daniele franco e mario draghi

STIAMO DI NUOVO MES COSÌ - STA PER TORNARE IL FANTASMA DEL TRATTATO CHE REGOLA IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ, IL FONDO CREATO PER SOCCORRERE I PAESI EUROPEI IN CRISI: DRAGHI E FRANCO TEMONO LO STRAPPO PERCHÉ SULLA RATIFICA LA MAGGIORANZA RISCHIA DI SPACCARSI, RISVEGLIANDO GLI ISTINTI SOVRANISTI PIÙ RADICALI DELLA LEGA E, IN PARTE, DEL M5S - SALVINI POTREBBE RITROVARSI CON MELONI NELLA BATTAGLIA ANTI-EUROPEA, CONTRO L'ODIATISSIMO FONDO…

Ilario Lombardo per “La Stampa

 

MARTA CARTABIA MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

Sta per tornare in scena il Mes. E sarà un altro fronte parlamentare bollente, un altro test di tenuta per la maggioranza di governo, un'altra sfida ai nervi di Mario Draghi. Qualche giorno fa, al Tesoro, Daniele Franco si lamentava delle difficoltà che l'esecutivo incontrerà alle Camere sul Fondo creato per soccorrere i Paesi europei in crisi.

 

Sono mesi che il ministro dell'Economia sostiene che va ratificato al più presto. L'Unione europea si attendeva il via libera parlamentare alle modifiche del trattato che regola il Meccanismo europeo di stabilità entro il 2021.

 

DANIELE FRANCO

Era stato il governo italiano, prima con Giuseppe Conte, poi con Draghi, a impegnarsi in tal senso. E invece: in Parlamento sembra facciano gli scongiuri per rimandare ancora la firma che tribalizzerà nuovamente i gruppi.

 

Ma il tempo sta scadendo. E Draghi ha un motivo in più per spingere sulla rapida approvazione. Il Patto di Stabilità. Il piano per riformarlo prima del gennaio 2023, proposto assieme a Emmanuel Macron con un articolo co-firmato sul Financial Times, sarà al centro del vertice europeo di Parigi l'11 e 12 marzo.

 

GIUSEPPE CONTE

L'ideale, per Draghi, sarebbe arrivare a quell'appuntamento almeno con una votazione positiva in commissione Esteri, un traguardo che aiuterebbe il presidente francese a incardinare - come spera - una prima revisione dei vincoli su deficit e debito entro il semestre europeo a sua guida.

 

L'ok del Parlamento italiano sarà utile in fase di trattativa, secondo il premier. Primo, perché alleggerirebbe gli sguardi sospettosi dei falchi tedeschi e del nord Europa, poco propensi a fare concessioni all’Italia.

 

Secondo, nel nuovo Patto, immaginato in un paper pubblicato da Francesco Giavazzi e Charles-Henri Weymuller, consiglieri economici di Draghi e Macron, il Mes tornerebbe a nuova vita come «agenzia europea per la gestione del debito», e in particolare avrebbe il compito di smaltire quello accumulato lungo tutta la pandemia.

 

MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI

Il prossimo fine settimana il ministro Franco ritroverà a Parigi i colleghi europei all'Ecofin e qualcuno di loro è prevedibile tornerà a chiedergli dove l'Italia abbia smarrito il Fondo salva-Stati. Come è avvenuto un mese fa, durante l'ultimo vertice, quando il presidente dell'Eurogruppo, Paschal Donohoe, e il direttore del Fondo salva Stati, Klaus Regling, gli hanno domandato lumi sui ritardi.

 

Erano i giorni subito precedenti alla settimana del rodeo quirinalizio. A Roma e a Bruxelles tutti sanno cosa è successo. Il Mes, detonatore di infinite liti in questa legislatura, non è arrivato in Parlamento prima che Draghi si giocasse le sue chance per il Colle. Come altri dossier delicati e politicamente esplosivi è stato rinviato a dopo le elezioni.

 

Per questo, ora, Franco ha necessità di accelerare, e pure Draghi chiede di chiudere presto con la ratifica. È parte del pacchetto di impegni presi con l'Ue che il premier intende rispettare. La Germania attende per marzo la sentenza sul Mes della Corte costituzionale: una volta che i giudici di Karlshruhe si saranno pronunciati, l'Italia sarà il solo Paese membro a non aver votato per confermare le modifiche.

 

meloni salvini

Passata la partita sul Quirinale, però, non ci sono più scuse agli occhi di Bruxelles. Non ha nemmeno senso che si attenda la Consulta tedesca. Non sarà una passeggiata, ovviamente. Ed è il grande timore di Franco e di Draghi: nel lungo elenco di norme, riforme e testi del governo che i parlamentari a vario grado contrastano o puntano a stravolgere, il Mes rappresenta una delle fonti di preoccupazione più grandi, perché potrebbe risvegliare gli istinti sovranisti più radicali della Lega e, in parte, del M5S.

 

Matteo Salvini potrebbe ritrovarsi con Giorgia Meloni nella battaglia anti-europea, contro l'odiatissimo Fondo. La maggioranza si spaccherebbe. Un pezzo della Lega, se non tutta, potrebbe votare con l'opposizione, mettendo a quel punto in crisi i 5 Stelle.

 

piero fassino

Il Movimento si troverebbe di fronte a un ennesimo bivio: sconfessare se stesso o creare un'ulteriore frattura nel governo. Essendo il Mes regolato da un trattato, tocca al Parlamento l'ultima parola. Le modifiche furono negoziate al Consiglio europeo del dicembre 2020 dall'allora governo Conte, con Roberto Gualtieri ministro dell’Economia.

 

Il M5s era il socio di maggioranza di quell'esecutivo, ricorda Piero Fassino, Pd: «Il trattato, infatti, porta la firma del ministro degli Esteri Luigi Di Maio». Fassino, da presidente della commissione Esteri, avrà il non facile compito di cercare una strada per evitare che la maggioranza finisca a pezzi. Nel dicembre di due anni fa però Salvini era all'opposizione. Un nodo non da poco.

 

luigi di maio mario draghi

«È vero, da allora il quadro politico è cambiato e la Lega è entrata nel governo. Ma il Mes è stato ratificato, in altri Paesi, anche da maggioranze di destra». In questi giorni è anche la viceministra dell'Economia del M5S Laura Castelli che si sta occupando di rassicurare i grillini in Parlamento, spiegando che la ratifica non vuol dire automaticamente accedere al Fondo. Sarebbe un deposito a disposizione, in caso di crisi nuovamente epocali. Lo stesso Franco si sta sforzando di spiegare che non c'è la minima intenzione di farne uso. Con tutti i miliardi del Pnrr destinati all'Italia «non ne abbiamo bisogno» dice.

 

Anzi. Secondo il ministro, risulterebbe svantaggioso anche rispetto alla vendita dei titoli di Stato. La ratifica, però, «va votata al più presto»: ne va della «credibilità del Paese», per evitare di essere gli unici in famiglia a non aver tenuto fede agli impegni presi. Blindare il Mes, come già detto, aiuterebbe poi Macron e Draghi nell'impresa di cambiare i parametri finanziari. Abbandonare l'austerity, mutualizzare il debito contratto a colpi di deficit durante il Covid, magari anche un ulteriore scostamento per tagliare le bollette: sono la contropartita politica del governo Draghi per far digerire il Mes a Salvini.

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...