TE LA DO IO LA REVOLUCION - CHI E’, CHI NON E’, CHI SI CREDE DI ESSERE ALEJANDRO CASTRO, IL FIGLIO DI RAUL CHE FA GIÀ AFFARI CON GLI USA - TUTTI SANNO CHE NON DIVENTERÀ PRESIDENTE, PER NON DARE L'IMPRESSIONE DI UNA SUCCESSIONE MONARCHICA ALL'INTERNO DELLA FAMIGLIA MA DI SICURO SARÀ LUI IL VERO PRESIDENTE OMBRA

Condividi questo articolo


Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

ALEJANDRO CASTRO ALEJANDRO CASTRO

 

L' appuntamento per cena era al Club Habana di Flores, dove negli Anni 20 c' era il prestigioso Biltmore Yacht & Country Club. Alejandro Castro si era presentato a bordo di una vera jeep d' epoca della Seconda guerra mondiale, guidandola lui di persona. L' occasione era l' incontro con un gruppo di imprenditori canadesi, americani e spagnoli, che stavano progettando un grande complesso turistico sulla costa tra L' Avana e Varadero. Per farlo approvare, però, era indispensabile il via libera di Alejandro.

 

Questo episodio avvenuto nel settembre scorso, che «La Stampa» è in grado di rivelare grazie a una persona presente a quella cena, conferma le voci di corridoio secondo cui il figlio di Raúl è sempre più importante nella gerarchia di Cuba, e molti cominciano a vederlo come il vero erede del padre e dello zio Fidel. Il successore designato resta il vicepresidente Miguel Diaz-Canel, e magari se Raúl si ritirerà l' anno prossimo, come promesso, la guida formale del Paese toccherà davvero a lui.

 

Tutti però sanno che se Alejandro non diventerà presidente, per non dare l' impressione di una successione monarchica all' interno della famiglia, di sicuro dietro le quinte sarà lui a comandare.

 

FIDEL CASTRO FIDEL CASTRO

La cena di settembre era stata organizzata da un imprenditore americano, capofila di un hedge fund degli Stati Uniti interessato ad investire nell' isola. La legge però vieta ancora queste operazioni dirette, e quindi l' imprenditore si era rivolto ad amici canadesi e alla famiglia dei banchieri spagnoli Botín.

 

Il progetto era enorme: hotel di lusso, campi da golf, marina e mall, con tutti i servizi annessi. Canadesi e spagnoli ci avrebbero messo la faccia, gli americani i soldi. Siccome a Cuba nel campo del turismo nulla si muove senza l' approvazione dei militari, il gruppo di investitori aveva puntato più in alto possibile. Alejandro aveva accettato l' invito, presentandosi e bordo della sua jeep. Aveva conversato amabilmente della sua passione per le auto, lo sport e le donne, senza lasciarsi sfuggire neppure una parola sulla politica.

Quindi aveva salutato sorridente, lasciando i commensali ottimisti sulle prospettive del loro progetto.

 

RAUL CASTRO RAUL CASTRO

Ora torna tutto in alto mare, non tanto per la morte di Fidel, quanto per l' elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Quello che resta fuori dubbio, però, è l' influenza di Alejandro su questo genere di progetti, e in generale sul futuro di Cuba.

 

L' unico figlio maschio di Raúl e Vilma Espin è nato a L' Avana 51 anni fa, ha una laurea in ingegneria presa all' Instituto Superior Politecnico José Antonio Echeverria, e un master in relazioni internazionali. Appena finiti gli studi era entrato nelle forze armate, seguendo le orme del padre ministro della Difesa. Raúl però faceva sul serio, e lo aveva spedito a farsi le ossa con la missione rivoluzionaria in Angola, dove a causa di un incidente aveva perso la vista da un occhio. Da qui il soprannome «El tuerto», cioè «Il guercio», con cui i dissidenti amano insultarlo.

 

FIDEL CASTRO FIDEL CASTRO

Dopo l' Angola si era trasferito al ministero dell' Interno, crescendo nei ranghi dell' intelligence fino al grado di colonnello, in attesa di promozione a generale. Alex, come lo chiamano gli amici americani, sembrava destinato a una carriera tranquilla all' ombra del padre. La malattia di Fidel, però, ha cambiato tutto. Da quando ha preso il potere, Raúl ha cominciato a coinvolgere sempre di più il figlio negli affari di Stato. Con il consenso di Fidel, che secondo Norberto Fuentes aveva un rapporto col nipote «simile a quello che Vito Corleone aveva con Michael nel Padrino». Nel 2015, quando Raúl aveva incontrato il presidente americano Obama a Panama, al suo fianco c' era Alejandro.

 

Stesso discorso quando a maggio era andato a Roma per vedere Papa Francesco. L' accordo del 17 dicembre, che aveva ristabilito le relazioni tra Washington e L' Avana, aveva incluso anche uno scambio di prigionieri, tra cui tre spie cubane venerate come eroi in patria. Al loro ritorno, ad accoglierli sotto la scaletta dell' aereo c' era Alejandro.

 

Tutti questi avvistamenti non solo hanno alzato il profilo del figlio di Raúl, ma hanno fatto supporre che abbia avuto un ruolo centrale nell' accordo con gli Usa, nonostante avesse scritto un severo libro contro l' imperialismo americano intitolato «El imperio del terror».

Infatti era lui a gestire i progetti per gli investimenti comuni, come quello discusso nella cena di settembre. Ora con Trump cambia tutto, ma il soldato Alejandro è pronto anche a fare il duro, se il nuovo capo della Casa Bianca tornerà ad offrirgli l' embargo come scusa per usare il pugno di ferro.

ALEJANDRO CASTRO RAUL CASTRO FIDEL CASTRO ALEJANDRO CASTRO RAUL CASTRO FIDEL CASTRO

 

Condividi questo articolo

ultimi Dagoreport

DAGOREPORT – CHI SOGNA IL RITORNO DI TRUMP ALLA CASA BIANCA? DI CERTO NETANYAHU ED EMIRATI ARABI UNITI, MA TRA LE VEDOVELLE DI “THE DONALD” NON C’È PUTIN. “MAD VLAD” PREFERISCE IL PREVEDIBILE NEMICO BIDEN A QUEL MATTACCHIONE INAFFIDABILE DEL TYCOON (CHE GIUSTO IERI HA INVOCATO LE BOMBE AMERICANE SU MOSCA). UNA DIFFIDENZA POTENZIALMENTE UTILE A “SLEEPY JOE”: IL CREMLINO POTREBBE “CONCEDERGLI” LA PACE IN UCRAINA PER EVITARE IL RITORNO DI TRUMP – E LA MELONI? TIENE IL PIEDE IN DUE STAFFE: MANDA I SUOI ALLA CONVENTION CPAC, MA SI FA DARE I BACETTI DA BIDEN…

FLASH! - FIAMME GIALLE IN FIAMME: AVVISATE ANDREA DE GENNARO CHE IL GENERALE FRANCESCO GRECO NON GRADISCE PER NIENTE L'EVENTUALE INCARICO AL COMANDO AERO-NAVALE; SI ILLUDEVA DI ANDARE AL COMANDO INTERREGIONALE DI ROMA - AVVISATE MANTOVANO CHE L'EX DIRETTORE DELL'AISE LUCIANO CARTA, FINITO PRIMA A LEONARDO, POI BOCCIATO DA TIM COME UOMO DI VIVENDI, ORA ALL'AGENZIA DI STAMPA LA PRESSE, NON HA PERSO LA SPERANZA DI OCCUPARE LA PRESIDENZA DI UNA AZIENDA PUBBLICA. E HA RIPRESO A INCONTRARE I SUOI VECCHI AMICI (CARAVELLI & C.)

DAGOREPORT – ASPETTANDO IL VOTO, MACRON E SCHOLZ HANNO TROVATO UN ACCORDO DI MASSIMA: SILURATA URSULA ED ESCLUSA OGNI ALLEANZA CON LA MELONI, I DUE LASCERANNO AL PPE, GRUPPO DI MAGGIORANZA, L’ONERE DI TROVARE UN NOME ALTERNATIVO A VON DER LAYEN PER LA COMMISSIONE (NO A WEBER, UN PO' TROPPO DI DESTRA, IN POLE IL BAVARESE SÖDER) – I SOCIALISTI PUNTANO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO EUROPEO, DOVE SANCHEZ FA PRESSIONE SU SCHOLZ PER IL PORTOGHESE COSTA. MA SE LA SCELTA RICADESSE SUI LIBERALI, MACRON PROPORREBBE MARIO DRAGHI - MORALE DELLA FAVA: ALLA FACCIA DEL CAMALEONTISMO, LA DUCETTA IN EUROPA SARA' IRRILEVANTE...

DAGOREPORT – GIORGETTI È DISPERATO: NON SA DOVE TROVARE I SOLDI PER LA PROSSIMA FINANZIARIA (SI PRESENTA A OTTOBRE MA ANDAVA CUCINATA IERI), MENTRE I PARTITI DELLA MAGGIORANZA, IN PIENA SBORNIA DA EUROPEE, SPARANO PROMESSE IRREALIZZABILI. MA DOPO IL 9 GIUGNO SI CHIUDERA' IL CORDONE DELLA BORSA: E SARANNO BOTTI TRA GIORGETTI E IL PERICOLANTE SALVINI (LEGA VICINA ALL'IMPLOSIONE) – "MELONI, DETTA GIORGIA" SI ILLUDE DI POTER RIDISCUTERE L'INSOSTENIBILE PATTO DI STABILITÀ, BARATTANDOLO ALLA RATIFICA DEL MES - MA A BRUXELLES LA REGINA DI COATTONIA SARA' IRRILEVANTE (I VOTI DI ECR NON SERVIRANNO PER LA COMMISSIONE UE) E GLI EURO-POTERI PREPARANO GIA' UNA BELLA PROCEDURA D'INFRAZIONE PER L'ITALIA – LA PREOCCUPAZIONE DELL'UE PER LA DEBOLEZZA STRUTTURALE DELL’ECONOMIA ITALIANA: NEMMENO I MOLTI MILIARDI DEL PNRR STANNO FACENDO VOLARE IL PIL...