luciano spalletti

DIETRO IL CAMBIO DI MODULO DI SPALLETTI CONTRO LA CROAZIA CI SONO, COME SOSTIENE CAPELLO, I GIOCATORI, PIU' A LORO AGIO COL MODULO (3-5-2) CHE VA PER LA MAGGIORE IN ITALIA - LA SINDROME DELL’ASSEDIO E LA PAURA DI GOLE PROFONDE NELLO SPOGLIATOIO – RONCONE: “ZACCAGNI LO RIMETTERÀ IN PANCHINA? E JORGINHO LO TOGLIE O NO? OCCHI CURIOSI OSSERVANO GLI ALLENAMENTI. E NON SONO TOPINI, MISTER, MA CRONISTI” - ALDO GRASSO STRONCA IL CT: “HA UN LINGUAGGIO ORACOLARE, PARLA IN TERMINI RELIGIOSI. FA UN DISCORSO DI SENSO COMPIUTO DI VENTI SECONDI E POI NON SI CAPISCE COSA VOGLIA DIRE”

Fabrizio Roncone per il Corriere della Sera - estratti

luciano spalletti

 

Non era scontato che Luciano Spalletti, contro la Croazia, cambiasse anima tattica alla Nazionale. Almeno, non così radicalmente. Invece ha saputo rinunciare alla sua idea di «calcio relazionale» (...)

 

Contro i croati, l’altra sera, ci siamo perciò trovati davanti a una squadra azzurra che era dentro un piano di gioco poco cerebrale e molto classico, molto italiano, in teoria semplice da realizzare (solo in teoria: perché poi abbiamo comunque arrancato per lunghi tratti, confusi e con poca gamba): era un 5-3-2 concreto e familiare, utile — probabilmente — anche per accrescere l’autostima del gruppo, piuttosto traballante.

luciano spalletti dopo italia croazia 3

 

Fabio Capello, su Sky Sport, sostiene che siano stati i giocatori a indirizzare la scelta, «perché magari sono più abituati al modulo che va per la maggiore in Italia». È un’ipotesi condivisibile.

 

Del resto, ogni allenatore sicuro di sé parla e si confronta con i suoi uomini più fidati, quelli che gli servono a decifrare gli umori della squadra, e le incertezze, le subdole resistenze, se non addirittura proprio le paure. Solo che quando, in conferenza stampa, una domanda che portava più o meno a questa tesi, è planata davanti al cittì, lui ha ruotato, lentamente, la testa. È quel genere di rotazione spallettiana che conosciamo. E non annuncia niente di buono. Così, tra le pieghe di una risposta troppo ruvida, s’è intuito che il cittì comincia a immaginare, o temere, spifferi malvagi nel suo spogliatoio e nei corridoi vicini, dove potrebbe aggirarsi qualche perfido «topino» parlante, come li chiamava ai tempi di Trigoria, a Roma.

 

FABIO CAPELLO

È certo che il cittì, consapevole di alcuni anfratti del suo carattere, si sia subito pentito di quella reazione. Comprende che non è il momento di farsi venire sindromi da assedio, e che simili debolezze potrebbero risultare fatali. E poi ha visto, ha vissuto troppo calcio, e sa bene che non esiste quel mondo fantastico in cui un allenatore della Nazionale può lavorare in santa pace, e cambiare idea, e magari cambiarla ancora, senza che voli una foglia di curiosità.

 

Adesso, per dire, ci chiediamo: Zaccagni lo rimetterà in panchina, contro la Svizzera? E Jorginho: lo toglie o no? Occhi curiosi osservano gli allenamenti nascosti nel bosco. E non sono topini, mister, ma cronisti.

 

 

ALDO GRASSO STRONCA SPALLETTI

luciano spalletti dopo italia croazia 6

Da ilnapolista.it

Aldo Grasso stronca Luciano Spalletti a Speciale Calciomercato. Invitato dalla trasmissione di Sky Sport di Bonan, il critico televisivo del Corriere della Sera fa un’analisi spietata della comunicazione di Spalletti. Parla di linguaggio oracolare, di religiosità. Concetti molto simili a quelli espressi dal Napolista (qui abbiamo scritto di Spalletti come ct predicatore).

 

Queste le parole di Aldo Grasso a Speciale Calciomercato

«Nelle immagini viste Spalletti conclude sempre dicendo “questo è il mio pensiero”. Ho avuto l’impressione che quando è stato nominato ct della Nazionale, non volesse soltanto allenare il Napoli ma ha voluto fare qualcosa di più, quasi una sorta di religione della Nazionale. E cioè ha cominciato a togliere la PlayStation, ha messo i comandamenti, ha usato la parabola del figliol prodigo per convocare Fagioli, ha invitato i dieci profeti del bel calcio.

 

luciano spalletti dopo italia croazia 5

Ha messo i sei comandamenti, non dieci, si è limitato a sei però i comandamenti. Cioè non voleva soltanto cambiare la Nazionale, voleva cambiare il mondo. E quando si fanno questi passi qua di voler cambiare il mondo, poi tutta l comunicazione dipende da questo. Lui ha questo stile un po’ oracolare che va bene nei pre partita quando disegni questi scenari in cui faremo, capovolgeremo. Poi quando le cose non vanno per il verso giusto, lui va molto in difficoltà».

 

 

Riprende Aldo Grasso: «Innanzitutto mai voler cambiare il mondo, mai mettere i comandamenti, attenersi al proprio lavoro. (qui interviene Bonan e dice che forse lo ha fatto nel tentativo di ampliare il fascio di luce sulla Nazionale). Però – prosegue Grasso – lo si fa in termini calcistici non in termini “religiosi” oracolari. poi si trova in difficoltà, c’è la partita, l’adrenalina, il nervosismo, poi lui ha una resistenza di venti secondi, fa un discorso di senso compiuto di venti secondi e poi non si capisce assolutamente che cosa voglia dire».

spalletti jorginho

 

 

«La comunicazione oggi è troppo importante, poi finisci con l’avere un’immagine negativa, l’incidente con i giornalisti, cominciano che si sentono di avere la stampa contro, si sentono circondati, nasce l’idea di un complotto. Se i rapporti fossero più sereni, se anche uno smitizzasse, uno dei compiti degli allenatori dovrebbe essere quello di smitizzare sé stessi e quindi anche tutto il discorso. Lui sta mitizzando la Nazionale».

aldo grassofabrizio roncone foto di baccoluciano spalletti dopo italia croazia

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…