giancarlo giorgetti matteo salvini

È STATO IL LAVORO DIETRO LE QUINTE DI GIORGETTI A SPINGERE LA LEGA VERSO GLI EUROPOTERI, CON TANTO DI POSSIBILE INGRESSO NEL PPE (IN CUI C’È DI TUTTO, DALLA MERKEL A ORBAN) - IL RIPOSIZIONAMENTO, CON L’ADDIO AL SOVRANISMO EUROSCETTIVO E L’AVVICINAMENTO A BRUXELLES, È IL PRE-REQUISITO PER SDOGANARE SALVINI - IL CAMBIO IN CORSA SUL RECOVERY FUND: QUELLO CHE FINO A POCHI MESI FA IL “CAPITONE” DEFINIVA “UNA FREGATURA GROSSA COME UNA CASA” È DIVENTATA “UN'OPPORTUNITÀ”

Paolo Bracalini per “il Giornale”

 

salvini giorgetti

Passare dalle magliette «Basta uro» al Ppe con la Merkel e la von Der Leyen non sarà un'operazione da strombazzare nei comizi, ma è una manovra che segue una strategia più sottile rispetto alla propaganda da piazza. Dietro infatti c'è la regia di Giancarlo Giorgetti, uno degli esponenti della Lega di testa più che di pancia, attenta più che ai follower sui social, ai «like» che contano per davvero, quelli dell'establishment internazionale indispensabili per accreditarsi come forza di governo e preparare il terreno per una premiership di Salvini.

 

La necessità di un riposizionamento geopolitico del Carroccio, dal sovranismo euroscettico filo-Putin ad una destra incardinata nei valori del conservatorismo europeo e filo-atlantica, bolliva da tempo nel pentolone salviniano. Ma serviva un detonatore per metterla in moto, e lo è stato il risultato non del tutto soddisfacente delle regionali.

 

salvini giorgetti

A cui si è aggiunto un incidente, l'astensione del gruppo europarlamentare della Lega sulle sanzioni per il dittatore bielorusso Lukashenko, che ha fatto molto irritare Giorgetti e, di riflesso, convinto anche Salvini che fosse l'ora di ricalibrare la convergenza alle ruote del Carroccio. Così da una settimana l'ala moderata della Lega (in cui rientra Zaia, il vero vincitore delle elezioni in casa Lega) ha ripreso quota e vigore nel dettare le scelte strategiche per i mesi a venire.

 

Il primo passo, raccontato da un retroscena della Stampa, sarebbe appunto abbastanza clamoroso, l'ingresso della Lega nel Ppe, se s pensa che solo pochi giorni fa Salvini battibeccava con Manfred Weber, presidente del Partito popolare europe a Bruxelles («I colleghi del Front National, Syriza e Salvini non facciano le marionette di Putin» l'attacco di Weber, «si occupi di Germania come io mi occupo di Italia» la risposta di Salvini).

 

matteo salvini giancarlo giorgetti

Eppure stando agli eurospifferi, la truppa dei deputati europei leghisti (29) sarebbe pronta a uscire dal gruppo Identità e democrazia, dove siedono i lepenisti del Front National e i nazionalisti euroscettici tedeschi di Alternative für Deutschland, per preparare l'approdo verso il Ppe. Una transizione che, in Italia, è sempre stata auspicata da Forza Italia, ma su cui la Lega ha sempre chiuso le porte. Basti pensare che il presidente del gruppo dei sovranisti al Parlamento Ue è proprio un leghista, Marco Zanni, ex grillino su posizioni anti-euro e anti-Draghi (l'uomo che invece Giorgetti vedrebbe bene come premier di un governo di salvezza nazionale).

 

Veti insormontabili? «Non ci sarebbero, il Ppe ha diverse anime, formalmente ne fa parte anche Orban, ci sarebbe spazio certamente anche per la Lega di Salvini una volta messo da parte l'antieuropeismo. Anzi sarebbe una novità positiva, al Ppe serve una scossa» spiega Massimiliano Salini, eurodeputato azzurro. L'altro tassello della svolta europeista della Lega riguarda i soldi europei. Se sul Mes è ancora troppo presto per cambiare posizione (ma i governatori leghisti sarebbero felici di portarlo a casa), sul Recovery Fund invece la Lega è pronta a collaborare sui progetti di investimento in cui incanalare i 209 miliardi in arrivo dalla Ue.

salvini orban

 

Quello che fino a pochi mesi fa Salvini definiva «una fregatura grossa come una casa, è un super Mes», è diventata un'opportunità da non sprecare anche per la Lega. Anche qui fa testo Giorgetti, che ha invitato a spostare il dibattito «sull'uso dei fondi del Recovery fund, si è parlato troppo della richiesta dei soldi e poco di cosa si fa con quei soldi. Io voglio fare debito buono, come dice Draghi». E se la Lega passa da Borghi e Bagnai a citare come modello Draghi, significa un cambio non da poco.

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…