barack obama kamala harris joe biden donald trump

IL VANTAGGIO DI BIDEN SI È ASSOTTIGLIATO - OBAMA, CHE È L’EMINENZA GRIGIA CHE STA GUIDANDO LA CAMPAGNA DI SLEEPY JOE, SA BENE CHE I TRE INCONTRI/SCONTRI TELEVISIVI CHE DOVRÀ AFFRONTARE CON TRUMP, CHE È DECISAMENTE PIÙ TRAVOLGENTE E DEMAGOGICO DEL CANDIDATO DEM, SARANNO DECISIVI. PRIMA DI INTERVENIRE, VUOL VEDERE COME ANDRÀ A FINIRE IL PRIMO SCONTRO - IL SUO VERO OBIETTIVO È DI MANDARE IL 78ENNE BIDEN ALLA CASA BIANCA PER I PRIMI 4 ANNI E POI LANCIARE KAMALA HARRIS, COME PRIMA PRESIDENTE DI COLORE DEGLI STATI UNITI

DAGONEWS

michelle obama joe biden

Il vantaggio di Biden si è assottigliato: una forchetta tra 7,5 e il 9% lo divide da Trump. E da qui al 3 novembre, a forza di disordini sommosse e morti, potrebbe azzerarsi. Obama, che è l’eminenza grigia che sta guidando la campagna di Sleepy Joe, sa bene che i tre incontri/scontri televisivi che dovrà affrontare con Trump, che è decisamente più travolgente e demagogico del candidato dem, saranno decisivi.

 

Prima di intervenire, vuol vedere come andrà a finire il primo scontro: se Biden viene schiacciato dall’ex conduttore di “The Apprentice” interverrà, come è già intervenuto per allontanare i Clinton, sedare le sommosse del Black Lives Matter e e guidare la protesta dei giocatori della Nba.

barack obama joe biden donald trump

 

Il suo vero obiettivo è di mandare il 78enne Biden alla Casa Bianca per i primi 4 anni e poi lanciare la tosta e ben preparata Kamala Harris, come prima presidente di colore degli Stati Uniti.

 

ALLARME TRA I DEMOCRATICI IL VANTAGGIO DI BIDEN CALA NEGLI STATI CHIAVE

Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

michelle obama donald trump 5

Sollecitato dal partito democratico e dai finanziatori della sua campagna preoccupati dal recupero di Donald Trump nei sondaggi e dal dinamismo del presidente che ha ricominciato a tenere comizi affollati, Joe Biden abbandona un modello fatto di dialoghi quasi solo digitali coi cittadini per tornare a battere l' America, incontrando (con le dovute precauzioni) soprattutto gli elettori degli Stati chiave per il voto del 3 novembre.

 

donald trump barack obama

Ma l' allarme sondaggi risuonato negli ultimi giorni può segnare davvero una svolta in una campagna elettorale nella quale fin qui Biden sembrava aver accumulato un vantaggio consistente sul presidente?

 

In fin dei conti i modelli previsionali costruiti da vari istituti usando sondaggi e dati socioeconomici reali continuano a dare il candidato democratico in netto vantaggio: i sondaggisti di Five Thirty Eight lo danno prossimo presidente al 69 per cento, mentre il modello dell' Economist gli dà, addirittura, l' 88 per cento di probabilità di vittoria.

 

donald trump 6

Questi numeri, però, non convincono nessuno (nemmeno quelli che li elaborano) e non solo perché ancora bruciano gli errori commessi nel 2016. Oltre ai disordini e agli scontri con vittime che, da chiunque siano stati provocati, consentono ora a Trump di presentarsi come l' uomo che vuole ristabilire l' ordine, almeno due fattori preoccupano gli strateghi della campagna di Biden: in primo luogo i numeri dell' ex vice di Obama, pur restando superiori a quelli di Trump a livello nazionale e in diversi Stati-chiave, sono peggiori di quelli vantati da Hillary Clinton quattro anni fa, a questo punto della campagna elettorale.

 

barack obama hillary clinton 2016

I grandi sondaggi nazionali (eccetto quello Rasmussen, non considerato particolarmente significativo) danno ancora in netto vantaggio (circa 7 punti percentuali) Biden, anche se il distacco di prima di Ferragosto (quello Abc gli attribuiva il 53 per cento dei consensi con Trump fermo al 41) si sta erodendo.

 

Ma in America i polls nazionali hanno un valore relativo: si può perdere anche prevalendo nel voto popolare (è stato così per la Clinton) perché il sistema elettorale premia i piccoli Stati e le regioni rurali. Conta, insomma, quello che accade negli Stati chiave: se non li conquista, Biden non arriverà alla Casa Bianca.

obama con bush e clinton

 

Nei tre Stati che quattro anni fa hanno sancito la sconfitta di Hillary Clinton - Wisconsin, Michigan e Pennsylvania - Biden è ancora in testa. Il suo vantaggio, però è calato, rispettivamente, al 3,5, 2,6 e 5,8 per cento. Ma, soprattutto, il candidato democratico sta messo peggio di Hillary che quattro anni fa, a questo punto della campagna, era avanti del 10 per cento in Wisconsin e del 9 negli altri due Stati.

 

Certo, Biden può spuntarla anche strappando a Trump qualche altro Stato nel quale i repubblicani, fin qui maggioranza, sembrano in difficoltà: Georgia, Arizona, North Carolina, Florida, addirittura il Texas. Ma in questo grande Stato del Sud, che all' inizio dell' estate era tornato contendibile, gli ultimi sondaggi danno di nuovo Trump a più 6 per cento.

 

DONALD TRUMP JOE BIDEN

Il presidente è più abile a fare campagna elettorale che a governare, ma non è detto che gli riesca un recupero come quello di 4 anni fa: allora aveva dalla sua il fattore sorpresa e aveva la libertà dell' outsider .

 

Ora ha sulle spalle l' attività di governo e, nonostante tutti i tentativi della sua convention di abbellire il quadro del Paese con una forte dose di «fatti alternativi» è difficile convincere gli americani che la disoccupazione sia solo momentanea e che l' emergenza coronavirus sia stata gestita in modo saggio.

 

TRUMP E BIDEN

La campagna di Biden ha, poi, un altro problema: non solo i numeri dei sondaggi si stanno deteriorando, ma la loro attendibilità è sempre più dubbia. Questo perché meno di un cittadino su dieci, tra quelli contattati al telefono, accetta di rispondere alle indagini demoscopiche, mentre in ogni rilevazione si aggira il fantasma del secret Trump voter : l' elettore di Trump che, vivendo in un ambiente sociale nel quale il presidente viene spesso ridicolizzato, non vuole esporsi pubblicamente (attorno a un barbecue come nei sondaggi) ma poi lo vota.

TRUMP E BIDEN

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