LA BATTAGLIA SUI DIRITTI DEL CALCIO - L'ANTITRUST METTE IN DISCUSSIONE IL MODELLO PROMOSSO DALLA SERIE A "CHE SI BASA SULLA CESSIONE DI PACCHETTI ESCLUSIVI" E AUSPICA "L’APERTURA DEL MERCATO A SOGGETTI TERZI" – IL PRESIDENTE DELLA LEGA A, DAL PINO, HA UN ALTRO PROBLEMA: "BEIN" MINACCIA DI CHIAMARSI FUORI DALLA PARTITA (I QATARIOTI SONO I PRIMI INVESTITORI INTERNAZIONALI NEL NOSTRO CAMPIONATO) SE LA A NON PRENDERÀ LE DISTANZE DALL’ARABIA…

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Giuliano Balestreri per repubblica.it

 

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L’Antitrust entra a gamba tesa nella partita per l’assegnazione dei diritti tv della Serie A. Con il via libera alle linea guida del bando di gara, l’authority per la concorrenza mette in discussione il modello promosso dalla Serie A che si basa sulla cessione di pacchetti esclusivi. Una procedura che – secondo il garante – non ha aperto il mercato alla concorrenza facendo lievitare i costi per i consumatori. Insomma, la Lega potrà andare avanti per la sua strada come meglio crede, ma l’avvertimento messo nero su bianco dall’Antitrust penderà come una spada di Damocle sul prossimo bando fino alla sua assegnazione definitiva.

 

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L’Agcm addirittura mette un chiaro accento sulla vendita “non esclusiva” dei diritti auspicando l’apertura del mercato a soggetti terzi insieme allo sviluppo di nuove piattaforme internet. In particolare, nei rilievi alle linee guida emerge la preoccupazione per l’assenza di offerte tra di loro concorrenti. Si sottolinea, infatti, come Dazn e Sky siano complementari. All’articolo 96, in particolare, si legge che “il 77,9% dei clienti Dazn ha anche Sky” e solo il 7,8% degli abbonati alla piattaforma di Perform – disponibile anche sul decoder di Sky – non ha un contratto con il network di Comcast.

 

 

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Insomma, in poche pagine il garante ha smontato le linee intorno alle quali Luigi De Siervo, ai tempi ad di Infront, advisor della Serie A, aveva costruito l’ultimo bando di gara. Un bando che nei piani della Lega avrebbe dovuto spingere verso l’alto gli introiti, ma che in realtà in assenza di un concorrente per Sky ha fatto semplicemente salire le spese della piattaforma satellitare – aumento dei costi al quale non è seguito un uguale incremento degli abbonati.

 

Tradotto: l’assenza di un concorrente come era Mediaset Premium – di cui Dazn non è riuscita a colmare il vuoto – fa male al mercato e alla stessa Sky. Basti pensare che per il triennio 2015-2018, la Serie A aveva incassato 945 milioni di euro l’anno con appena 132 partite in esclusiva; il bando successivo ha portato nelle casse solo 25 milioni in più, ma fatto spendere a Sky 780 milioni di euro contro i 572 milioni del bando precedente.

 

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Il problema è chiaro al presidente della Serie A, Paolo Dal Pino: appena insediatosi il manager ha messo mano al dossier consapevole che la prossima asta sarà tutt’altro che semplice. Da un lato c’è l’assenza di concorrenza sul fronte domestico, dall’altro ci problemi in arrivo dall’estero con BeIn che minaccia di chiamarsi fuori dalla partita – i qatarioti sono i primi investitori internazionali nel nostro campionato – se la A non prenderà le distanze dall’Arabia Saudita. E come se non bastasse sullo sfondo aleggia il problema razzismo che spaventa i grandi investitori.

 

 

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Per tutti questi motivi, Dal Pino avrebbe iniziato a parlare con diversi operatori potenzialmente interessati al calcio tricolore per capire quanto sarebbero disposti a investire per un prodotto che verosimilmente offrirà meno esclusive e sarà distribuito attraverso più canali. In modo anche da sviluppare quella concorrenza auspicata dall’Antitrust. Tra gli addetti ai lavori c’è, quindi, la convinzione che i rilievi dell’Antitrust – e i ragionamenti avviati da Dal Pino – possano trovare un terreno più fertile rispetto a tre anni fa quando l’idea di un canale o di una vendita all’ingrosso o a più operatori in contemporanea era vista come fumo negli occhi.

 

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Anche perché visto il peso fondamentale di Sky – che in sostanza ha contrattualizzato la quasi totalità degli interessati alla Serie A – per l’Agcm è fondamentale che venga data la possibilità ad altre piattaforme di acquisire pacchetti concorrenziali con l’obiettivo finale di abbassare i prezzi per i consumatori. In questo senso si auspica l’entrata in gioco di operatori verticali capaci di garantire offerte low cost.

 

 “In generale – si legge -, si auspica che l’assegnazione possa permettere la creazione di offerte all’ingrosso – che siano disponibili contemporaneamente su più piattaforme e più operatori pay-tv”: passaggio che sembra indicare la realizzazione di un modello simile al canale di Lega, sebbene si sottolinea che la creazione di un piattaforma distributiva esula dalle valutazioni dell’Agcm.

 

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In particolare, “l’Autorità ritiene preferibile la predisposizione di pacchetti che stimolino la concorrenza nel mercato a valle della pay-tv, permettendo a più operatori pay-tv di poter trasmettere buona parte della Serie A, moltiplicando le piattaforme di distribuzione, e accentuando la sostituibilità – e quindi la concorrenza – tra operatori pay-tv, con beneficio degli utenti in termini di maggiore scelta e minori prezzi. In altri termini, occorre che i pacchetti siano disegnati in modo tale da sviluppare offerte ai consumatori finali in concorrenza e non complementari.

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Ciò, in particolare, può essere raggiunto attraverso una limitazione delle esclusive, ad esempio nella vendita per piattaforme, con pacchetti che abbiano una parte consistente di eventi condivisi. Al fine di ampliare il numero degli operatori rileva altresì l’assegnazione preferenziale a editori non verticalmente integrati o l’obbligo di predisposizione di offerte di canali all’ingrosso per gli assegnatari”.

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