luigi di maio virginia saba

IL TRIANGOLO DEL BERMUDA - MATTIA FELTRI: ''MENTRE SALVINI S'INFILA GIACCA E CRAVATTA PER ANDARE AL QUIRINALE, DI MAIO GIRA LA CITTÀ CON GLI SHORTS E LA FIDANZATA PER MANO. SALVINI FACEVA IL GANASSA A TORSO NUDO E BIRRA MEDIA IN DISDEGNO DEGLI ALLEATI, LI STALKERIZZAVA IN COSTUME DA BAGNO E SI RIGIRAVA L' ESECUTIVO COME UN PEDALÒ, E ADESSO DI MAIO PARREBBE PRENDERSI LA RIVINCITA SUL PRIMO CHE PASSA, CIOÈ SUL SEGRETARIO PIDDINO NICOLA ZINGARETTI''

Mattia Feltri per “la Stampa

 

luigi di maio passeggia per roma con virginia saba 3

L' ultimo spettacolo è Salvini vestito da Di Maio e Di Maio vestito da Salvini, e cioè il ministro uscente che entra, finalmente ma fuori tempo massimo, nelle stanze del governo e, abbandonata la tenuta da bagnante, indice conferenze stampa consacrate in giacca e cravatta, e il ministro restante che invece esce, incontro al futuro in maniche di camicia, affronta la crisi di governo in intonazione stagionale dalla spiaggia di Palinuro, e si porta un pezzo di personalissimo Papeete a Roma dove rincasa in bermuda e sneaker mano nella mano con la fidanzata, in quelli che ormai sono i murales di se stesso.

luigi di maio passeggia per roma con virginia saba 1

 

Eccolo uno dei punti: essere o non essere firmato Novella Duemila. Salvini faceva il ganassa a torso nudo e birra media in disdegno degli alleati, li stalkerizzava in costume da bagno e si rigirava l' esecutivo come un pedalò, e adesso Di Maio parrebbe prendersi la rivincita sul primo che passa, cioè sul segretario piddino Nicola Zingaretti, che passa di vertice in vertice levandosi e rimettendosi la giacca, mentre lui, Di Maio, affina l' abbronzatura con l' ostentata noncuranza del più forte.

 

E quando gli ricapita? Sì è fatto quattordici mesi da pecora, si gusta quattordici giorni da leone - il bell' inganno dell' orsacchiotto - fa i capricci come Napoleone a Borodino, e dopo un capriccio ce n' è un altro, e Zingaretti dice no, questo no e va bene sì, e poi di nuovo no e va bene sì. Tutto quanto, però, a prima vista. Perché è soltanto un gioco dei mimi, se qualche cosa di epocale resterà dei tempi gialloverdi è il sovvertimento disincantato delle fondamenta del pensiero, per cui il nuovo discorso sul metodo dopo Di Maio prevede che non si pensi dunque si è.

 

luigi di maio passeggia per roma con virginia saba 4

Come Hidetoshi Nakata, che ai mondiali di calcio del 1998 s' era colorato i capelli di rosso per essere notato fra i compagni giapponesi, sennò indistinguibili a occhi occidentali, così Di Maio esordì in Parlamento, sei anni e mezzo fa, attingendo dalla collezione istituzionale del Postalmarket: vestito grigio e cravatta blu. In mezzo a quella comitiva di turisti fai da te del legislativo, fu semplicemente visibile, poteva sembrare uno degli altri (uno di noi), e infatti si guadagnò la vicepresidenza della Camera per meriti di presentabilità estetica e, siccome è l' immagine che conta, volle l' ufficio più ampio, perché il suo calibro fosse misurabile in metri quadri. Un anticasta abbigliato e alloggiato da casta: il resto è stata una conseguenza.

matteo salvini balla al papeete

 

Perché poi il passatempo viene bene con molti dei cinque stelle, ma con Di Maio è uno spasso. Uscire dall' euro, non uscire dall' euro. Chiudere l' Ilva non chiudere l' Ilva. Fermare l' oleodotto, non fermare l' oleodotto. Affondare i Benetton, ricuperare i Benetton. Sì alla flat tax, no alla flat tax. Contro i migranti, a favore dei migranti.

 

E cioè, siccome fu evidente dal primo minuto l' essenza sclerotica del Movimento, un mappazzone di rancorosi, ognuno per il proprio rancore - il disoccupato, il comunista deluso, il fascista depresso, l' ambientalista radicale, il terzomondista, il giustizialista, il terrapiattista nelle varie declinazioni, da anti vaccini a pro sirene eccetera - e insomma, in quella corrida di idee bislacche era inevitabile affidarsi a uno che di idee non ne avesse manco mezza, e potesse prendersele tutte in leasing.

matteo salvini al papeete

 

A uno che non pensasse e quindi fosse. A uno come Di Maio, che con l' eleganza del paso doble scivola di qui e di là, dove serve, dove è più opportuno, in grisaglia come un passepartout: riveste quello che vuoi, è l' attaccapanni. Fu pertanto scontato che il più spettacolare tradimento della filosofia classica del grillismo (ehm) prevedesse una sfilata dimaiesca: noi ce lo ricordiamo il protervo sarcasmo di Beppe Grillo quando gli si chiedeva chi fosse il leader del Movimento, e lui diceva Ciro! È mio figlio Ciro! E poi con sprezzante paternalismo ci dichiarava mummie, morti, perché non capivamo che la rivoluzione era l' assenza di leadership, il capo era il popolo, solo il popolo era il capo del sovvertimento sociale del vaffanculo. Poi, trullalero trullalà, ecco il capo: Di Maio. Chi se non lui, l' attaccapanni? Eccolo camuffato da folla oceanica. E infine, per tornare ai giorni di ora, eccolo camuffato da Salvini.

NICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO BY CARLI

 

Fa a Zingaretti quello che fu fatto a lui, ma è paso doble, è esposizione universale, come sempre tutto gli passa sopra la testa, lui è perché non pensa: l' intesa col partito di Bibbiano è stato presa a Bibbona a casa di Beppe Grillo, Zingaretti ha gettato le basi della trattativa al telefono con Davide Casaleggio, il premier Giuseppe Conte si è guadagnato la stima del Quirinale e della Associati nel solco di un' antica verità: poco se si valuta, molto se si paragona.

 

E adesso ai Cinque stelle serve di raccattare il raccattabile, e se tocca prendere un po' per la collottola il Pd hanno l' uomo giusto: gli si accorciano i pantaloni, lo si spedisce sotto l' ombrellone, lo si ingozza di vanagloria, lo si salvinizza quanto basta. Così come da capo politico doveva inscenare la svolta moderata, adesso da capo della trattativa deve inscenare la svolta del guappo. È sempre tanto giovane e sempre tanto disponibile: avrà di nuovo il giusto compenso.

MASSIMILIANO ROMEO MATTEO SALVINI RICCARDO MOLINARIvirginia saba e luigi di maio passeggiano a palinuroSERGIO MATTARELLA CON LA DELEGAZIONE DELLA LEGA - MATTEO SALVINI MASSIMILIANO ROMEO RICCARDO MOLINARIluigi di maio passeggia per roma con virginia saba 8

 

luigi di maio passeggia per roma con virginia saba

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…