gianni de michelis

SOCIALISMO GAUDENTE – CECCARELLI: “È DI CONSOLAZIONE PENSARE CHE DE MICHELIS IN VITA SI È PARECCHIO DIVERTITO, FORSE ADDIRITTURA OLTRE LE SUE STESSE CONVENIENZE, COME PUÒ SUCCEDERE A FIGURE CHE HANNO DATO SMALTO E SOSTANZA, ANIMO, CERVELLO E CORPACCIONE A UN PASSAGGIO D’EPOCA” – I CAPELLI LUNGHI, IL BALLO DA “ORSO TARANTOLATO”, LE ATTRICETTE E INFINE TANGENTOPOLI

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

GIANNI DE MICHELIS ALLA FESTA DEL FOGLIO

Povero De Michelis, se n' è andato proprio quando lo stile di vita e di potere che egli ha incarnato, e che ai suoi tempi apparve irrimediabilmente eccessivo, si rivela ora non solo accettabile, ma a suo modo improntato anche a dignità politica e progettuale. Aveva 78 anni, ma stava male da tempo, sempre più spento; e rispetto alle smozzicate notizie che filtravano, è di consolazione pensare che in vita si è parecchio divertito, forse addirittura oltre le sue stesse convenienze, come può succedere a figure che hanno dato smalto e sostanza, animo, cervello e corpaccione a un vero passaggio d' epoca.

 

Destino comune di diversi ex giovani che alla metà degli anni 70 del secolo scorso, sotto l' imperiosa guida di Bettino si presero un partito tanto antico quanto sonnacchioso e lo portarono al top del potere per poi schiantarlo nell' abisso, tra furore e vergogna, ma forse sarebbe accaduto lo stesso, anche se i necrologi non si fanno con i forse.

sandra milo, gianni de michelis de resurrectione carnis

 

E comunque: «Nullatenente ad alto reddito» si definì un giorno; fra i primi ad ammettere «il piacere del comando» e la disponibilità a «lasciarsi affittare in piena coscienza come un frac». Dalla metà di aprile (presso la Fondazione Giuliani, a Testaccio) un artista contemporaneo sensibile e attento alle trasformazioni della società italiana come Francesco Vezzoli ha ingrandito e racchiuso in cornici barocche 28 iconiche foto degli anni 80 battezzando il suo progetto "Party politics", e Gianni De Michelis è naturalmente uno dei protagonisti. Eccolo con un' opalescente Sandra Milo celebrare la resurrezione della carne, oppure con Tinto Brass, eros & craxismo, o colto a tavola, nel più furbo dei sorrisi, accanto a Isabella Rossellini. Grifagno, arruffato, sanguigno, straripante, estroverso.

 

bettino craxi gianni de michelis

Famiglia protestante, studi di chimica, lotte operaie a Porto Marghera, l' accademia manovriera della politica universitaria, poi il Psi, corrente lombardiana. Nel 1980, con mossa a sorpresa, molla i giovani strateghi della Sinistra per salvare Craxi, allora a rischio. Divenuto responsabile organizzativo del Garofano, senza troppi scrupoli costruisce addosso al leader un' armatura a prova di dissenso e con articolazioni feudali. Per premio diventa ministro: Partecipazioni statali, Lavoro, Esteri.

 

Seguono leggi, progetti, nomine, trame di potere, agguati in Parlamento, coraggiosi tour nelle fabbriche, inaspettati applausi, ma anche grottesche fughe per sfuggire all' ira delle maestranze, di corsa con pancione ballonzolante, come in un cartone animato. Mille e mille altre sequenze si sedimentano nella memoria di quella abbagliante stagione che senza remore va a collocarsi sotto i riflettori del binomio genio-sregolatezza. I capelli lunghi: "E no che non me li taglio!" (in un film Alberto Sordi riprese la battuta); il ballo da orso tarantolato, "fino a quando il sudore non entra negli occhi", con l' attricetta affamata di notorietà; le feste in costume nella casa ormai senza mobili di Venezia, e poi anche in giro per il mondo, da Budapest ad Hanoi.

claudio martelli bettino craxi gianni de michelis

 

E ancora il gusto di farsi tornare utili le potenze del desiderio e dell' ebbrezza, l' energia ipercinetica e vorace, le visioni, le intuizioni, le suggestioni, le adunanze del morbido, profumato, strabordante staff femminile sugli enormi tappeti del Plaza con la premurosa regia del portiere Gigino Esposito, la copertina pop vintage del libro sulle discoteche ("Dove andiamo a ballare questa sera? ", Mondadori, 1988: venne poi fuori che se l' era fatto scrivere da una segretaria che poi lo denunciò), ma nel frattempo presentato al "Bandiera gialla" di Rimini alla presenza di ministri e ballerine Oba Oba con il pennacchio sul sedere...oh, come tutto è destinato a consumarsi!

gianni de michelis

 

E infatti quell' esperienza si bruciò nell' arco di una decina d' anni, forse meno. Tangentopoli fu devastante, tutti i suoi arrestati e/o pronti a tradire, lui stesso rincorso per le calli di Venezia al grido di "Onto!", unto, sempre per via dei capelli, col pericolo di essere buttato in un canale.

Non si riprese più. Ma prima quel personaggione era apparso così potente, promettente, eccitante e divertente da farsi icona, emblema e metro di misura di un mutamento senza ritorno.

 

Perché giusto in quegli anni, a ripensarci, la politica in Italia cambiò senso e nozione, e proprio a Bettino, a De Michelis e agli altri di quel giro fu concesso l' amaro lusso e il fantastico privilegio di praticarla mostrandosi per quello che erano e finalmente chiamando le cose con il loro vero nome.

GIANNI DE MICHELIS E GIULIO TREMONTI

Più brutalmente: contro gli ipocriti moralismi democristiani, la mesta severità comunista e gli snobismi aristo-tecnocratici dei laici, forse senza saperlo, o magari rifiutando di ammetterlo, il craxismo oscurò per sempre la proiezione "religiosa" delle maggiori culture politiche. Game over, avrebbe potuto dire lui; "dopo", cioè nell' aldilà, vattelapesca che cosa c' era, l' importante è qui e ora, primum vivere, si vive una volta sola - e se così la morte diventa irreparabile, beh, è una faccenda che va ben oltre la politica, e Gianni De Michelis lo sapeva meglio di tanti altri.

gianni DE MICHELIS E LA PIANTA DI venezia

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…