raimondo etro

LO STATO DÀ IL REDDITO DI CITTADINANZA AI BRIGATISTI CHE LO VOLEVANO DISTRUGGERE - C'È LA SARACENI, CONDANNATA A 20 ANNI PER L'OMICIDIO D'ANTONA E CHE DAI DOMICILIARI INCASSA 623 EURO AL MESE (NON SAREBBE CONSENTITO). MA PURE MASSIMILIANO GAETA E RAIMONDO ETRO, CHE PASSA LE GIORNATE A SCRIVERE COSE IRRIPETIBILI SUI POLITICI, SOPRATTUTTO DONNE, INTASCANDO IL MASSIMO DELL'ASSEGNO: 780 EURO

 

1. LA BRIGATISTA AI DOMICILIARI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA

Giacomo Amadori e Fabio Amendolara per ''la Verità''

 

federica saraceni 2

Vent' anni fa voleva disarticolare lo Stato, colpendo alcuni suoi servitori innocenti, come i consulenti del ministero del Lavoro. Quattro lustri dopo, a fine luglio 2019, a quello stesso Stato ha chiesto il reddito di cittadinanza e la sua domanda è stata accolta velocemente, tanto che ai primi di agosto aveva già percepito il primo assegno. Stiamo parlando dell' ex brigatista Federica Saraceni, condannata a 21 anni e sei mesi per associazione con finalità di terrorismo e per l' omicidio del giuslavorista Massimo D' Antona, freddato a 51 anni sulla via Salaria il 20 maggio 1999.

 

Ma la ex maestra d' asilo prestata alla lotta armata non solo incassa 623 euro dal mese scorso, ma lo fa anche da una condizione particolare. È infatti agli arresti domiciliari, dove si trova dal 2005 (quando era incinta e già madre di una figlia).

 

Peccato che tra i requisiti richiesti per ottenere il reddito ci sia quello di non essere sottoposti «a misura cautelare personale». Tra le condizioni ostative anche quella di essere stati condannati in via definitiva nei dieci anni precedenti la richiesta per reati gravissimi. Ma la sentenza definitiva della Saraceni risale al 28 giugno 2007 e almeno su questo punto la ex br risulta in regola.

 

LUIGI SARACENI - UN SECOLO E POCO PIU'

In ogni caso non è facile comprendere come le sia stato possibile ottenere dai domiciliari un assegno che dovrebbe essere propedeutico alla ricerca di un impiego. Nei prossimi giorni dovranno darne spiegazione quel ministero del Lavoro (con cui collaborava D' Antona quando venne assassinato) che ha ideato la misura e l' Inps che eroga il sussidio. Di certo da agosto la cinquantenne romana ha acquisito il diritto a ricevere il reddito.

 

La donna vive con la figlia maggiorenne in una strada residenziale vicino alla Nomentana, non distante dai quartieri di Montesacro e della Bufalotta. La storia della Saraceni è particolare. Ha sempre negato di aver fatto parte delle Br, ma ha solo ammesso di essersi avvicinata per poi scoprire che si trattava di una cosa più grande di lei. I giudici della Corte di Appello di Roma e della Cassazione, grazie alle informative dell' Antiterrorismo, hanno maturato parere opposto.

 

La foto del brigatista Mario Galesi, ucciso il 2 marzo 2003 in un conflitto a fuoco con le forze dell' ordine sul treno Roma-Firenze, gli investigatori l' hanno trovata incorniciata e attaccata a una parete dell' appartamento che occupava al Collatino, nella periferia di Roma, in un palazzo popolare.

 

federica saraceni 1

L' ammirazione per Galesi la portò perfino a scrivere una lettera-necrologio sotto falso nome: «Non eri solo neppure nella tua scelta che in tanti abbiamo ritenuto coraggiosa e coerente. Hai dato la vita per sconfiggere l' ingiustizia di questo mondo. Grazie dolce Mario e onore a te». I giudici d' appello che il 24 ottobre 2006, ribaltando la decisione di primo grado, l' hanno condannata a 21 anni e 6 mesi (sentenza confermata dalla Cassazione nel 2007) l' hanno definito «un vero e proprio elogio funebre» del brigatista.

 

E anche con Laura Proietti, maestra d' asilo proprio come lei, dissociata più che pentita, condannata a 20 anni grazie a sconti di pena per la collaborazione, intercorreva una buona amicizia. Tanto che la Proietti durante il processo cercò di scagionarla, sostenendo che parlassero di politica: «Discutevamo insieme dei Nuclei comunisti combattenti (la sigla che negli anni novanta traghetta l' antagonismo politico verso la lotta armata delle Br, ndr) verso i quali lei aveva mostrato interesse in un certo periodo, che non sono in grado di precisare con esattezza, ma certamente precedente alla decisione di ricorrere all' omicidio politico».

 

federica saraceni 4

I giudici, però, hanno in mano una scheda sim definita «blindata», ossia usata solo dai membri delle Br per comunicare tra loro. Con quella scheda Federica chiama sul posto di lavoro Daniele Bernardini, con cui era legata sentimentalmente, fa tre chiamate al papà, una a suo fratello e una alla società all' epoca amministrata dal suo amico Stefano Misiani, figlio di uno dei difensori della brigatista. Su quel numero veniva contattata dall' uomo che le affittò casa a Cerveteri da aprile a settembre 1999. Ergo, la scheda era sua. I giudici giungono a questa convinzione, che non viene scalfita neppure quando l' amica Proietti prova a dire: «Sono stata io a prestarle un cellulare di cui lei aveva bisogno per motivi personali. Non era un cellulare di organizzazione, ne sono certa, o almeno io non lo sapevo».

 

Ma è il terzo gruppo di indizi che porta le toghe a definire le accuse come «concordanti e precise»: Saraceni era in possesso di una parte dell' archivio delle nuove Br. Prima di uccidere D' Antona, i rivoluzionari progettarono tre attentati e archiviarono le informazioni raccolte su un supporto digitale. Il cd rom che conteneva tutti i dettagli sui bersagli scelti (una sede della Cgil, una della Cisl e l' ufficio della Commissione di garanzia per lo sciopero), risultati di pedinamenti e sopralluoghi, compresi i motivi che portarono i brigatisti a rinunciare, era, coincidenza, a casa di Saraceni.

luigi saraceni 5

 

Lei ha provato a negare. Ha detto che il dischetto le era stato dato dalla Proietti per darle la possibilità di rendersi conto, ai fini di un eventuale reclutamento, del tipo di attività che veniva svolta, ma quando aveva capito che erano cose più grandi di lei aveva desistito. Invece di restituirlo, però, lo conservò. E non le è bastato cancellare i file, perché i tecnici dei pm riuscirono a recuperarli. Per i giudici, quindi, l' imputata, visti i rapporti con Galesi e Proietti, non aveva bisogno di quel cd per capire quali fossero le attività dei gruppi eversivi.

 

In più, da alcuni passi del documento si poteva desumere chiaramente che le attività d' inchiesta contenute nel cd rom erano state svolte da una donna (che in alcuni passaggi scriveva in prima persona e al femminile) e, in particolare, da una donna con problemi di vista (dato che fa espressa menzione della difficoltà di vedere da lontano): «Caratteristiche che si attagliano», spiegano i giudici, «perfettamente alla persona dell' imputata». Almeno in un caso, insomma, gli appostamenti sarebbero stati opera della Saraceni.

È difficile immaginare, poi, che, a fini di reclutamento, un' organizzazione clandestina potesse fornire quella documentazione a un' estranea.

 

«Il possesso di un documento operativo», sottolineano i giudici, «costituisce ulteriore indizio di partecipazione della Saraceni all' organizzazione».

Il padre di Federica, Luigi Saraceni, ex toga rossa (è tra i fondatori della corrente di Magistratura democratica), dopo essere stato eletto in Parlamento nelle fila dei Democratici di sinistra e poi dei Verdi, è diventato avvocato (ha assistito, tra gli altri, Carlo De Benedetti e il leader curdo Abdullah Ocalan), in un libro autobiografico intitolato Un secolo e poco più prova a dare una spiegazione all' accaduto. Cerca di capire quanto sia coinvolta Federica in quella che definisce «una follia».

 

luigi saraceni 1

Il suo è un flusso di coscienza: «Come sia potuto accadere, se è accaduto, che su mia figlia non abbiano funzionato gli anticorpi che costituiscono il patrimonio del mondo a cui ritengo di appartenere. Vediamo le carte. Mentre vado avanti nella lettura mi accorgo, con dolore, che con quel gruppo di dissennati, in qualche modo mia figlia ha avuto a che fare. Ma fino a che punto?».

 

Saraceni ripassa a ritroso tutta la vita di sua figlia, «buona e cattiva, rabbiosa e generosa, spiritosa e indisponente, solidale ed egoista. Anche terrorista?». Papà Saraceni è sorpreso. Un po' meno stupito è apparso l' ex presidente della Camera Luciano Violante, che Magistratura democratica la lasciò dopo averla fondata per «l' insopportabile ambiguità» nei confronti del fenomeno terroristico. «Md era spaccata al suo interno», spiegò qualche anno dopo, «e c' era una componente movimentista, esagitata, che corrispondeva al cosiddetto gruppo romano e considerava il brigatismo rosso come una montatura a opera di apparati dello Stato. Questa fazione, anti Pci, faceva capo a Luigi Saraceni, padre di una terrorista».

 

massimo d antona

 

Durante la detenzione la brigatista ha chiesto al genitore di iscriverla alla facoltà di Scienze dell' educazione e della formazione. E lui, nel libro, si appunta una medaglia: «I risultati superano ogni aspettativa. Massimo dei voti e lode in entrambe le lauree, la triennale e la magistrale». Chissà cosa penserà ora di sua figlia, la brigatista laureata magna cum laude che, abbandonata la lotta armata, dai domiciliari, intasca il reddito di cittadinanza.

 

 

2. LO STATO DÀ IL REDDITO DI CITTADINANZA AD ALTRI DUE BR CHE LO VOLEVANO MORTO

Giacomo Amadori e Fabio Amendolara per “la Verità”

 

Non c' è solo l' ex brigatista rossa Federica Saraceni tra coloro che volevano disarticolare lo Stato e oggi chiedono una mano a quello stesso Stato per tirare a campare. La Saraceni, come abbiamo scritto ieri, percepisce da agosto 623 euro di reddito di cittadinanza, sussidio richiesto a fine luglio. La donna però, è questa la particolarità, ha ottenuto l' assegno dagli arresti domiciliari, dove si trova per la condanna a 21 anni e sei mesi per associazione con finalità di terrorismo e per l' omicidio del giuslavorista Massimo D' Antona.

 

raimondo etro

Sul sito ufficiale del reddito di cittadinanza sono indicati i requisiti indispensabili per accedere alla misura. Qui si legge: «Il richiedente non deve poi essere sottoposto a misura cautelare personale, anche adottata a seguito di convalida dell' arresto o del fermo, nonché esser stato condannato in via definitiva, nei dieci anni precedenti la richiesta, per i delitti previsti dagli articoli 270 bis (associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell' ordine democratico, ndr), 280 (attentato per finalità terroristiche o di eversione, ndr), 289 bis (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione, ndr), 416 bis (associazioni di tipo mafioso anche straniere, ndr), 416 ter (scambio elettorale politico-mafioso, ndr), 422 (strage, ndr) e 640 bis (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ndr) del codice penale, per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416 bis ovvero al fine di agevolare l' attività delle associazioni previste dallo stesso articolo».

 

Chissà in quanti hanno chiesto e ottenuto l' assegno pur violando queste condizioni.

Tra coloro che sognavano di colpire il cuore dello Stato per motivi ideologici e ora incassano il sussidio c' è anche il quarantaquattrenne foggiano Massimiliano Gaeta: percepisce 500 euro da agosto.

raimondo etro su maria elena boschi

 

Nel 2007 era stato arrestato, su richiesta della Procura di Milano, nella cosiddetta operazione Tramonto, come esponente del cosiddetto Partito comunista politico militare, considerato un' organizzazione terroristica dalla pm Ilda Boccassini, l' ala movimentista delle nuove Br. Ma nel 2012, come tutti i suoi compagni di lotta, è stato condannato a 5 anni e 3 mesi non per l' articolo 270 bis (uno degli articoli del codice penale che impedisce di ottenere il reddito): 4 anni gli sono toccati per aver partecipato alla banda armata (le pene per chi partecipa vanno da 3 a 9 anni, come previsto dall' articolo 306 del codice penale) e 6 mesi per la finalità eversiva (punita dall' articolo 270 del codice penale). Si è poi beccato anche sette mesi per l' accusa di detenzione di armi e munizioni e due mesi per ricettazione.

 

Nelle motivazioni i giudici spiegarono che gli uomini del Pcpm avevano «una aberrante visione ideologica», non disdegnavano affatto «la violenza della guerra» e per questo stavano preparando «plurimi attentati». Ma anche se erano eversivi, stabilì la Cassazione, non erano terroristi.

Perché agivano con metodo chirurgico, non accettando «il rischio di vittime collaterali». Insomma non volevano colpire «indiscriminatamente per suscitare terrore, panico ed insicurezza».

giorgia meloni raimondo etro

 

Gaeta, ex operaio metalmeccanico (peraltro all' epoca era iscritto alla Fiom), era l' informatico del gruppo, si occupava della manutenzione delle armi e reperiva, secondo i giudici, «i mezzi utilizzati anche per le azioni di autofinanziamento»: un furgone, arnesi per lo scasso, materiale meccanico, elettronico e informatico.

Era anche l' albergatore della banda: «Forniva nella propria abitazione», è scritto nella sentenza d' appello, «ospitalità agli altri membri del sodalizio». Con i pugni alzati pensavano di fare la rivoluzione anche in aula. Uno di loro si difese così durante il processo: «Noi abbiamo il coraggio di affrontare lo Stato mettendo in gioco la nostra vita, non come lo Stato che ha messo bombe». E che ora offre il reddito di cittadinanza.

 

C' è infine il sessantaduenne romano Raimondo Etro, il quale da aprile incassa 780 euro di rdc, il massimo consentito dalla legge. È stato condannato per concorso nel sequestro di Aldo Moro e per l' omicidio del giudice Riccardo Palma a 20 anni e 6 mesi. Lo catturarono di ritorno da Bangkok nel 1994, quando aveva 37 anni. Agente pubblicitario, fotografo, commerciante di riviste e film hard core, ora non se la passa molto bene. Ma, in compenso, ha molto tempo da dedicare ai suoi tre profili Facebook.

Il brigatista 2.0 la rivoluzione la fa con la tastiera del suo pc. Ce l' ha con tutti, di destra e di sinistra, compresi i suoi ex compagni br, come Barbara Balzerani. Si definisce antifascista, anticomunista e anticlericale.

 

Per lui Giorgia Meloni, che l' ha querelato, è «la nana coatta sgraziata fascista».

Renzi? «Una latrina». Giachetti è un «pagliaccio».

Formigoni e Vendola? «Meglio quando raccontano barzellette sporche, ma stiano lontani dalla politica». Ce l' ha con i gay e anche con gli omofobi. Sull' accoglienza, poi, è «completamente d' accordo con Papa Imbroglio: tutti in Vaticano».

Massimiliano Gaeta

Il surriscaldamento del pianeta? «Sai che c' è, Greta? Ma vaff... a te, a tutti quelli che ti sfruttano e a quelli che credono agli asini che volano».

 

In primavera aveva detto: «Se ci saranno proteste e il reddito di cittadinanza mi verrà ritirato, pazienza, non mi opporrò. Ho sempre considerato le pene che abbiamo avuto, io e tutti gli altri br, fin troppo miti. Io il 6 marzo scorso ho fatto domanda alle Poste perché sto affogando, sono un vero povero [] il reddito per me è una boccata d' ossigeno».

Ieri ha condiviso lo scoop della Verità sulla Saraceni e ha condito il post a modo suo: «E Giorgia Meloni ebbe un attacco di bile».

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump cairo

FLASH - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE SPARATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA AL COLPEVOLE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE!) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DA LA7, DAL CRONISTA DANIELE COMPATANGELO - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN MALATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?

giorgia meloni antonio tajani marina berlusconi roberto vannacci matteo salvini

DAGOREPORT - SIAMO COSI' OCCUPATI A VEDERE IL NAUFRAGIO DELLA LEGA, SORPASSATA DA VANNACCI, DA NON ACCORGERCI CHE STA IMPLODENDO ANCHE L'ALTRO ALLEATO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI: FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE INTORNO AL 7-8% CON TANTI ESPONENTI ATTRATTI DAL GENERALISSIMO – UNA SITUAZIONE GRAVE CHE HA SPINTO MARINA BERLUSCONI NEI GIORNI SCORSI A CONVOCARE IN GRAN SEGRETO ANTONIO TAJANI A MILANO, CHIEDENDOGLI GENTILMENTE DI TOGLIERE IL DISTURBO - IL CIOCIARO HA FATTO ORECCHIE DA MERCANTE: “SOLO I CONGRESSI POSSONO SFIDUCIARMI" - E LA CAVALIERA DI ARCORE ORA SI TROVA DAVANTI A UN BIVIO: PUO', MA NON LO FARA' MAI, TOGLIERE IL SANTINO DI BERLUSCONI DAL SIMBOLO DEL PARTITO, OPPURE NON LE RESTA ALTRO CHE SCENDERE IN CAMPO - MA SE SI VOTA AD APRILE, ANZICHE' AD OTTOBRE 2027, NON C'È TEMPO PER FAR FUORI TAJANI, VIA CONGRESSI – OLTRE AD AVERE LA LEGA MORIBONDA E FORZA ITALIA ALLO SBANDO, E VANNACCI IN ASCESA, LA DUCETTA SI RITROVA FRATELLI D’ITALIA SPACCATO DA UNA LOTTA DI POTERE TRA LE CORRENTI: LA RUSSA VS MELONI SISTER, LOLLOBRIGIDA-CROSETTO VS MANTOVANO- FAZZOLARI, RAMPELLI VS DONZELLI...

bonelli conte fratoianni schlein travaglio renzi

DAGOREPORT - SU, NON C'E' BISOGNO DI CORRERE: LA GATTA FRETTOLOSA FECE I GATTINI CIECHI - L’ESCLUSIONE DI RENZI DAL “PATTO DEI CARCIOFI” TRA SCHLEIN, CONTE, BONELLI&FRATOIANNI ERA STATA ANNUNCIATA E DISCUSSA DA MATTEONZO CON ELLY E GOFFREDO BETTINI – LA GAMBA CENTRISTA DEL "CAMPO LARGO" SI FARA' ECCOME MA NON PRIMA DI SETTEMBRE: C'E' DA FARE METABOLIZZARE L'INGRESSO DELL'INDIGESTO RENZI A TUTTI, SOPRATTUTTO A CONTE CHE DEVE GESTIRE UNA BASE M5S VOLATILE SENZA IDEOLOGIE, IDEALI NÉ IDEE, ANCORATA AL "VAFFA CONTRO TUTTI" - CONTE SA BENE CHE BASTA UNA MOSSA SBAGLIATA SUL CRINALE RENZI PER RITROVARSI CONTRO TRAVAGLIO O PEGGIO: FINIRE TRAVOLTO DA UN DI BATTISTA IN MODALITA' “VANNACCI A 5 STELLE” - L'UNICA VIA CHE HA RENZI DI ENTRARE IN COALIZIONE (E IN PARLAMENTO CON I SUOI CARI BONIFAZI E BOSCHI) È: DISINNESCARE IL SUO TURBO-PROTAGONISMO, TENERE UN PROFILO BASSO ALLA SUA CAPACITA' MANOVRIERA E NON DISTURBARE CHIUNQUE SIA CHIAMATO A FARE IL CONDUCENTE, METTENDOSI AL SERVIZIO DELL'OBIETTIVO PRIMARIO: MANDARE A CASA MELONI PER NON RITROVARSI POI NEL 2029 UN MAL-DESTRO AL QUIRINALE AL POSTO DI SERGIO MATTARELLA...