luigi di maio beppe grillo davide casaleggio

SOMMOVIMENTO 5STELLE - SI CONSUMA LA ROTTURA TRA BEPPE GRILLO E DAVIDE CASALEGGIO: “DECIDO IO” - BEPPEMAO VUOLE OFFRIRE UN POSTO A CONTE, MAGARI COORDINATORE DEL PROSSIMO DIRETTORIO A CINQUE CHE DOVRA’ DECIDERE SU ESPULSIONI, L'ORGANIZZAZIONE E IL RAPPORTO CON ROUSSEAU - LA CACCIATA DEI DISSIDENTI NON E’ INDOLORE: SI PERDERANNO FONDI MA ANCHE POTERE CONTRATTUALE, PERFINO NELLA PARTITA SUI SOTTOSEGRETARI. MENO PARLAMENTARI EQUIVALE A MENO POTERE…

GRILLO DI MAIO CASALEGGIO

Emilio Pucci per “il Messaggero”

 

Da oggi senatori e deputati anti-Draghi proporranno un coordinamento unico. Al Senato i 15 che hanno detto no all' esecutivo guidato dall' ex numero uno della Bce stanno provando a prendersi, tramite il pentastellato Lannutti, il simbolo di Italia dei valori (operazione però molto complicata), alla Camera si farà un'operazione simile.

 

beppe grillo davide casaleggio giuseppe conte 1

Di Battista punta a essere il loro punto di riferimento. Di fronte ad un attacco senza precedenti per le mosse compiute da M5S a sostegno del premier, con affondi provenienti dai social, dalla base e anche da dentro il Movimento, Grillo ha preso di nuovo le redini della situazione. Ieri quell' accenno al «non siamo più marziani» è l' impronta di una svolta («torno e decido io»). Da lunedì M5S muta il suo volto. Diventa ufficialmente una forza moderata, green e governista.

 

barbara lezzi

Con il fondatore che intende ufficialmente proporre all'ex presidente del Consiglio un ruolo importante. Quello di capo M5S, di coordinatore del prossimo direttorio a 5 che nascerà nelle prossime settimane. La sfida è quella di ricostruire il Movimento, o meglio ancora di rifondarlo. Una vera e propria sterzata per abbandonare paletti e ideologie che lo hanno frenato in passato.

 

NUOVO PROFILO

Un profilo diverso, Di Maio ha fatto da apripista, il Movimento 5 stelle non è riuscito a restare unito, ha perso e perderà dei pezzi ma l’ottica di Grillo è quella di guardare oltre. In realtà anche all' interno dei gruppi parlamentari si spinge affinché ci sia una mediazione dopo lo strappo consumato sul voto di fiducia al governo.

beppe grillo davide casaleggio 9

 

Anche molti big insistono affinché si distingua il dissenso, tra chi questo il refrain ha voluto muoversi ai danni del Movimento (vedi Lezzi e Morra) e chi viene per esempio citata la senatrice Moronese ha detto un no sofferto. Ma non sono previste divisioni di giudizio, le espulsioni verranno portate avanti anche se i probiviri sarebbero propensi ad aspettare i nuovi vertici.

vito crimi

 

Il capo politico Crimi ormai è ai saluti, toccherà alla nuova governance risolvere le prossime grane: la questione sulla struttura, sull' organizzazione e il rapporto con Rousseau. Ma al di là dei nomi che metteranno la faccia sulla nuova guida (la prospettiva è che alla fine siano figure di secondo piano), l'ancora di salvataggio è Conte. Grillo punta su di lui per salvare un Movimento che rischia di andare alle prossime amministrative molto al di sotto del 10%. Non è più solo questione di Draghi sì Draghi no, il tema è la sopravvivenza. «Siamo finiti, ormai il Movimento 5 stelle è morto», il refrain anche tra ministri e sottosegretari uscenti.

 

ALESSANDRO DI BATTISTA BEPPE GRILLO

Ma prima di recitare il de profundis Grillo intende rilanciare e imporre di nuovo la sua leadership, convinto di essere lui l'unico detentore del simbolo tanto da minacciare dal ritirarlo. E anche al costo di rompere con Casaleggio (i due non sono mai stati così ai ferri corti) che continua a strizzare l' occhio ai dissidenti.

 

«M5s deve confrontarsi con la realtà, basta spaccature e mal di pancia», il grido dell' ex comico, irritato per chi ha messo avanti il proprio io di fronte al bene del Movimento.

L'opposizione M5S è ancora tutta da costruire, ieri a Montecitorio si sono riuniti i frondisti, hanno cominciato a pensare perfino al nome ad un nuovo partito ma non c' è ancora omogeneità di vedute.

ALESSANDRO DI BATTISTA DICE ADDIO AL M5S DALLA CUCINA

 

La consapevolezza dei big è che con la scelta di Crimi di decretare il cartellino rosso ai dissidenti non solo si perderanno fondi ma anche potere contrattuale, perfino nella partita sui sottosegretari. Meno parlamentari equivale a meno potere, del resto anche la manovra sulla formazione dell' intergruppo rischia di fallire. Ecco il motivo per cui, contiani e non, nel Movimento ora si punta su Conte che dal 1° marzo tornerà a vestire i panni del docente. E il primo sponsor è proprio Grillo.

 

 

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?