nicola morra luigi di maio

UNO PER UNO, TUTTI GLI IRRIDUCIBILI A 5 STELLE CHE NON INTENDONO VOTARE LA RIFORMA DEL MES NONOSTANTE LA MINACCIA DI CRIMI. NON SI TRATTA SOLO DI DIBBA PEOPLE, MA ANCHE DI SENATORI E DEPUTATI ENTRATI IN ROTTA CON IL MOVIMENTO PER ALTRI MOTIVI (VEDI MORRA). BASTERANNO A FAR SALTARE IL GOVERNO? PROBABILMENTE NO, GRAZIE AL SOCCORSO DI FORZA ITALIA E QUALCHE TRUCCHETTO (TIPO PARLAMENTARI CHE USCIRANNO DALL'AULA)

barbara lezzi

Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica

 

La certezza è che alla fine - sulla risoluzione di maggioranza prima del consiglio europeo - mancheranno molti voti tra i 5 stelle. Allo stato delle trattative, almeno 15 alla Camera e 10 al Senato. Dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà parlato in aula, mercoledì, comunicando al Parlamento la posizione italiana sulle trattative europee su Mes e Recovery Fund, un pezzo non piccolo del Movimento si staccherà. O non votando o votando contro oppure - come appare probabile nelle ultime ore - addirittura presentando una risoluzione alternativa.

 

Ci sono persone che né Vito Crimi né i capigruppo sono in grado di controllare. Li chiamano gli irriducibili. È la corrente Di Battista, ma ha cominciato il suo percorso prima del ritorno sulle scene dell'ex deputato, aggregando scontenti, frustrazioni, ambizioni e un po' di antieuropeismo residuo. Tra gli ambiziosi, c'è la senatrice ed ex ministra del Sud Barbara Lezzi, che ha già creato tensioni su Tap prima e su Ilva poi ed è ora in "campagna elettorale" per l'organo collegiale che dovrà guidare il Movimento e che dovrebbe essere eletto entro un mese.

 

di maio lombardi di battista

Pare infatti che Di Battista finirà per non correre in prima persona e per spingere, al suo posto, o Lezzi o la consigliera regionale pugliese Antonella Laricchia. Tutto questo serve quindi anche ad acquisire consenso su quella piattaforma Rousseau su cui i dissidenti vorrebbero si votasse ora la riforma europea del Mes. Prima di mercoledì. Altrettanto ambizioso è il presidente della commissione anti- mafia Nicola Morra, da tempo in rotta di collisione con il ministro della Giustizia e capo delegazione del Movimento Alfonso Bonafede (di cui prenderebbe volentieri il posto) ma anche con Luigi Di Maio e col resto dei vertici.

 

ANTONELLA LARICCHIA

Non è detto che alla fine faccia mancare il suo voto, in assemblea però ha attaccato frontalmente il ministro dell'Economia Gualtieri. A Palazzo Madama c'è poi Elio Lannutti: per lui il Movimento aveva addirittura creato un regolamento ad hoc, permettendogli di candidarsi nonostante sia già stato senatore dell'Italia dei Valori, ma da quando è arrivato il presidente onorario di Adusbef non ha fatto che creare problemi. Ritirando fuori con un tweet l'ignominia dei protocolli dei Savi di Sion, cercando di animare il più possibile lo spirito anti-banche del Movimento.

 

Non che fosse difficile, visto che uno dei suoi maggiori seguaci, il sottosegretario all'Economia Alessio Villarosa, è tra i deputati che non intendono dire sì alla riforma europea del meccanismo salva-Stati e chiede anzi a gran voce che a decidere siano gli iscritti. Messinese, già capogruppo alla Camera nella prima legislatura, Villarosa va ormai in direzione ostinata e contraria al M5S di governo. Pur facendone parte. Un problema. Quasi quanto la carica dei veneti: il duo anti-Mes in Parlamento è infatti rappresentato da Raphael Raduzzi e Alvise Maniero.

 

elio lannutti foto di bacco

Talmente inscindibili che tutti li chiamano ormai "raduzziemaniero". Il primo, 29enne di Bressanone, è laureato in Economia, consulente in una società di Padova, ed è il teorico dell'intera compagnia. Disposto a spiegare fino all'ultimo cavillo perché il Mes sia una fregatura a prescindere, che si decida di accedere al prestito oppure no. Convinto sostenitore di Donald Trump, su Facebook ne vantava gli enormi successi nel giorno della sconfitta, evocando presunti brogli e attaccando i media a suo dire non obiettivi nel celebrare una vittoria di Biden «di soli 20mila voti». Alvise Maniero ha più esperienza: è diventato sindaco di Mira, uno dei comuni più popolosi della provincia di Venezia, a soli 26 anni. Dopo cinque, ha deciso di non ricandidarsi e di tentare la via del Parlamento. Dell'alleanza coi dem ha detto subito: «Non ci farà bene». E si è messo contro.

 

DI MAIO DI BATTISTA FICO STATI GENERALI M5S

Pervicacemente, come quando a Mira lo chiamavano "el puteo": il ragazzino. Con lui, c'è la senatrice veneta Orietta Vanin, sua ex consigliera comunale: anti-Mose, anti- dem, la tendenza è quella definita rosso-bruna cui i teorici della politica ascrivono lo stesso Di Battista. Alla Camera, un altro irriducibile è Andrea Colletti, avvocato abruzzese alla seconda legislatura: è riuscito a fare campagna contro il taglio dei parlamentari senza farsi espellere. Una specie di miracolo.

 

Tra gli oltranzisti del Senato val la pena citare Mattia Crucioli, avvocato genovese portato nel M5S dall'ex zarina ligure Alice Salvatore (che ha ora fondato, con scarsi risultati, il movimento del buon senso): i suoi scontri con la comunicazione sono arrivati a tal punto che già mesi fa stava per essere espulso.

 

luigi di maio elio lannutti

Quanto a Emanuela Corda, per la quale lavora come assistente la fidanzata di Di Maio Virginia Saba, di lei resta agli atti la confusione: nel 2013 per l'anniversario della strage di Nassirya lamentò il mancato ricordo del «giovane marocchino che si suicidò, anche lui una vittima ». Venerdì, in assemblea, si è scagliata contro i nuovi decreti immigrazione, considerati «un tradimento, un atto di sudditanza nei confronti del Pd che provocherà un'invasione ».

 

 

di maio zingaretti conte

 

 

2. CONTE DRIBBLA LA CRISI MA I GUAI TRA I GIALLOROSSI INIZIERANNO DOPO IL VOTO

Laura Cesaretti per “il Giornale

 

Il famoso «incidente», temuto a Palazzo Chigi ma sognato da una fetta sempre più larga della maggioranza, non si materializzerà mercoledì nell' aula del Senato.

beppe grillo alice salvatore

Tra raffazzonati compromessi sul testo della risoluzione e sconclusionati giri di parole del premier Conte quando parlerà in aula, sulla riforma del Mes si rappattumerà una maggioranza, sia pur risicata, e non si consumerà nessuna traumatica rottura. Tra i grillini, solo il disoccupato Di Battista e Davide Casaleggio, più ex ministri restati a piedi come Barbara Lezzi, cercano di agitare le acque facendo trapelare notizie di «mozioni alternative» a quella di maggioranza (che non dirà nulla) in preparazione. Per il resto dei parlamentari e soprattutto dei senatori pentastellati, il rischio di restare senza stipendio vale sicuramente più dei bislacchi pregiudizi anti-Mes e anti-Ue.

 

beppe grillo alice salvatore

Dunque Conte mercoledì canterà vittoria, grazie anche alla (per lo più infondata) suspense creata attorno alla scadenza. Ma questo non vuol dire che il governo, dopo quel voto, navigherà in acque tranquille. É vero che Conte sta cercando di blindare attorno a sè quel tavolo da 200 miliardi in arrivo dall' Unione europea cui tutti sono ansiosi di sedersi, e che Mattarella continua a stendere la sua protettiva mano sul pettinatissimo capo del premier, ma la maggioranza ribolle di malumori sempre più incontenibili.

 

A cominciare dal Pd, il cui segretario Zingaretti deve incassare l' umiliazione dell' ennesimo no del premier al Mes sanitario, invocato come irrinunciabile dai dem, ma troppo indigesto per i delicati stomaci grillini perché Conte abbia il coraggio di pronunciarne il nome. Bastava leggere ieri l' intervista a Repubblica del capogruppo Pd Delrio per percepire la crescente sfiducia verso l' azzimato ex leader dei progressisti mondiali che «non è eletto, ma indicato dalle forze politiche», gli ricorda con asprezza.

angelo tofalo emanuela corda

 

Per poi avvertirlo che «non si governa per tirare a campare»; che «il governo non è un fine ma un mezzo», invitandolo ad uscire dalla palude delle decisioni rinviate perché «i nodi vanno risolti definitivamente, nei tempi e nei modi giusti.

 

Altrimenti la fatica di questa alleanza si farà sentire». Delrio denuncia anche «lo scollamento preoccupante tra un paese che soffre e la narrazione rassicurante» del premier, e poi accusa: tra dpcm e decreti «approvati da una sola Camera» perché poi vengono blindati con la fiducia «si è creato un grave vulnus alla volontà popolare rappresentata dal Parlamento». Un requisitoria in piena regola contro Palazzo Chigi, che si unisce alle dure critiche che arrivano anche da Italia viva, che attraverso la ministra Teresa Bellanova minaccia di non votare «a scatola chiusa» le proposte che Conte porterà oggi in Consiglio dei ministri sul Recovery Plan.

 

emanuela corda beppe grillo

«Da una settimana chiediamo le carte per poter orientare la valutazione mia e del mio gruppo politico - racconta Bellanova - Non ho ricevuto neanche un rigo. Non si può sempre forzare oltre il consentito». Lo stesso Matteo Renzi non lesina messaggi bellicosi al premier: «Non ha capito che se va avanti così rischia di cambiare mestiere».

 

Certo, nessuno vuol lasciare le proprie impronte digitali su una crisi, tanto meno adesso tra legge finanziaria da fare e picchi epidemici. Non a caso il Pd - per precostituirsi l' alibi - fa filtrare veline che indicano Renzi come il potenziale «assassino» del Conte 2, da lui stesso fatto partire. Ma dalla prossima primavera il premier dovrà guardarsi le spalle, e da ogni direzione.

 

 

marcucci zingarettilorenzo tosa con alice salvatore

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…