luigi di maio matteo salvini pasquale grasso

VIVA LA FORCA! – È TORNATO LO SCONTRO TRA MAGISTRATI E POLITICA. LE INTEMERATE DI SALVINI E DI MAIO CONTRO LE TOGHE, E SE UNA VOLTA I GIUDICI PASSAVANO PER INQUISITORI E ORA INVECE DEVONO PROTEGGERSI DALL’ACCUSA DI ESSERE “BUONISTI” – L’INTERVISTA DI PASQUALE GRASSO (NEO-PRESIDENTE DELL’ANM) A “LA STAMPA”: “NON POSSO DIRE A UN VICEPREMIER QUALE LINGUAGGIO USARE, MA…”

1 – LE TOGHE TORNANO NEL MIRINO DELLA POLITICA

Ugo Magri per “la Stampa”

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATI

La magistratura è tornata nel mirino della politica. Oggi la sua indipendenza viene minacciata come e, forse, più che ai tempi di Mani Pulite e delle mille inchieste contro Silvio Berlusconi.

 

Le toghe sono maggiormente a rischio perché il tentativo di soggiogarle non viene da leader inquisiti, preoccupati soltanto di sfuggire a una giusta pena, ma è condotto da personalità di governo che si proclamano interpreti dello spirito di vendetta e, metaforicamente, reclamano la forca.

 

Tanto Luigi Di Maio quanto Matteo Salvini si sono scagliati a turno contro verdetti da loro giudicati troppo miti o non abbastanza esemplari. Hanno definito «vergognose» certe decisioni, surfando l' onda dello sdegno contro i colpevoli e innescando una gogna mediatica nei confronti dei magistrati «buonisti». I quali una volta dovevano guardarsi dagli imputati, che manovravano le leve del potere nel tentativo di delegittimarli; adesso vengono egualmente strattonati dai potenti, però a nome delle vittime e per calcoli di natura elettorale.

GIUSEPPE CONTE PINOCCHIO IN MEZZO AL GATTO (LUIGI DI MAIO) E LA VOLPE (MATTEO SALVINI) MURALE BY TVBOY

Un tempo pm e giudici passavano per inquisitori a tutto disposti pur di mandare i potenti al gabbio; ora devono proteggersi dal fuoco amico, cioè dall' accusa di anteporre le garanzie della Costituzione alle punizioni esemplari che il popolo reclama.

 

In entrambi i casi, non viene tollerato che il giudice decida in base alla legge, con scrupolo e magari con qualche tormento interiore causato dalle sfaccettature in cui si cela la verità. L' interesse dell' intervista di Mattia Feltri a Pasquale Grasso, sta proprio in questa realistica presa d' atto. Il numero uno dell' Associazione nazionale magistrati riconosce che il fronte si è spostato, inedite sfide attendono gli operatori della giustizia.

 

pasquale grasso anm 2

Si colgono, nelle parole di Grasso, le stesse preoccupazioni di Sergio Mattarella rilanciate su queste colonne da Vladimiro Zagrebelsky. Il capo dello Stato esorta la magistratura a rimanere concentrata sul proprio compito senza lasciarsi intimidire dal populismo giudiziario che vorrebbe sempre la pena massima. La cronaca trabocca di esempi. L' ultimo drammatico caso riguarda l' omicidio del maresciallo Vincenzo Di Gennaro.

 

Quando il ministro dell' Interno diffonde personalmente le foto dell' assassino, e le accompagna con il commento standard («Non merita di uscire dalla galera fino alla fine dei suoi giorni»), diventa difficile vestire i panni del giudice. L' unica via di scampo è uniformarsi. Qualora l'«infame» non ricevesse un bell' ergastolo, che probabilmente merita ma non spetta a Salvini stabilirlo, l' autore della sentenza verrebbe travolto dai media e sui social. Si coglie la tendenza a riversare sui magistrati le colpe dell' insicurezza collettiva («Noi li arrestiamo, quelli li rimettono in circolo»).

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINO

 

I troppi casi di femminicidio hanno reso ancora più esigui i margini di valutazione, criminalizzando quelle donne che non hanno ritenuto di applicare la giustizia di genere. In questo clima di attenuata civiltà giuridica, è difficile dissentire dal presidente Anm: una separazione delle carriere tra pm e giudici metterebbe la magistratura ancor più sotto schiaffo. Col paradosso che ai garantisti, quelli veri, oggi converrebbe ripensare quella loro antica battaglia, e schierarsi in difesa delle odiate toghe. Chi l' avrebbe mai detto.

 

2 – BASTA AI PROCESSI MEDIATICI LA GIUSTIZIA NON SIA EMOTIVA"

Mattia Feltri per “la Stampa”

 

Pasquale Grasso, cinquant' anni, presidente dell' Associazione magistrati nell' accordo di turnazione annuale per cui ognuna delle quattro correnti rappresentate nel parlamentino presiede la giunta per un anno, è esponente di Magistratura indipendente, forse la più moderata. Concede alla Stampa la prima intervista da presidente, e la chiacchierata parte inevitabilmente dai rapporti fra politica e magistratura.

 

pasquale grasso anm 3

Presidente, di fronte a vari casi di cronaca, i leader politici, soprattutto di governo, hanno preso l' abitudine di anticipare le sentenze, esprimendo sul sentito dire quale sarebbe per loro la condanna adeguata.

«Per noi non è un problema nuovo. Forse la necessità di una presa di posizione politica è inevitabile, e non possiamo impedire che le sentenze vengano anticipate secondo una sensibilità politica. Ci piacerebbe se anche i professionisti dell' informazione avessero cura del linguaggio, perché la forma è sostanza. Di recente alcune sentenze sono commentate con termini come assurdità o vergogna».

 

Sono termini usati dai vicepremier. L' informazione non può che riportarli testuali.

sergio mattarella

«Me ne rendo conto, ma non posso permettermi di dire a un vicepremier quale linguaggio usare. Posso però dire che la distinzione fra il processo reale e il processo mediatico dovrebbe essere più chiara e rimarcata. Da tutti. Perché il processo mediatico, cui partecipa la politica, si distacca completamente dalla realtà dei fatti. Ma aggiungo che un magistrato deve restare indifferente: con le sentenze noi abbiamo l' obbligo di spiegare sempre perché decidiamo in un certo modo. E soprattutto non bisogna avere timore di una perdita di consenso».

 

È quello che dice anche il presidente Mattarella, a proposito dei magistrati che via internet cercano consenso sociale.

DAVIGO TRAVAGLIO

«Dobbiamo trovare il modo di comunicare il nostro lavoro. Per esempio il tribunale di Genova ha nominato un responsabile della comunicazione. Oggi è indispensabile se, per esempio, una sentenza viene pesantemente e superficialmente criticata sulla base di una sola frase».

 

È anche vero che da quasi trent' anni i magistrati danno l' impressione di proporsi come guida morale del Paese.

«È una percezione non del tutto infondata che risale a Mani pulite, quando i magistrati avevano consenso altissimo, erano visti come condottieri e risanatori. Alla lunga non è stata una buona cosa e c' è stato un riflusso. La stragrande parte di noi sono giudici di tutti i giorni, che fanno un lavoro essenziale ed eccezionale. Mi auguro che sapremo dare un' immagine più equilibrata di noi, e che ci venga riconosciuta».

 

DAVIGO 1

Il risultato, oggi soprattutto a causa della politica, è un dibattito emotivo, il cui sbocco è sempre e solo l' aumento delle pene.

«Sono d' accordissimo. La reazione emotiva può andare bene per le vittime e i parenti delle vittime, non per la politica, non con una, ma con tre p maiuscole, di cui ho sacrale rispetto. Lo dico da cittadino, non da presidente dell' Anm. Rispondere con l' aumento delle pene è comodo, facilone, e poco produttivo».

 

A gennaio scatterà lo stop alla prescrizione, e dovrebbe arrivare una riforma del processo penale scritta in pochi mesi. L' ultima, negli anni 80, fu pensata dai massimi giuristi in anni di lavoro.

pasquale grasso anm 1

«Quella riforma fu una rivoluzione copernicana, mentre in questo caso il governo ha preso atto di alcuni limiti del processo penale e intende porre rimedio. Noi abbiamo dato il nostro contributo ma è vero che non c' è stato - a differenza che nella riforma che oggi compie trent' anni - un intenso rapporto fra governo, dottrina, giuristi, università e, anche qui, si corre il rischio di cedere all' onda dell' emotività.

 

Quanto allo stop della prescrizione, si tratta del caso tipico di intervento su un solo organo di un organismo complesso, e può condurre a risultati contraddittori».

 

Lei, come quasi tutti i suoi colleghi, è contrario alla separazione delle carriere. Ma con l' abolizione dell' immunità parlamentare l' equilibrio dei poteri studiato in Costituzione si è incrinato.

«L' abolizione dell' immunità parlamentare è stata una scelta politica e comunque non colgo la correlazione, non vedo squilibrio dei poteri. Dico solo che il pm chiede il proscioglimento degli imputati che scopre innocenti, mentre l' avvocato, legittimamente, cerca il meglio per l' assistito, anche se è colpevole: ecco la differenza fondamentale. E chiedo: ma davvero vorreste un indirizzo politico al lavoro dei magistrati dato da questo governo? O da qualsiasi altro governo?».

MATTEO SALVINI SI EMOZIONA DOPO IL VOTO CHE LO SALVA SUL CASO DICIOTTI

 

Ho visto procure abbattere governi sulla base di inchieste poi naufragate.

«Effettivamente è un problema che la politica ha reiteratamente posto. Ma l' alternativa, se è il pm sottoposto all' esecutivo, è peggiore del supposto male».

 

Lei in una lettera ai suoi figli ha descritto lo strazio di infliggere trent' anni a un ragazzo di venti, nonostante fosse uno che ne avesse combinate di tutti i colori.

«Si tratta di una devastazione emotiva che i magistrati conoscono bene. Non ci si abitua mai a decidere della vita degli uomini, sebbene siano colpevoli delle peggiori malefatte.

Mi è capitato di uscire stravolto dalla lettura di dispositivi di sentenza».

salvini diciotti 5

 

Lei ha molto a cuore la giustizia civile, che da giudice sta amministrando.

«La giustizia è un tema declinato esclusivamente sul penale, ma è il civile che regola le nostre vite: i divorzi, l' affidamento dei bambini, le eredità, le liti condominiali, le contese fra aziende. Il giudice è essenzialmente un giudice civile, e mi infurio quando si dice che le lungaggini dipendono da giudici fannulloni.

 

Negli uffici giudiziari manca il 30 per cento del personale amministrativo. Noi siamo i cancellieri di noi stessi, stendiamo da soli il verbale al computer. Ma ci rendiamo conto che in media un giudice civile tratta seicento cause contemporaneamente? È come leggere seicento libri tutti insieme. E aggiungo una informazione che tutti trascurano: se il magistrato si ammala, una voce del suo stipendio viene meno, e automaticamente gli si riduce lo stipendio. Cioè, se mi ammalo, è colpa mia».

 

Inoltre se si blocca la giustizia civile, si blocca l' economia.

DAVIGO

«È così. Il diritto civile è economia. La politica dovrebbe rendersene conto perché i costi dei tempi lunghi li scontano, per esempio, i creditori, spesso imprenditori che attendono una decisione sulle loro richieste economiche».

 

Dalla sua corrente, quattro anni fa, si è scisso Piercamillo Davigo. Come sono i vostri rapporti?

«Penso che le prospettive possano essere di tornare insieme. Forse la scissione ha più avuto a che fare con le contingenze che con le idee, che sono simili, e più che altro espresse con toni diversi».

 

Sarà, ma questa chiacchierata, con Davigo, non sarebbe andata così.

«Davigo è un collega che rispetto, ma siamo due persone diverse con due storie diverse».

 

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