di maio di battista fico stati generali m5s

GLI STATI GENERALI SI CHIUDONO CON LA MINACCIA DI DIBBA. ''AVETE DENIGRATO IL MOVIMENTO E VI SIETE GENUFLESSI DAVANTI AI VOSTRI PADRONI''. PRETENDE CHE LE SUE CONDIZIONI VENGANO RISPETTATE: IL LIMITE A DUE MANDATI MESSO NERO SU BIANCO E UN COMITATO DI GARANZIA ''SENZA ESPONENTI DI GOVERNO'' PER DECIDERE LE NOMINE NEI MINISTERI E NELLE PARTECIPATE STATALI

Michela Suglia per l'ANSA

 

Dal capo politico a una guida collegiale con forme e modi che, se approvati dagli iscritti nei prossimi giorni, modificheranno lo statuto diventando concreti. Il Movimento 5 stelle cambia pelle e sembra archiviare, per ora, il rischio scissione paventato per settimane. Ma le scintille non sono spente del tutto. A tenerle vive è Alessandro Di Battista. L'anima più pasionaria del Movimento rifiuta l'etichetta del ribelle, si proclama invece "innamorato del Movimento", anche se in mattinata aveva attaccato su Fb chi, proprio nel Movimento, lo aveva "denigrato" "genuflettendosi davanti ai loro padroni". Agli Stati generali cambia decisamente registro, ma non smette di dettare condizioni.

VITO CRIMI GIUSEPPE CONTE STATI GENERALI

 

Le chiama "garanzie" e le elenca parlando a raffica nei 5 minuti a sua disposizione all'assemblea finale degli Stati generali. Chiede di mettere "nero su bianco" il doppio mandato come limite massimo per consiglieri e parlamentari. Insomma, nessuna deroga a uno dei cardini del Movimento che fu di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Altro paletto è un Comitato di garanzia fatto da iscritti e parlamentari 5S, ma "senza nessun esponente del governo", per decidere le nomine nei ministeri e nelle partecipate statali. Nessun altro alza la voce così, degli oltre 30 intervenuti. In realtà parecchi ripetono il mantra del doppio mandato, difeso come un argine insuperabile.

 

Anche Luigi Di Maio lo chiama "limite sacrosanto", ma l'ex leader non va oltre. Di certo a rischiare il 'posto' è lui per primo, insieme a quasi tutti i big del gruppo. A differenza di Dibba che, dopo l'esperienza a Montecitorio del 2013, ha ancora un giro a disposizione. Non a caso annuncia: "Non vedo l'ora di poter rimettermi in prima linea con il Movimento, vedremo come e in che ruolo". Da pomeriggio a sera il dibattito sul 'nuovo' Movimento va in scena in streaming assoluto. La seconda ondata del coronavirus che ha rinviato ufficialmente per mesi gli Stati generali, li ha costretti a svolgersi solo in diretta Facebook. Virtuali il palco, la platea, il leggio davanti a Vito Crimi nel ruolo di presentatore. Oltre che reggente politico pronto all'addio.

DI MAIO DI BATTISTA FICO STATI GENERALI M5S

 

Prima di farsi da parte, apre la giornata accogliendo (in collegamento da Palazzo Chigi) quell'avvocato del popolo che il Movimento propose come premier. "Siete una comunità tosta che ha affrontato scelte sofferte, ma che non ha mai mollato", sintetizza Giuseppe Conte riconoscendo al Movimento "battaglie che ora sono patrimonio comune". Ma quasi da pater familiae, li bacchetta: "La coerenza è sicuramente un valore, ma quando governi devi valutare la complessità, bisogna avere anche il coraggio di cambiarle le idee, quando ti accorgi che queste sono migliori di quelle che avevamo".

 

A questo punto, tra veleni e divisioni, un cambio di passo sembra inevitabile. A chiederlo espressamente è Di Battista: prima condizione è la revoca definitiva delle concessioni autostradali alla famiglia Benetton ("E' una violazione della memoria dei morti", spiega), una norma sul conflitto di interessi, il no alle alleanze politiche per cui "il Movimento si presenti da solo alle prossime politiche", ordina. E scandisce pure il suo "mai una legge elettorale senza preferenze". Toni più soft, sui cambiamenti necessari, quelli di Crimi parlando della "necessità di una guida politica collegiale", che sarà votata dopo l'ok degli iscritti e quindi la modifica dello statuto.

DAVIDE CASALEGGIO ALESSANDRO DI BATTISTA

 

Di Maio invece la prende larga e invoca unità ("è la forza del Movimento") contro le divisioni che "non servono a nessuno". Assicura che riprendere la guida del Movimento non è suo interesse, ma insiste su un maggiore peso nell'esecutivo: "Voglio un Movimento autonomo che si deve far valere di più nel governo". Che ormai i 5 Stelle siano una forza di governo nessuno lo nega, anzi molti lo rivendicano, a conferma del nuovo corso. Sul tavolo resta il nodo del ruolo della piattaforma Rousseau, da settimane al centro di un braccio di ferro tra una parte del Movimento e Davide Casaleggio, protagonista di un sonoro schiaffo sabato, non partecipando agli Stati generali. Ma il ministro degli Esteri tende la mano: "Troveremo una nuova sinergia con Rousseau", garantisce Di Maio. Una partita che invece preme molto a Roberto Fico. "Gli strumenti di cui il Movimento si avvale devono essere del Movimento", dice il presidente della Camera senza nominare la piattaforma e spiegando: "Ciò significa una responsabilità in più, ma anche maggiore autodeterminazione".

luigi di maio vito crimi

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