barcone migranti

TRIPOLI E TRIBOLI - PER GESTIRE IL PASTICCIO LIBICO, L’UE VUOLE TRUPPE DI INTERPOSIZIONE E IL RILANCIO DELLA MISSIONE SOPHIA (IL CHE VUOL DIRE RIMETTERE LE NAVI IN MARE) CON L’OBIETTIVO DI FERMARE I TRAFFICANTI D’ARMI - MA SI TORNA AL SOLITO PUNTO: CHE SUCCEDE SE LE NAVI INCROCIANO BARCHINI CON A BORDO I MIGRANTI? BISOGNA PRIMA CAMBIARE LA REGOLA DEL PAESE DI PRIMO APPRODO…

al serraj haftar giuseppe conte

Marco Conti per “il Messaggero”

 

Cambiare la missione Sophia, a cominciare dal nome, e predisporre la forza di interposizione Ue in modo da essere pronti quando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite darà il via libera.

 

IL RINVIO

Luigi Di Maio e Ettore Sequi incontrano l'alto rappresentante Ue Josep Borrell

Con l'orecchio teso verso Tripoli e in mano i 55 punti del documento sfornato a Berlino, a Bruxelles si cerca di recuperare il tempo perduto mettendo a punto una sorta di road map che dovrebbe permettere di consolidare la tregua in Libia ed avviare la ricomposizione del Paese. Alla riunione dei ministri degli esteri dei Ventisette nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco sulla reale volontà dei due contendenti, ma per ora consola il fatto che l'Europa abbia ripreso un po' del suo ruolo, anche perché la situazione in Libia sta pericolosamente precipitando verso il modello siriano.

UN MILIZIANO DELLE TRUPPE DI HAFTAR IN LIBIA

 

L'interesse suscitato dal racconto della Conferenza di Berlino fatto dall'alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell e dal ministro degli esteri Luigi Di Maio ha finito con il monopolizzare la riunione, ma nessuna decisione è stata presa e tutto è rinviato al summit del 17 febbraio anche in attesa di capire cosa accadrà in Libia. Il giorno dopo Berlino i due principali contendenti continuano nello scambio di accuse con il premier libico al Serraj che rifiuta ogni rapporto con il generale Haftar perchè «non rispetta i patti».

 

haftar serraj

Anche se la tregua è debole, a Bruxelles Borrell e Di Maio hanno rilanciato - seppur con qualche sfumatura diversa - sia la missione di interposizione che la missione Sophia. Quest'ultima, per la verità, esiste ancora ma «è stata distrutta e abbandonata sotto il signor Salvini, che non c'è più». Il giudizio del ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn è pesante e non ricorda che a suo tempo anche il M5S si trovò d'accordo.

 

Al punto che ieri Di Maio, ha spiegato che la «riattivazione» della missione Sophia per monitorare il rispetto dell'embargo all'export di armi verso la Libia può essere «un punto di partenza», ma la missione va «smontata» e poi «rimontata» in maniera «completamente diversa». Ovvero non può tornare ad essere considerata una missione salva-migranti, ma deve essere orientata alla lotta al traffico d'armi.

 

attacco al collegio militare di tripoli 2

E' per questo che Borrell parla di «rifocalizzazione» della missione, anche se non è ancora chiaro cosa dovrebbero fare gli equipaggi delle navi qualora dovessero imbattersi in qualche zattera o barcone. Novità potrebbero arrivare sul fronte dei migranti dall'incontro che oggi avranno i ministri Di Maio (Esteri) e Lamorgese (Interni) con la vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas, che coordina il lavoro dell'esecutivo europeo per arrivare a un nuovo patto sulle migrazioni e l'asilo, e con la commissaria Ue agli Affari interni Ylva Johansson. Cambiare la regola del paese di primo approdo - sul quale sta lavorando anche il ministro delle Politiche Comunitarie Enzo Amendola - renderebbe più semplice la gestione dei flussi provenienti dal Nord Africa, ma i tempi per una riformulazione di Dublino potrebbero essere ben diversi da quelli di Sophia.

aris messini fotografa i migranti dalla libia 5

 

IL PATTO

Si riaffaccia quindi il rischio che nuovamente, come denunciato anche ieri dalla senatrice Emma Bonino, in Italia il tema dei migranti prenda il sopravvento sui più urgenti temi che attengono la politica estera e la sicurezza del Paese. Il fatto che diciassette mercenari siriani ingaggiati dalla Turchia per combattere a Tripoli siano sbarcati in Italia, non rassicura.

 

aris messini fotografa i migranti dalla libia 4

Resta il fatto che la spinta per rimettere in mare le navi della missione Sophia è sostenuta da tutti, compreso il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, mentre sulla fattibilità di una missione di interposizione in stile Libano, le perplessità tra i Ventisette restano forti. Austria, Lussemburgo e Svezia, hanno giudicato «prematura» l'eventualità, ma Di Maio insiste proprio per replicare al turco Erdogan che non vuole una missione a guida Ue.

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...