economica è stato già registrato dalla Corte dei Conti (e la Lega difende la scelta, definendolo «persona preparata» e dichiarandosi pronta ad «allegare il curriculum). Anche questo diventerà oggetto di verifica investigativa per stabilire chi fosse inserito nella «rete» tessuta da Arata all’interno della Lega e allargata al mondo «sovranista».

 

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINI

Proprio Federico è stato mediatore dei rapporti con l’ideologo Steve Bannon, più volte è stato a Londra con Siri e ha curato i contatti in Vaticano. Si dovrà così stabilire che cosa prevedesse lo scambio tra la Lega e la famiglia Arata. Quali interessi comuni e favori reciproci siano alla base di questi rapporti. Altri passaggi di denaro, oltre alla presunta tangente da 30mila euro per cui è indagato, porterebbero a Siri. Ecco dunque si esaminano i provvedimenti legislativi che Siri ha caldeggiato per stabilire se avvantaggiassero Arata.

ARMANDO SIRI

 

Lo staff di Di Maio

Principali accusatori contro Siri sono diventati gli uomini che collaborano direttamente con il capo politico del Movimento 5Stelle, Luigi Di Maio. Due giorni fa sono stati ascoltati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi, il capo di gabinetto Vito Cozzoli, la sua vice Elena Lorenzini e il sottosegretario grillino Davide Crippa. Tutti avrebbero raccontato le «pressioni» di Siri per far passare il suo emendamento per gli impianti eolici.

 

FEDERICO ARATA (A DESTRA) DURANTE UNA VISITA IN PAKISTAN A COLLOQUIO CON IL PRIMO MINISTRO IMRAN KHAN

E la Lorenzini, cui era stata affidata la pratica da Cozzoli, avrebbe chiarito che si decise di bloccare subito il tentativo di cambiare il provvedimento perché «la procedura non era consentita se non in casi eccezionali e comunque mai era stato fatto un intervento del genere in maniera generalizzata». Una posizione che aveva spinto anche il ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro a bloccare un analogo tentativo per inserire nel Def la stessa proroga agli impianti eolici.

 

 

La tangente nei bilanci

PAOLO ARATA

I pm capitolini hanno la ragionevole certezza che i 30mila euro della corruzione non siano stati solo promessi ma effettivamente elargiti da Arata a Siri. Ed è per questo che nei bilanci cartacei e nei file sequestrati nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni di Arata a Roma, Genova e Castellamare del Golfo (Trapani) e nelle sedi delle sue srl Solgea, Etnea, Solcara ed Alqantara stanno ora cercando una traccia che sveli il pagamento. In questo senso vengono esaminate minuziosamente anche le foto scattate ai numerosi incontri tra Siri ed Arata.

 

I rapporti con Nicastri

FEDERICO ARATA

Arata è accusato di essere il braccio destro di Vito Nicastri, ritenuto uno dei finanziatori della latitanza del boss Messina Denaro. Collabora con lui nelle società dell’eolico. Negli atti di Palermo sono contenute le conversazioni intercettate negli ultimi mesi. Paolo Arata il 12 settembre scorso dice a una giovane avvocato: «....qui stiamo parlando in camera caritatis. Io sono socio di Nicastri al 50per cento...».

 

Qualche mese prima, invece, Paolo Arata si «sfoga» con Manlio, figlio di Vito Nicastri: «Papà mi ha fatto scrivere una carta che la società è sua alla metà per cento... le carte ce l’ha dal notaio. Però non ha tirato fuori una lira, neanche di Solcara, ed erano soldi che mi dovreste dare quali soluzioni abbiamo adesso alla cosa? Ne abbiamo due di soluzioni... una, che io devo portare la tariffa al massimo livello, oggi in Parlamento c’è la legge sulla ... eh... come si chiama...». Nicastri, ai domiciliari, tramite il figlio Manlio, parla al telefono per «sbrogliare» i suoi affari e, in alcuni casi, lo fa «direttamente» dal balcone. In almeno due occasioni, il 5 e il 28 agosto scorsi, la Dia lo fotografa con suo figlio Manlio e Francesco Arata, l’altro figlio di Paolo.

Paolo Arata

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