giuseppe conte gaetano quagliariello paolo romani massimo berruti

SARÀ UN CASO, MA TRE SENATORI DI FORZA ITALIA SONO APPRODATI PROPRIO IERI NEL GRUPPO MISTO. SONO GAETANO QUAGLIARIELLO, PAOLO ROMANI E MASSIMO BERUTTI, CHE FORMERANNO LA COMPONENTE “IDEA E CAMBIAMO” – MERCOLEDÌ SI VOTA IL NUOVO SCOSTAMENTO DI BILANCIO DA 25 MILIARDI E SERVONO 161 VOTI (LA MAGGIORANZA È A 154) – INTANTO ALLE CAMERE TUTTI PETTINANO L’EGO DEL CONTE CHE SI SENTE NAPOLEONE, APPLAUDITO ANCHE DA RENZI E DI MAIO (ALLORA SI DEVE PREOCCUPARE...) - VIDEO

 

1 – CONTE: ORA RIFORME CONDIVISE E VA A CACCIA DEI VOTI DI FI

Mario Ajello per “il Messaggero”

 

giuseppe conte 1

Viene celebrato e si auto-celebra Conte in Parlamento. Due standing ovation al Senato, e la seconda pareva non dovesse finire più, per l'ex re Travicello ora diventato il Condottiero di Bruxelles e anche la voce gli è cambiata in questo tripudio. Non si mangia più le parole, le declama, non si perde in disquisizioni vuote, come gli capitava, e va dritto al punto del suo Ego.

 

Dicendo: l'Unione europea - di cui lui si sente un campionissimo dopo aver portato in Italia 209 miliardi del Recovery Fund - «è stata all'altezza del suo destino e della sua storia». Le senatrici grilline Botto e Leone lo fotografano entusiaste in modalità BimbeDiConte, e la presidente Casellati le rimbrotta: «Non si possono fare foto». Quelli del Pd invece mandano bacini dai loro banchi verso Giuseppi e quando lui, oltre a elogiare se stesso, fa un ringraziamento particolare al ministro dem Amendola per come ha combattuto a Bruxelles, senatori e senatrici del Nazareno finiscono in estasi: «Sei il più bravo, Enzuccio!».

giuseppe conte luigi di maio enzo amendola

 

MANO TESA

Conte spiega che «il piano della ripresa sarà un lavoro collettivo, ci confronteremo con il Parlamento». E via così. Non aggiunge granché ai discorsi di gloria che va facendo dall'alba di martedì quando è stato siglato l'accordone da 750 miliardi di euro. Ma eccolo fare i complimenti, sia in Senato sia alla Camera nel pomeriggio, le forze di opposizione: «Le ringrazio perché hanno compreso l'importanza di questo passaggio».

 

Si riferisce a Forza Italia (un po' anche a Giorgia Meloni) e non a Salvini. Infatti, con Berlusconi, Conte ha parlato (lo ha chiamato Silvio per dirgli: «Sei stato molto bravo» e del resto il Cavaliere adora da un po' l'Avvocato anche se non può dirlo troppo), mentre Salvini entrando in aula esclama beffardo: «Vado a sentire l'Oracolo...».

giuseppe conte luigi di maio

 

Poi nel suo discorso l'ex ministro continua sulla linea che l'Italia ha preso una fregatura, non vuole accodarsi agli entusiasmi degli altri e va dicendo che i fondi arriveranno tardi o mai e dovranno servire a tutto, anche all'agricoltura ma «non alla coltivazione della cannabis, perché quella è mostruosa» e insomma prende a parlare di «canne».

 

Ma anche di Flat Tax e di Ponte sullo Stretto. Mentre i forzisti non l'alleato Matteo ma il nemico (non più) Giuseppi hanno applaudito. Mentre Renzi non si spella le mani. Fa i complimenti a Conte («Se continua così, saremo sempre al suo fianco, signor presidente»), ma gli dice anche due cose, anzi tre: coinvolgere l'opposizione nell'uso dei soldi, prendere i quattrini del Mes (e ogni riferimento al Mes il capo del governo lo giudica più o meno una provocazione) e aprire il Parlamento a ferragosto «per lavorare tutti insieme a un grande piano per la ricostruzione dell'Italia». Le facce lunghe dei senatori, all'idea di rovinarsi le vacanze, si sprecano.

SANCHEZ CONTE RUTTE ALLA DISCUSSIONE SUL RECOVERY FUND

 

IL MAGNANIMO

Ecco poi Conte a Montecitorio e anche qui fa il magnanimo perché si sente forte: «Il risultato di Bruxelles non appartiene ai singoli, neppure a chi vi parla, al governo, o alle forze di maggioranza. Appartiene all'Italia intera». In realtà sta dicendo, ma non lo direbbe mai: il bottino è mio e lo gestisco io. E quelli del Pd, dopo averlo applaudito, uscendo dall'aula sussurrano: «Ormai si sente Napoleone».

 

La pensano così anche molti 5 stelle, ma con Di Maio ormai è bonaccia, Luigi lo affianca al tavolo dei ministri, condivide la vittoria e l'ha celebrata anche su Fb, e sembrano aver ricucito i due di cui riappaiono sui social vecchie foto di quando si adoravano e questo tipo di smancerie le avevano interrotte da un bel po'.

rutte merkel ursula conte by osho

 

Quel che impressiona è questo colpo d'occhio. Nelle recenti apparizioni parlamentari di Conte era da solo al banco del governo, i ministri tendevano a non accompagnarlo e sostenerlo. Ora invece, tutti intorno al Conducator, tra salamelecchi e entusiasmi: «Dai Giuseppe, raccontaci quando hai visto crollare Rutte nella notte...». E lui: «E' stata davvero durissima, ma io nelle trattative notturne do il meglio di me». Il clima generale è vagamente da unità nazionale, ma tanto non durerà.

 

 

giuseppe conte alfonso bonafede

2 – ADDIO DI QUAGLIARIELLO, ROMANI E BERUTTI. TRE FEDELISSIMI LASCIANO BERLUSCONI

Federica Fantozzi per www.huffingtonpost.it

 

 

Forza Italia perde pezzi in Parlamento. E sono pezzi grossi. Tre senatori stanno formalizzando proprio in queste ore l’addio al gruppo azzurro per formare una mini-componente nel misto: Gaetano Quagliariello, Paolo Romani e Massimo Vittorio Berutti. La componente a Palazzo Madama si chiamerà “Idea e Cambiamo”.

 

gaetano quagliariello foto di bacco

“Idea” è il movimento con cui si è presentato alle scorse elezioni Quagliariello, unico eletto nel collegio uninominale dell’Aquila, poi confluito nel gruppo forzista. Mentre “Cambiamo!” è il movimento fondato dal governatore ligure Giovanni Toti, di cui tutti e tre i senatori hanno firmato nel settembre scorso lo statuto.

 

Salvo ripensamenti dell’ultimo istante – sempre possibili in politica – l’addio sarà ufficializzato oggi pomeriggio con un comunicato stampa. Per Quagliariello si tratta di “una scelta tecnica e non politica”: “Sono sempre stato favorevole a una federazione delle forze liberali nel centrodestra”.

 

PAOLO ROMANI LUIGI DI MAIO

Anche Romani è uomo storico del partito forzista e con Silvio Berlusconi ha condiviso molta strada. E Toti, pur figura di cerniera con la Lega di Matteo Salvini, proviene dal vivaio di Mediaset e non è certo un “avversario” di Forza Italia. Può darsi, però, che un punto politico ci sia: ad agitare le acque dentro Forza Italia è la prospettiva, ancora teorica, di “avvicinamento” al governo. A partire dal voto autunnale sul Mes. Che non tutti sono disposti a sostenere con entusiasmo, come annunciato invece dal Cavaliere subito dopo l’accordo europeo sul Recovery Fund.

giuseppe conte PAOLO ROMANI MARIA ELENA BOSCHIPAOLO ROMANI MATTEO RENZIgiuseppe conte

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