claudio borghi

SE IL DEF È DEFICIENTE, ABOLIAMOLO - BORGHI: ''NON SERVE A NIENTE, PADOAN LO SBAGLIÒ DI 70 MILIARDI E NON È SUCCESSO NULLA - I BATTIBECCHI TRA SALVINI E DI MAIO HANNO STANCATO, MA LE BOTTE ARRIVANO PIÙ DAI 5 STELLE. CHE HANNO INCASSATO REDDITO E QUOTA 100 MA NON HANNO ANCORA DATO L'OK A FLAT TAX E AUTONOMIA REGIONALE - GLI INDUSTRIALI SONO DELUSI? C'È DIFFERENZA TRA GLI IMPRENDITORI MEDIO-PICCOLI E CERTE ÉLITE DI CONFINDUSTRIA MAI STATE LEGHISTE''

 

Sarina Biraghi per “la Verità”

 

Se vuoi essere un suo follower devi rispettare 12 semplici regole, pena il blocco del tuo account. Un «achtung» su Twitter perché lui non sopporta domande e citazioni stupide, tipo «Ma nello Zimbabwe l' economia»: offendono «il suo ruolo e la sua intelligenza». Claudio Borghi, 48 anni, milanese, economista euroscettico, dal 2014 responsabile economico della Lega, deputato e presidente della Commissione bilancio della Camera, non ha dubbi: «Io il Def lo abolirei».

 

CLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDI

Perché?

«Per me tutto ciò che è basato su previsioni non ha utilità, quindi lo abolirei. Prendiamo il Def del 2015, quello fatto bene, da quelli bravi, tipo Padoan & co: rappresentava impegni fino al 2018. Il triennio si è concluso ma a ben vedere tra miglioramenti dell' economia e contesto europeo favorevole, c' è uno scostamento di 70 miliardi. Di che parliamo? Mentre il Def di Padoan rispetto alle previsioni è andato peggio, il nostro farà il contrario, andrà meglio».

 

Sul Def del governo gialloblù i commenti vanno da «deludente» a «il peggiore degli ultimi anni».

«Mi chiedo perché i Def sono diventati così interessanti. Non ricordo che prima vi si prestasse particolare attenzione visto che non ha valenza legale ed è costruito su previsioni macroeconomiche a lungo termine che però variano da un mese all' altro.

È un dovere che deriva dalla comunicazione cervellotica degli Stati europei, non è un bilancio. Dalla legge di bilancio nascono precisi impegni, dal Def no».

claudio borghi

 

La flat tax per ora non c' è, mancano le coperture. La Lega ha perso la sua battaglia?

«La flat tax è nel contratto di governo e siamo d' accordo che si farà.

Le coperture sono il solito argomento con cui si sbaglia l' interpretazione politica economica degli ultimi anni. Non ci si basa su un discorso ragionieristico ma sugli effetti. Quando c' era Mario Monti c' era un surplus eppure l' economia si schiantava, il rapporto debito-pil saliva vertiginosamente. Un' esperienza che spero sia stata compresa. Del resto l' attuale Commissione europea (stessi partiti, non persone) è la stessa che tifava per quelle ricette fallimentari. Sono convinto che la prossima Commissione con cui si discuterà la manovra di bilancio la penserà diversamente».

 

Il Fmi consiglia una patrimoniale sulla casa: fattibile?

«Sono contrario, secondo me farebbe male. Soprattutto mi inquieta che il Fondo monetario dia un consiglio partendo da un' analisi incompleta. La patrimoniale sulla casa c' è già: dal 2012 a oggi l' Imu, insieme alla Tasi, ha dato un gettito di 140 miliardi e non mi pare abbia fatto bene ai conti pubblici né ai prezzi del mercato immobiliare».

MARCO ZANNI MATTEO SALVINI CLAUDIO BORGHI

 

Evasione fiscale, 150 miliardi da recuperare.

«Questo è uno dei grandi equivoci sulla gestione dei conti pubblici.

Innanzitutto, queste stime non si sa quanto siano vere o false, ma sappiamo che le tasse effettivamente incassate dallo Stato rispetto al Pil sono pari al 42,4%, mentre la media dei Paesi Ocse è del 34,2%».

 

Italiani virtuosi?

«Siamo virtuosi e dobbiamo capire che siamo ai limiti della sostenibilità economica: se s' incassasse la famigerata evasione (con tutti gli strumenti che ha l' Agenzia delle Entrate) si andrebbe a 52,4% (1 punto di Pil vale 18 miliardi) cosa che non esiste in altro Stato del mondo.

 

È sbagliato il concetto, incassare l' evasione e poi abbassare le tasse.

La flat tax è quello che serve per ridurre l' evasione senza rendere impossibile l' attività economica: è un sistema fiscale semplice e non conveniente da eludere, specie per i grandi evasori».

 

Però si parla di spending review.

claudio borghi selfie

«Che ci sia la possibilità per lo Stato di spendere meglio è cosa nota, un po' tutti ci rendiamo conto nella vita quotidiana che sarebbe necessaria una riqualificazione della spesa in alcuni settori. L' importante è tener presente che la spending review non implica riduzione del denaro in circolo, esatto contrario di quello che vogliamo fare, ma destinare quei soldi a cose più utili. Per esempio, se riesco a tagliare spese per gestione inefficiente nel settore pubblico e impiego il risparmio per quota 100, non c' è riduzione di spesa, e non ci sarebbe un pericolo economico».

 

Ecco, quota 100 e reddito di cittadinanza: l' impatto delle due riforme cardine non è meno forte del previsto?

«È quello che avevo detto io all' inizio. Tutti a obiettare che erano due riforme che costavano tantissimo, mentre io dicevo che era così perché il nostro sistema contabile mette la spesa massima possibile, ma in realtà sarebbe stata una spesa inferiore perché si tratta di una opzione, non tutti i lavoratori scelgono quota 100: la platea potenziale era sopra le 600.000 domande, siamo a 100.000.

 

padoan

Stessa cosa per il reddito di cittadinanza: non ci sono le richieste immaginate perché comunque implica requisiti, doveri, accertamenti. Insomma, prima tutti a dire che erano misure dannose perché costavano tanto, ora sono dannose perché sono poche le richieste. Se l' impatto delle due misure sarà inferiore perché minore è la platea, la differenza della spesa stabilita in bilancio verrà girata su altro, come la riduzione fiscale».

 

Anche stavolta ci sono le dismissioni immobiliari.

«Le famose dismissioni penso siano una chimera, perché buona parte di immobili di reale pregio e commerciabilità sono stati già alienati dalla cartolarizzazione di Giulio Tremonti. Anzi, a volte quelle dismissioni sono state imprudenti, perché lo Stato poi ha dovuto riaffittare».

 

Il vostro regionalismo differenziato non porterà a un Paese a due velocità?

«Direi di no, perché l' Italia a due velocità c' è già, quindi, questo sistema non funziona e, in parte, non va proprio per la deresponsabilizzazione degli amministratori locali che per la malagestione della cosa pubblica hanno sempre pronta la scusa "è colpa di Roma". Una volta che i soldi arrivano direttamente alle Regioni, in adeguata misura, le colpe non si potranno scaricare».

 

I battibecchi tra Salvini e Di Maio non stanno stancando la gente?

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATI

«Secondo me sì, ma le botte arrivano più da una parte. Non credo ci sia interesse da parte della Lega che pure è il partito che trarrebbe vantaggi a farlo. È evidente che dobbiamo poter fare le cose. Alcuni punti qualificanti del contratto si bloccano perché ci sono paletti. Per esempio, tra i principali impegni di carattere economico, Rdc e quota 100 erano nel programma del M5s.

 

 

Ecco se la Lega accetta cose che non erano nel proprio programma, mi aspetto che anche gli altri accettino i nostri punti qualificanti. Flat tax e autonomia regionale equivalgono a Rdc e quota 100. La forza dell' accordo è questa: un progetto ciascuno e si cambia l' Italia. Cosa mai fatta prima, quando non si faceva nulla».

 

Industriali e imprenditori bocciano il governo. La Lega non teme di perdere il suo elettorato?

«C' è differenza tra gli imprenditori medio-piccoli del Nord e Nordest e certe élite di Confindustria mai state leghiste. Vorrei chiedere però a questi industriali che hanno rivendicazioni, a cui naturalmente dobbiamo prestare attenzione, e che si spellavano le mani per Monti, se la politica dei tecnici gli ha fatto bene e quanti di loro sono stati cancellati dai 13 trimestri di recessione dopo il Prof. Quelle politiche tanto applaudite non erano a loro favore e io dico agli imprenditori che non necessariamente un incentivo o la detassazione fa bene a un' azienda.

recessione di maio salvini

 

Io chiederei più fatturato e non meno tasse e chiederei di provare a mettere in circolo più denaro come fanno le nostre politiche espansive.

Dallo 0,8 di deficit chiesto dall' Ue al 2,4 del Def, la differenza è di 35 miliardi: un po' andranno all' import, un po' al risparmio, ma in parte ci sarà più produzione proprio da parte di questi imprenditori».

 

Nei sondaggi, c' è stata la prima oscillazione della Lega e una risalita del M5s: siete preoccupati?

«La mia esperienza da politico di breve carriera implica la totale disistima nei sondaggi. Quasi in tutte le situazioni i sondaggi non hanno avuto attinenza con il voto. Penso che ci sia interesse alla loro manipolazione per far fare agli esponenti politici ciò che interessa ai sondaggisti, non certo alla gente. Piace vedere questa maggioranza che litiga, e fa comodo ai nostri avversari, ma non a Lega e M5s. Io credo che i sondaggi cercano di far sbagliare i politici. Ma noi non ci caschiamo».

 

La Lega sovranista non rischia di restare ai margini in Europa?

«Anche qui verificherei l' attuale situazione. Avevamo un Pd al 40% parte della maggioranza Ue: contavamo qualcosa? Secondo me no, anche perché con il commissario alla Politica estera Federica Mogherini, non oso immaginare quanto beneficio hanno avuto le nostre imprese e i nostri disoccupati Penso che in realtà, rispetto all' attuale maggioranza in forte difficoltà, il blocco alternativo in Ue sia il posto giusto dove stare, sempre meglio dalla parte di chi cresce, non di chi precipita e resta al potere magari con un' armata Brancaleone».

 

vincenzo boccia

Questo governo finirà il 27 maggio?

«Vedremo dopo il voto europeo. Le elezioni interne ci sono state e il governo che c' è andrà avanti».

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?